“Chiariamo subito che le morti che si registrano sulle spiagge tarantine non sono ascrivibili esclusivamente alle temperature elevate di questi giorni che, al limite, avranno potuto incidere sulle preesistenti patologie delle vittime, perlopiù di età avanzata”. Così esordisce la dott.ssa Iris Zinzi, dietista nutrizionista, che, pur esulando dalle sue strette competenze, avverte che per i soggetti fragili, gli anziani e i bambini in tenera età, il consiglio è quello di non recarsi in spiaggia nelle ore più calde, ma preferire quelle di primo mattino, al massimo fino le ore 11, oppure il tardo pomeriggio, magari dalle ore 17.30 (anche se a quell’ora l’acqua risulta molto riscaldata, non apportando il refrigerio tanto desiderato). Tutto questo, limitando al massimo l’esposizione al sole e sempre calzando il cappellino. “Imprescindibile – aggiunge – è la disponibilità di una bottiglietta d’acqua fresca (non ghiacciata), per prevenire la disidratazione, questa sì causa di malore da ipotensione. Infatti con l’avanzare degli anni (oltre a perdere il senso del gusto), viene a diminuire sempre di più la sensazione di sete e si beve meno. I liquidi e i sali minerali che si perdono con la sudorazione non vengono rimpiazzati e si è soggetti a cali di pressione che producono stati di malessere anche di una certa rilevanza. Quindi, bisognerebbe bere, come minimo, un litro e mezzo d’acqua minerale al giorno, equivalente a circa otto bicchieri, frazionandola nella giornata: anche se non se ne avverte il bisogno. Sentire la sete spesso equivale a essere già in stato di disidratazione”.

La dott. Zinzi mette altresì in guardia dall’uso di birra ghiacciata che, a fronte di una sensazione di refrigerio, come tutti gli alcoolici, è un vasodilatatore e quindi provoca sudorazioni, portando ulteriormente alla disidratazione. “Andrebbe limitato anche il consumo di gelati e persino di ghiaccioli (altro non sono che acqua zuccherata) che, al di là delle iniziali sensazioni di fresco al palato, apportano calorie non necessarie in quanto prive di valore nutritivo – avverte – Ovviamente, come si suol dire, ‘è la dose che separa il farmaco dal veleno’, e, se proprio lo si desidera, se ne usi in maniera moderata, come per qualsiasi cibo ricco di zuccheri”.

“Andrebbero evitati anche i succhi di frutta confezionati, anche questi ricchi di zuccheri – aggiunge – Va meglio la frutta fresca di stagione (angurie, pesche, albicocche ecc., ma sempre senza esagerare) ed estratti, frullati e spremute di frutta fresca preparati a casa, che contengono anche vitamine e minerali. Consigliabile anche la frutta secca al naturale, apportatori preziosi di magnesio e potassio. Ricordiamo le raccomandazioni delle linee guida, cinque porzioni al giorno tra frutta e verdura, per grandi e piccini, anche mediante merende con yogurt naturale con pezzi di frutta fresca, per renderli più appetibili invece che consumare snacks industriali ricchi di grassi e zuccheri”.

La dott.ssa Zinzi, altresì, consiglia semplici metodi di cottura per le verdure; ottimale è cucinarle a vapore che ne preserva il contenuto di minerali, con l’uso di olio a crudo: le fritture e le preparazioni elaborate vanno, infatti, evitate perché rallentano la digestione e richiedono energia, contribuendo all’infiacchimento. Da non dimenticare nell’alimentazione i legumi, per le insalatone o altri piatti freddi.

“Ma soprattutto, e vale per tutte le fasce d’età – conclude – non portiamo più in spiaggia teglie di pasta al forno e di parmigiana (focacce semplici, al limite, in quantità moderata) che rendono la digestione difficoltosa e arrecano stanchezza, ancor peggio se accompagnate da birra, per non parlare del vino!”.

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