Nuovo incontro quest’oggi a Palazzo Chigi fra Governo e sindacati sull’ex Ilva di Taranto. La riunione, con all’ordine del giorno l’illustrazione del Piano di ripartenza di Acciaierie d’Italia (società in amministrazione straordinaria che gestisce l’ex Ilva) è stata presieduta dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Per il governo erano presenti il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, il ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Calderone, il ministro per gli Affari europei, per le politiche di coesione, il Sud e il Pnrr, Raffaele Fitto, il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin. Per i sindacati, presenti i rappresentanti di Fiom-Cgil, Fim-Cisl, Uilm-Uil, Usb e Ugl metalmeccanici. All’incontro hanno partecipato anche i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia Giancarlo Quaranta, Giovanni Fiori e Davide Tabarelli e l’amministratore delegato di Invitalia, Bernardo Mattarella. Per quanto riguarda i sindacati confederali, hanno preso parte all’incontro i segretari generale di Fim, Fiom e Uilm, rispettivamente Ferdinando Uliano, Michele De Palma e Rocco Palombella. Oltre ai commissari di Acciaierie d’Italia, era presente anche il commissario di Ilva in amministrazione straordinaria (la società ancora proprietaria degli impianti gestiti da AdI), Alessandro Danovi.
In apertura Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha spiegato che l’oggetto della riunione aveva come obiettivo fornire un quadro di insieme alla presenza dei ministri interessati. Le questioni sono quelle già affrontate nelle scorse riunioni: concessione, prestito ponte, Piano di Ripartenza e Piano Industriale, ingresso dei nuovi soci, nonché la garanzia di occupazione, come in particolare le prospettive della cassa integrazione, sia quanto a estensione sia quanto a durata, correlata ovviamente ai piani che verranno illustrati e infine il piano di risanamento ambientale.
Successivamente il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso ha ribadito quanto dichiarato nei giorni scorsi, ovvero che sarebbero sei i gruppi che, a ieri, hanno manifestato un interesse per la procedura di acquisto dell’ex Ilva. Si tratta di due operatori indiani (Vulcan Green Steel e Steel Mont), un ucraino (il gruppo Metinvest che in tanti considerano l’unico realmente in grado di poter acquisire l’ex Ilva e già fornitore di materie prime di Taranto), una canadese (la Stelco che in realtà è fallita ed è stata acquistata dall’americana Cleveland) e due italiani (Arvedi e Marcegaglia che però non hanno visitato gli impianti di Taranto e che pare siano interessati soltanto ad alcuni impianti del Nord, a partire da Genova, Novi Ligure e Racconigi). Il piano di ripristino degli impianti “sta avendo successo”, a detta del ministro Urso che ha confermato che “i tre altiforni installati nell’ex-Ilva di Taranto (1, 2 e 4) saranno in funzione tutti e tre nel primo trimestre del 2026”. Intanto si punta a far ripartire nei prossimi mesi l’altoforno 1 e 2 effettuando le manutenzioni di cui necessitano. Gli interventi faranno sì che “la capacità produttiva su base annuale nel 2025 giungerà a 6 milioni di tonnellate”, ha rassicurato il numero uno del Mimit. “Il processo di rinascita della siderurgia nazionale passa dal ripristino produttivo degli stabilimenti ex Ilva”. Allo stesso tempo, ha ribadito il ministro, “coloro che visitano gli impianti di Taranto e delle altre località produttive rimangono sorpresi dal processo di ambientalizzazione che è stato realizzato. Un processo che può fare di Taranto il sito siderurgico più sostenibile sul piano della tecnologia ambientale nell’intera Europa”.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/07/15/ex-ilva-in-salita-il-rinnovo-dellaia-1/)
Sono invece 114 i fornitori di Acciaierie d’Italia in As, per un totale di crediti di euro 172 milioni lordi che corrispondono a circa 120 milioni di crediti (netto hair cut) oggetto di possibile cessione, che hanno aderito alla richiesta della società che gestisce l’ex Ilva ha riferito ancora il ministro Adolfo Urso. Come era stato indicato dall’Aigi, l’associazione che raccoglie l’80% dell’indotto di Acciaierie d’Italia in As (la società che gestisce l’ex Ilva), la proposta indirizzata ai creditori – se accettata dalle parti – rideterminerà il credito nella misura pari al 70% rispetto al valore originario, con un riscadenzamento in 20 mesi. Relativamente a tali crediti, così rideterminati e riscadenzati, i rispettivi creditori avranno la possibilità di rivolgersi ad uno degli intermediari coordinati da Sace Fct (o ad altri di loro gradimento) per richiedere il perfezionamento di un’operazione di factoring pro-soluto che gli consenta di ottenere il pagamento degli stessi crediti anticipatamente rispetto ai 20 mesi, al netto delle competenze previste per tale tipologia di intervento.
Il piano di cassa integrazione per i lavoratori di Acciaierie d’Italia in As è stato pensato ed elaborato non legato al piano industriale ha precisato dopo il Ministro Urso il commissario straordinario di AdI Giancarlo Quaranta, nel corso della riunione. La cig che l’amministrazione straordinaria prevede di attivare è pari a 4.700 unità, un numero inferiore rispetto alle 5.200 inizialmente previste. Il tema legato all’occupazione degli stabilimenti siderurgici sarà approfondito nell’incontro di domani (giovedì 24 luglio) al ministero del lavoro. A questo proposito, il commissario ha ricordato che il piano industriale abbraccia un periodo dal 2024 al 2030, mentre il piano di cassa integrazione va da luglio 2024 a giugno 2026, il periodo necessario per far ripartire tre altoforni e arrivare a sei milioni di tonnellate di produzione, e non legata a un piano industriale pluriennale. Il commissario straordinario Quaranta ha confermato che al momento è in funzione solo l’altoforno 4. Nella seconda parte di ottobre partirà l’altoforno 1, mentre tra fine dicembre e gennaio sarà attivato l’altoforno 2. Una volta che quest’ultimo sarà stabilizzato, verrà fermato l’altoforno 1 per la manutenzione. Il ritmo produttivo registrato nel corso dell’inverno, proiettato sull’anno, porterebbe a una produzione, al massimo, di 1,3 milioni di tonnellate, l’equivalente di appena il 20% di quei 6 milioni di tonnellate con cui l’intero sistema ex Ilva raggiungerebbe l’equilibrio. I commissari con il loro piano puntano a salire nel secondo semestre di quest’anno a un output di due milioni di tonnellate. In una fase transitoria, nel 2025, si stima di arrivare a 5 milioni di tonnellate con due altoforni (Afo 1 e Afo 2) per poi salire – fra il 2026 e il 2027 – a sei milioni di tonnellate: allo spegnimento di Afo 1 e Afo 2, sarà l’altoforno 4 a provvedere alla produzione di due milioni di tonnellate, da unire all’opera di due forni elettrici – che sostituiranno gli attuali – che, insieme, realizzeranno altri quattro milioni di tonnellate.
Il commissario ha, inoltre, garantito, che si è al lavoro su tutte le attività di risanamento ambientale. “Stiamo lavorando all’ottemperamento del piano ambientale come da DCPM 2017 per elevare la produzione fino a 8 mln di tonnellate. Il 12 giugno abbiamo fornito tutte le richieste del Ministero dell’Ambiente, anche in riferimento alla marcia degli impianti e la valutazione dell’impatto sanitario (VIS) su marcia degli impianti a 6 mln di tonnellate. Ovviamente valutando le necessarie misure da mettere in atto in termini di sicurezza, ambiente e tutela sanitaria. Questo ci ha portato – ha sottolineato Quaranta – a rivalutare il piano di ripartenza perché alcuni impianti che pensavamo potessero ripartire velocemente non erano in condizioni come ad esempio i filtri a manica della centrale termoelettrica. Dopo l’estate – ha detto Quaranta – si partirà con l’Altoforno 1 e successivamente il 2 una volta completate tutte le attività di manutenzione che occorrono all’altoforno. Il Commissario ha annunciato che stanno facendo studi di fattibilità in merito alla decarbonizzazione e degli impianti entro 2030″.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/06/27/ex-ilva-una-vis-senza-polemica/)
Tornando alla situazione dei lavoratori, Quaranta ha poi detto che “la Cassa potrà interessare fino a 5200 lavoratori, numeri che scenderanno al 4700 come dato di partenza della discussione, come numero massimo. Questo perché al momento è in marcia solo l’AFO 4. Nella seconda parte di ottobre partirà l’AFO 1, mentre a fine dicembre gennaio AFO 2 – stabilizzato AFO 2 a inizio anno fermeremo AFO1 per la manutenzione del crogiolo. In queste condizioni avremmo la necessità di rivedere al ribasso il numero di persone coinvolte nella cassa. Prevediamo in questo senso un sistema di monitoraggio in merito sia ai numeri, che alla rotazione dei lavoratori in cassa accompagnato da un piano di formazione che coinvolgerà tutti i lavoratori. Questo, nell’ottica del bando che avrà al centro come premialità la decarbonizzazione e quindi un piano formativo dedito ai nuovi processi lavorativi. L’integrazione della Cassa sarà pari al 70% dello stipendio compresi i premi. Ove possibile, ha poi detto faremo ricorso allo smart-working ma anche maggiore flessibilità sull’orario di lavoro per alcune figure professionali fino al 31 ottobre. A questo, vorremmo riconoscere una tantum 1/2/3% legato al valore produttivo che ci poniamo ai lavoratori legata alla produzione, questo perché abbiamo trovato il personale “ spento” e senza motivazione per recuperare un clima positivo e di reciproca fiducia, tra azienda e lavoratori”.
Il Commissario Fiori invece rispetto al bando di vendita ha detto che “verrà licenziato entro fine luglio fino a settembre per raccogliere le manifestazioni d’interesse. Valuteremo oltre al prezzo di vendita, la bontà del piano industriale, che significa il mantenimento del personale, affidabilità e l’impegno nel piano industriale alla decarbonizzazione. Un impegno che dovrà essere di lunga durata, oltre a questo abbiamo inserito un ristorno alle comunità locali”. Per la preparazione del bando sono al lavoro tanto i commissari dell’Ilva in As (commissariata dal 2015), la società ancora titolare della proprieta’ degli impianti, sia i commissari di Acciaierie d’Italia in As, la società che aveva la gestione degli asset, partecipata da ArcelorMittal poi estromessa con la decisione del Governo di procedere alla procedura di amministrazione straordinaria quest’anno. Il bando dovrebbe quindi superare i nodi della precedente gara per l’ex Ilva, che aveva appunto visto la scelta ricadere sull’offerta sul gruppo franco-indiano (poi affiancato da Invitalia), e comprendere non solo la gestione ma anche la proprieta’ degli impianti. Il Governo non vorrebbe correre il rischio di trovarsi di nuovo in situazioni come quella con ArcelorMittal e non si esclude la possibilità che lo Stato resti dentro l’ex Ilva in qualche modo. La soluzione che si cerca di scongiurare e che è considerata solo un piano B possibilmente da evitare è quella di uno ‘spezzatino’ con la cessione separata degli impianti.
Riguardo alla questione lavoro, la ministra Marina Calderone ha sottolineato come sia importante sulle questioni occupazionali proseguire la fase di confronto al ministero del Lavoro, tenendo conto di quelle che sono le risorse che il ministero può mettere in atto sul lato della formazione e accompagnamento dei lavoratori. Da parte del Governo, ha garantito la ministra, c’è massima attenzione e massimo impegno a mettere in campo le risorse individuate all’interno del Decreto Coesione. Il ministro Picchetto Fratin, ha comunicato che l’iter riguardante l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) è stato messo in marcia a giugno e seguirà l’iter ordinario compresa la conferenza dei servizi.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/04/05/lex-ilva-sulla-strada-della-dismissione/)

