“Sono molto soddisfatta, ringrazio la comune volonta’ delle parti che ci ha permesso di raggiungere questo importante risultato”. La Ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Calderone ha commentato così l’accordo sulla cassa integrazione straordinaria per i lavoratori dell’ex Ilva raggiunto nella notte. “Il clima di rinnovata fiducia, spiega Calderone, consente ora di affrontare insieme la delicata gestione della fase di Ripartenza, accompagnare il rilancio di un asset strategico per il tessuto produttivo del nostro Paese e dare la massima garanzia possibile ai lavoratori”. Si tratta di un accordo, spiega il ministero, che valorizza il dialogo tra Azienda e Sindacati e consente di accompagnare il piano di ripartenza per gli stabilimenti di Acciaierie. Il serrato confronto ha consentito di fissare in 4050 il numero massimo dei lavoratori che potranno usufruire della Cigs e di riconoscere agli stessi significative misure per compensare gli effetti della Cassa integrazione. La conclusione positiva del negoziato è stata possibile grazie all’intesa di tutte le organizzazioni presenti.

“Dopo oltre 14 ore di trattativa al Ministero del Lavoro è stato raggiunto nella notte l’accordo sulla cassa integrazione per i lavoratori ex Ilva. Nell’accordo prevediamo che, con il percorso di ripartenza, siano garantiti tutta l’occupazione e la continuità salariale con un’integrazione dignitosa per le persone che per vivere devono lavorare. Nell’accordo, quindi, c’è un piano di ripartenza che i commissari straordinari dovranno mettere in pratica, c’è la tutela occupazionale perché non sono previsti esuberi e soprattutto alla fine di questo percorso ci sarà la possibilità per tutti di rientrare al lavoro. Con questo accordo vogliamo riconsegnare dignità e speranza ai lavoratori. È un risultato importante, ora ognuno faccia la sua parte nell’applicazione dell’accordo in tutte le sue parti”. Così Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil.

“Esprimiamo un apprezzamento per tutta la delegazione – ha dichiarato il segretario nazionale della Fim Cisl Valerio D’Aló – che con una lunga trattativa riporta AdI, l’ ex Ilva, in una dimensione normale di relazioni industriali. Questo accordo darà sollievo alle famiglie di tutti quei lavoratori coinvolti dalla cassa integrazione e accompagnerà il piano di rilancio aziendale. È un ottimo passo in avanti. Anche se coinvolti nella cassa, i lavoratori vivranno periodi migliori rispetto a quelli passati sino ad oggi. Attendiamo ora di conoscere gli estremi del bando con cui Acciaierie d’Italia, oggi in amministrazione straordinaria – ha detto ancora D’Alò -, si appresterà a diventare una nuova società”. “Sono tanti gli aspetti positivi, siamo riusciti ad abbattere i numeri a 4.050 rispetto ai 5.200 chiesti dall’azienda. Alla fine del piano, a giugno 2026, tutti i lavoratori sospesi in cassa integrazione rientreranno al lavoro”.

“L’accordo sottoscritto al ministero del Lavoro la notte scorsa garantisce i livelli occupazionali e indica una nuova prospettiva industriale, con la ripartenza di tutti gli altoforni e tutti gli impianti entro il primo trimestre del 2026, propedeutica alla auspicata transizione verso i forni elettrici”. Così Rocco Palombella, segretario generale Uilm, e Guglielmo Gambardella, segretario nazionale e responsabile nazionale della siderurgia, dopo che è stato siglato l’accordo per la Cigs per i lavoratori di Acciaierie d’Italia in As, la società che gestisce gli impianti ex Ilva. In particolare, sottolineano che “l’accordo sottoscritto non è limitato alla gestione della Cigs, ma ha soprattutto un’importante valenza politica perché riconferma da parte di Acciaierie d’Italia in As la validità dell’accordo del 6 settembre 2018, cosa non avvenuta nell’accordo di Cigs 2023 con ArcelorMittal che non abbiamo sottoscritto. Abbiamo preteso l’aggiornamento del Piano di Ripartenza con l’inserimento del riavvio dei 3 altoforni e impegnato l’azienda al riavvio di tutti gli impianti in tutti i siti del Gruppo; anche questo impegno non era stato previsto nell’accordo di Cigs del 2023”. “La trattativa ci ha consentito di abbassare i numeri dai lavoratori da sospendere in Cigs dagli iniziali 5.200 a 4.050, di cui 3.500 a Taranto e l’accordo ha sancito che non ci saranno esuberi strutturali, nessun lavoratore verrà messo in Cigs a zero ore con l’effettuazione di almeno un giorno al mese di formazione in presenza e la maturazione di almeno 1 giorno di ferie’, spiegano i sindacalisti. Inoltre, ‘tutti i manutentori non saranno interessati dalla Cigs e saranno ripristinati i cosiddetti organici tecnologici con i rimpiazzi. Infine, a maggiore tutela dei redditi, l’azienda riconoscerà un trattamento equivalente al 70% della retribuzione globale annua e l’erogazione di una tantum, di un valore che potrà variare dal’1% al 3% della paga base, al raggiungimento degli obiettivi di produzione”, specificano Palombella e Gambardella, secondo cui “tutti questi elementi di garanzia occupazionale, riduzione del numero dei lavoratori in Cigs, migliore contesto nelle relazioni industriali, impegni sulla prospettiva industriale, monitoraggi certi a livello territoriale, migliori condizioni di integrazione al reddito hanno creato le condizioni che ci hanno consentito di sottoscrivere questo accordo. Alla sua scadenza, nel febbraio del 2025, faremo un bilancio e verificare la condivisione di un accordo di proroga”. Ad ogni modo, concludono che “l’accordo raggiunto è sicuramente importante, ma comunque non sufficiente perché rappresenta un piano di salvataggio. Tutto quello che verra’, comprese le manifestazioni di interesse e il bando di gara, non potra’ prescindere dalla decarbonizzazione e dagli investimenti sui forni elettrici e sul Dri. Noi abbiamo fatto la nostra parte, adesso ci aspettiamo che il governo e i commissari facciano la loro”.

“La nostra organizzazione può dirsi soddisfatta di aver raggiunto, unitariamente alle altre organizzazioni sindacali, l’accordo sulla cassa integrazione di Acciaierie D’Italia, strumento necessario alla realizzazione del cosiddetto “Piano di Ripartenza”. L’Accordo richiama tutti gli elementi che abbiamo considerato fin qui centrali. L’affermazione della valenza dell’accordo di settembre 2018 ed il percorso di ripartenza degli impianti finalizzato a garantire il rientro di tutti i lavoratori entro l’estate del 2026″. Questo il primo commento per l’esecutivo nazionale confederale USB, Franco Rizzo e Sasha Colautti congiuntamente alle RSU USB di Acciaierie D’Italia. “L’accordo, oltre questi già importanti contenuti, stabilisce per i lavoratori coinvolti un integrazione all’indennità di Cigs, retroattiva da febbraio 2024, finalizzata a garantire il 70% del “primo rigo” della retribuzione, premio e rateo di tredicesima, la massima rotazione tra lavoratori, un riconoscimento una quota una-tantum al raggiungimento dei dichiarati obiettivi produttivi del piano di ripartenza. Formalizzata inoltre la formazione, la possibilità di discutere dello smart working e altre forme di flessibilità atte a garantire un maggior bilanciamento tra vita privata e lavoro. Infine i numeri, che rispetto ai 5200 iniziali si sono ulteriormente abbassati dopo 10 ore di trattativa. La cassa infine riguarderà 4050 lavoratori di cui 3600 a Taranto e rimanenti negli stabilimenti del nord che subiranno impatti minimi o ridotti come Genova (270) o Novi Ligure (170). Lo sforzo della delegazione trattante è stato notevole, ma va riconosciuto ai dirigenti dell’amministrazione straordinaria la volontà di discutere punto su punto fino in fondo per trovare soluzione. Importante la presenza costante e propositiva del Ministero del Lavoro – concludono -. Per USB quello di questa giornata e nottata è un primo passo importante che deve favorire e indirizzare il processo di vendita. Dopo gli importanti elementi di garanzia numerica e produttiva ora non possono e non devono essere messi in discussione da proposte avventuriste, inconsistenti e non rispondenti al rilancio di Acciaierie D’Italia e all’esigenza che attraverso questo rilancio si determino i presupposti per un vero e risolutivo processo di decarbonizzazione a salvaguardia di ambiente e salute di lavoratori e cittadini”.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/07/26/ex-ilva-siglato-laccordo-sulla-cassa/)

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