Il progetto by Al McKay degli Earth, Wind & Fire Experience ha scatenato la Rotonda del Lungomare di Taranto nella seconda serata di Ultrasuoni Music Fest, donando alla platea raggiante molte delle hit pescate dalle tante fasi in cui la storica band si è ritrovata fra Funk, Jazz, Disco e Smooth, in una carriera che dal 1969 conta ben 22 album in studio. Il pubblico tarantino, più eterogeneo in fatto di età media rispetto alla sera precedente con Kool & The Gang, si è goduto ogni singolo istante con una line up di grandi musicisti post EWF. Il trio vocale formato da Devere Duckett, Tim Owens e Claude Woods si è perfettamente incrociato con la sezione di legni e ottoni di Keith McKelley al sassofono, Omar Peralta e Luis Gonzales alle trombe e Shaunte Palmer al trombone. Insieme a loro anche Ben Dowling e David Iwataki alle tastiere, James Manning al basso, David Leach alle percussioni e LJ Holifield alla batteria. Alle sei corde, tuttavia, non la superstar degli EWF, Al McKay, che ha “firmato” il progetto andato in scena anche a Taranto apponendovi una sorta di bollino di qualità, ma il chitarrista Gregory Moore.

Il supergruppo composto da 13 elementi è stato capace di riportare fedelmente il groove degli EWF, eseguendo pietre miliari della storica band come “Got to Get You Into My Life”, “Saturday Nite”, “Shining Star” e “In The Stone”. Su quest’ultimo brano c’è stato qualcuno nel pubblico che ha riportato clamorosamente indietro i fogli del calendario, asserendo ad alta voce: “Questa era la sigla del Penthouse!” (un vecchio disco club protagonista della movida locale fino agli anni ’90, ndr). E mentre i cantanti vestivano i panni di veri e propri agitatori di folle, costruendo un grande rapporto con chi non vedeva l’ora di rivivere quelle melodie che hanno segnato un’epoca tutta fianchi, spalle e gomiti, è stata la volta del capolavoro “Jupiter”.

La sensazione, a livello musicale, è stata quella di trovarsi dinnanzi a una piccola orchestra, un po’ com’erano le tradizionali bande Jazz in stile Glenn Miller, ma con un sound attualissimo, privo di rigore e pregno di un’incontenibile voglia di far festa, anche grazie alla preponderanza di una sezione ritmica-atomica. A supporto dell’atmosfera leggera, basta pensare alle piccole divagazioni del caso: una “Happy Birthday to You” dedicata dalla folla al sassofonista, che compiva gli anni proprio sui Due Mari ma, prima ancora, la confessione autentica (forse anche un po’ troppo) del legame fra il progetto EWF Experience e l’Italia che tanto piace: buon cibo, belle donne e mare meraviglioso: ma va? Al di là di questo, su “September” non si è capito più nulla: quella notte del 1978 ha davvero il sapore dell’eternità. Le energiche e mai scontate “Boogie Wonderland” e “Let’s Groove” in rapida successione, hanno concluso un’esibizione dignitosissima e piacevole, preludendo le prossime due sere di Ultrasuoni Music Fest con Creedence Clearwater Revived e David Morales feat. Julie McKnight.

*Tutte le foto di Aurelio Castellaneta

 

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