Qualcuno ricorderà le saune e i congelamenti vissuti a scuola, in aule troppo spesso inadeguate ad ospitare bambini e giovani in periodi dell’anno molto caldi o molto freddi. Se, nei mesi invernali, non dovessero bastare (o funzionare) gli impianti di riscaldamento, la soluzione ricadrebbe sul coprirsi un po’ di più, finanche restando incappottati per l’intero orario di lezioni, ma quando il caldo trapassa i muri delle classi c’è ben poco da scherzare. Nelle more degli impianti di climatizzazione, vera rarità nella scuola pubblica italiana, docenti ed alunni sono costretti ad “arrangiarsi”, sopportando temperature potenzialmente pericolose. Tornare in aula a settembre non sarà facilissimo anche perché, specie nelle Regioni del Sud, l’estate sembra prolungarsi sino ai primi giorni dell’autunno già da molti anni. Ne abbiamo parlato con Fabio Mancino, Segretario Generale Cisl Scuola Taranto-Brindisi.

“Gli eventi meteorologici degli ultimi anni ci fanno pensare che l’avvio dell’anno scolastico debba essere contemperato all’innalzamento generico delle temperature che, peraltro, colpisce pesantemente il nostro territorio. Il clima mite che lo caratterizzava tende a divenire sempre più torrido, e far rientrare gli alunni in aula nei primi giorni di settembre, senza che il Ministero (per l’ennesima volta), si sia preoccupato di fornire una soluzione che tuteli la salute di tutta la comunità scolastica, può essere davvero rischioso”, afferma Mancino, che puntualizza: “Nonostante le tante risorse Pnrr, anche in termini di transizione ecologica, transizione energetica ed innovazione tecnologica, ogni volta ci ritroviamo punto e a capo quando si tratta di edilizia scolastica e relativi arredi”.
Per il sindacalista: “Occorre correre ai ripari e intercettare le risorse utili quanto meno a mitigare l’“effetto serra” che si registra nelle classi, ma sarebbe imprescindibile un intervento economico anche da parte degli enti locali; i Comuni per il primo ciclo e le Province per il secondo ciclo. Servono azioni strutturali che contemplino l’installazione di impianti di climatizzazione e ventilazione, favorendo il ricambio d’aria e il filtraggio dei raggi solari”. Incalza il numero uno della Cisl Scuola Taranto-Brindisi: “Questo tema è strettamente connesso a quello di un’edilizia scolastica risalente al Secondo Dopoguerra, con edifici di classe energetica del tutto inadeguata e che, privi di manutenzione, presentano spesso finestre che non possono aprirsi completamente o in parte”.
Non un capriccio di qualche genitore troppo apprensivo. Il gran caldo nelle aule mette a rischio la sicurezza e l’incolumità di docenti ed allievi: “Ci chiediamo se lavorare o studiare in classi con temperature così alte possa considerarsi rispettoso delle leggi su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro; questione che interessa il personale docente e ata oltre ai discenti. Una scuola in queste condizioni è didatticamente limitante, oltre che pericolosa per la salute, e non si può far finta che il problema non esista: si deve agire subito senza perdere altro tempo, in quanto si tratta di un’assoluta priorità per il bene della scuola pubblica, in vista dei prossimi anni scolastici che potrebbero essere ancor più bollenti. Per investire sulla scuola non è mai troppo tardi”, conclude Fabio Mancino.