Nel pomeriggio di oggi all’interno dell’Arsenale Marina Militare di Taranto pare abbia ceduto la barcaporta del bacino Ferrati che era vuoto. Il boato provocato dall’onda d’acqua si è sentito nelle zone vicine tanto che in un primo momento si è pensato ad un’altra scossa di terremoto come quella di ieri sera intorno alle 22.00 che ha avuto epicentro in Calabria.
Il bacino di carenaggio è una complessa costruzione, indispensabile per eseguire controlli, manutenzioni e riparazioni allo scafo di natanti, in particolare alla carena e alle sue appendici. Esistono due tipi di bacini, fissi (quelli tradizionali in muratura) e mobili, detti bacini galleggianti. I bacini fissi sono vaste conche rettangolari con pareti per lo più in calcestruzzo o pietra da taglio, disposte in modo da potere essere messe in diretta comunicazione col mare. Il lato a mare, detto “bocca”, è chiuso di solito mediante un galleggiante d’acciaio, la “barca-porta” o “battello-porta”, che può essere fatto affondare impiegando come zavorra acqua di mare e disposto simmetricamente rispetto al piano longitudinale di simmetria del bacino. La barca-porta è guarnita, lungo i fianchi e il fondo, con un paglietto di canapa con cui fa tenuta nella propria sede, ricavata sulle fiancate e sul fondo del bacino.
La base della Marina di Taranto ospita uno storico bacino in muratura, appunto, il Ferrati, tra i più grandi d’Europa, capace di ospitare navi delle dimensioni della portaeromobili Cavour. Lungo 243 metri, largo 35, è stato costruito nel 1916 ed è stato successivamente intitolato a Edgardo Ferrati, famoso per il recupero della corazzata Da Vinci, portata in bacino capovolta.
Secondo quanto riportato dal portale www.veraleaks.com in mare sarebbero finiti fanghi, polveri, legni, serbatoi e quanto era servito ai lavori nel bacino compreso quanto è stato travolto sulle stesse banchine a causa dell’eccessiva portata di acqua.
“La barcaporta – hanno spiegato dalla Marina militare – chiudeva il bacino, svuotato dall’acqua da alcuni giorni per permettere le operazioni preparatorie all’ingresso di una unità navale in manutenzione. Al momento dell’evento in bacino, o in prossimità dello stesso non c’erano personale o mezzi. Sono in corso le verifiche per stabilire la causa del cedimento e se ci sono stati danni alle strutture”.
“Proprio ieri la Funzione Pubblica CGIL di Taranto aveva denunciato il continuo impoverimento occupazionale, di esperienze e competenze dell’Arsenale di Taranto e oggi quella denuncia sembra essere avallata dal collasso di alcune infrastrutture storiche che hanno reso importante il presidio tarantino a livello nazionale e internazionale. E’ il segno di un declino che non possiamo accettare”.
E’ quanto afferma il segretario generale della CGIL di Taranto, Giovanni D’Arcangelo, commentando il cedimento della “barcaporta” del bacino Ferrati: uno dei bacini fissi dell’Arsenale che di fatto rompendo gli argini ha provocato una piccola esondazione di quel tratto di mare fin dentro ai capannoni e lungo le strade del presidio della Marina Militare a Taranto.
“C’è stato tanto spavento, ma solo il destino ha evitato che tutto si trasformasse in una strage – commenta Pietro Avellino, coordinare difesa della FP CGIL di Taranto – perché se in quel bacino oggi ci fossero stati operai a lavorare su una carena di nave, oggi commenteremmo non solo della perdita di valore dell’Arsenale di Taranto o del suo graduale impoverimento, ma di una tragedia umana”.
La “barcaporta” che di fatto funziona come una diga che argina l’acqua ha ceduto intorno alle 15 di oggi e il boato si sarebbe avvertito ben oltre le mura possenti dell’Arsenale fino a tutte abitazioni del borgo cittadino.
“Quelle pareti in calcestruzzo dei bacini fissi dell’Arsenale di Taranto, hanno visto passare manutenzioni e riparazioni di scafi importanti, compresa la portaerei Cavour – sottolinea Grazia Albano, segretaria della FP CGIL di Taranto – ed essere testimoni di questo tracollo anche “fisico” di un pezzo di storia del nostro territorio fa troppo male alla città, ma anche a tutti i lavoratori che nel tempo avevano creduto ad un’ipotesi di rilancio dell’infrastruttura militare e del suo potenziale industriale”.
Dalle prime notizie acquisite dalla Segreteria aziendale della UILPA, tramite la sig.ra Gaetana Pisarra, e dal Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza, Ignazio Barbuto, attivatisi immediatamente dopo l’evento, è emerso che alcuni lavoratori erano impegnati all’interno del bacino per normali attività di manutenzione e controlli. Fortunatamente, i dipendenti sono stati richiamati prima del tempo, evitando così una potenziale tragedia. La platea, situata a 12 metri sotto il livello del mare, è lunga 250 metri e durante l’incidente è stata invasa dalle acque con una forza devastante, insieme ai reparti limitrofi che, dato l’orario, erano fortunatamente vuoti.
“È stato solo un caso fortuito che nessuno si trovasse sul posto al momento dell’incidente. Tuttavia, l’evento solleva molte domande – ha dichiarato Gaetana Pisarra, segretaria della UILPA dell’Arsenale di Taranto – . “Siamo profondamente preoccupati per la sicurezza dei nostri lavoratori e chiederemo alla Direzione un incontro urgente per discutere le possibili cause dell’accaduto.”
Ignazio Barbuto, Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza, ha aggiunto: “Se si dovesse accertare che il cedimento è imputabile alla barca-porta, si tratterebbe di un fatto grave, considerando che questa struttura era stata oggetto di interventi di consolidamento recentemente. Il varo della nuova barca-porta sette mesi fa era stato accolto con favore proprio per evitare situazioni del genere.”
I dirigenti sindacali UILPA, Pisarra e Barbuto, richiederanno alla Direzione dell’Arsenale un incontro urgente per un primo approfondimento sulle possibili cause di quanto accaduto e se vi fossero stati segnali premonitori che avrebbero dovuto indurre ad accelerare le operazioni di sostituzione, o se si possa imputare l’accadimento ad altre cause infrastrutturali o a manovre errate.

Adesso L’arsenale del cappero ha sversato in mare altro alimento nutriente per lo slow food tarantino ,giusto per cambiare l’aria che tira,ormai tra incendi ,
inquinamento ,monnezza ,sporcizia e tutto quello che esiste di schifoso Taranto conquista l’interesse nazionale ..come vale il dette be e o male purché si parli ..