Chi è un po’ avanti negli anni, come chi scrive, queste giornate di caldo afoso fanno tornare con la memoria ai tempi lontani in cui l’alternativa alla fuga dalla città non era costituita soltanto dalla noia delle stantie programmazioni televisive o delle ‘vasche’ al lungomare in cerca di un po’ di refrigerio. Allora infatti esistevano i Cral aziendali dove, aperti anche la sera di ferragosto, dipendenti e pensionati potevano impiegare il tempo misurando il proprio talento nel gioco delle bocce, in interminabili partite a scopa o a tressette (allora il burraco era considerato troppo d’élite) o in appassionanti tornei di dama o di scacchi. Il tutto, spesso all’ombra dei pini, così da non far rimpiangere il fresco dei condizionatori. E per talune di queste realtà c’era anche la possibilità di gustare un bel film nelle ‘arene’, i cinema all’aperto: niente di troppo impegnativo, per carità, più spesso le avventure di Franco e Ciccio o western appassionanti.
L’appartenenza ad alcune di queste istituzioni era spesso considerato un vanto, non fosse altro che per il prestigio dell’aziende di cui erano profanazione, tale da far guardare tutte le altre dall’alto in basso. Gli iscritti (la piccola quota era detratta sulla busta paga) potevano usufruire di aiuti economici per spese mediche, viaggi organizzati, mense e spacci a buon prezzo e possibilità di prendere in fitto il salone per ricorrenze particolari, soprattutto i ricevimenti per matrimoni. “Era il caso soprattutto dei Circoli dell’Arsenale e dell’Artiglieria, in fondo a via Di Palma, poi riuniti sotto l’unica denominazione di Cral Dipendenti della Difesa – racconta Alfredo Cervellera, che sull’argomento sta ultimando una pubblicazione – Ogni sera ci si dava appuntamento nel tardo pomeriggio per l’avvio dei vari tornei, nella cui partecipazione erano uniti dipendenti e pensionati, talvolta con figli e nipotini al seguito, da tener buoni con un gelato o una focaccina, con la promessa di una moneta da cento lire se si lasciava finire la partita!”. E il ritorno avveniva attraverso via Di Palma, fra le luci fioche dei chioschi davanti ai quali i marinai s’intrattenevano per un panino e una birra, attendendo la “ritirata”.
Nel periodo estivo c’era anche la possibilità di fare i bagni inizialmente alla spiaggia Santa Lucia (in via delle Ceramiche, nei pressi di viale Virgilio) e poi a quella di San Vito, raggiungibile con il mezzo navale ‘Gis 22’, che partiva dalla stazione Torpediniera.
Cervellera spiega che i Cral sorsero in tutt’Italia nel 1946 grazie all’Enal (Ente nazionale assistenza lavoratori), che sostituì analoga istituzione fascista. “Solo per i dipendenti della Difesa il competente ministero fece resistenze in proposito, temendo la strumentalizzazione da parte dei partiti di sinistra – racconta – Furono necessari diversi scioperi perché la richiesta dei dipendenti venisse accolta”.
Fra gli altri Cral, si ricorda quello dei Cantieri Navali (ex Tosi), giù a viale Virgilio, dove ora insiste un cantiere dell’Amiu. Anche lì, in uso ai dipendenti, c’erano il campo di bocce e quello per il tennis e le partite di basket (quest’ultimo ora tristemente adibito a parcheggio); all’interno, la sala per le partite a carte e quella con i tavoli da biliardo, i cui tornei si svolgevano sotto una coltre di fumo delle sigarette; caratteristica era la terrazza sul mare, dove le sere d’estate avevano luogo serate danzanti con il complessino o, più spesso, con il juke box.
Frequentatissimo anche il Dopolavoro dei dipendenti delle Ferrovie, in via Pupino angolo via Pitagora, con l’attigua sala cinematografica, poi denominata “Cinema Verdi”, ora desolatamente vuoto, in attesa di chissà quale destinazione. A disposizione, racconta Gianfranco Carriglio, c’era anche un molo imbarcadero (su una palafitta giù a lungomare, distrutto da un incendio nei primi anni sessanta) e una grande biblioteca con oltre 5000 pubblicazioni, molte del periodo del periodo fascista, attualmente accatastati negli scatoloni in un capannone della stazione; attiva invece è la compagnia teatrale dopolavoristica, denominata “La Rotaia”.
Infine non si può non citare il Circolo Italsider, inizialmente in locali ubicati nell’ultimo isolato di corso Umberto, poco prima di corso Ai Due Mari. “Inizialmente quei locali ospitavano la grande biblioteca e le sale a uso ricreativo – ricorda Elio Donatelli, che ne fu il promotore – Nel 1975 ci tu il trasferimento all’ex masseria Vaccarella dove (oltre alle consuete attività ricreative per i dipendenti, soprattutto per quelli residenti al quartiere Paolo VI)) si svolsero iniziative culturali e artistiche di gran livello, aperte a tutta la città. Ricordiamo, fra le tante, i prestigiosi e affollati ‘Concerti sull’erba’, le personali pittoriche di artisti di fama internazionale e i mondiali di tennis. Poi, con l’avvento dei Riva, tutto ebbe fine e la masseria giace nel più grande abbandono”.
Ora di tutto questo non è rimasto più nulla, se non il rimpianto per un periodo ricco di fermenti della nostra storia.


Taranto è peggiorata tantissimo .i tarantini dormono e le altre città della Puglia si sono evolute a discapito del nostro disinteresse , che paesotto pietoso … facciamo pena e tanta tristezza ,a oggi siamo la peggiore provincia d’Italia ed è vero …possiamo solo migliorare …