Come avevamo scritto qualche giorno fa l’ondata di protesta (quella civile, non quella bombarola, sia chiaro) dei tifosi del Taranto si è esaurita, per ora, quel lunedì 12 agosto. Poi è bastata l’abilità dialettica del traghettatore (chiamato per tentare di vendere il club o per farlo arrivare indenne sino a fine stagione?) Lucchesi (un G. più alto e con l’accento toscano) per cominciare l’opera di recupero di consenso (“Abbiamo bisogno dei tifosi”) che è proseguita con l’ondata di acquisti di giocatori Next Gen, alternata a qualche mestierante di Lega Pro rimasto a terra sino a fine agosto che ha riattivato il pulsante del cuore rossoblù: “Pensiamo a salvare la categoria e poi si vede”.

Infine la trovata della rediviva ex Fondazione Taras: formare una cordata che tenti di acquisire le quote di maggioranza del Taranto calcio in mano all’attuale presidente dimissionario: “L’unico obiettivo che abbiamo è quello di salvare il club non quello di abbattere il socio di maggioranza. Siamo di fronte ad un bivio, ovvero consentire la sopravvivenza del club o farlo morire. Se Giove dovesse decidere di rimanere in sella, però, non saremo ostativi verso nessuno”. Insomma un’opera di restaurazione, altro che rivoluzione…

Intorno le macerie: uno stadio che non sarà a disposizione dopo il 30 settembre, un organico completamente stravolto con giocatori che stanno appena adesso capendo chi è il proprio compagno di squadra e la spada di Damocle di una penalizzazione in arrivo (tra i 6 e gli 8 punti, per recidiva, essendo riferiti ad inadempimenti della stagione scorsa).

Con questo scenario parlare di vendita della società è davvero utopistico. Trovare un acquirente con la stagione già iniziata, il mercato estivo praticamente terminato, con una situazione debitoria indefinita ma che sarebbe corposa, è veramente difficile se non impossibile ed infatti qualcuno starebbe alla finestra ad attendere la fine della stagione.

D’altro canto lo ha scritto in una nota l’ultimo gruppo imprenditoriale, quello barese, che aveva mostrato interesse: ” In questo momento, non ci sono i presupposti per intavolare una trattativa volta all’acquisto delle quote di maggioranza del club. Non sussisterebbero le tempistiche per procedere ad un impegno di tale portata, a stagione iniziata e con un valore della rosa totalmente ridimensionato. Rimarrebbe, soprattutto, un quadro poco delineato riguardo le condizioni economico-finanziarie, in attesa dei documenti di bilancio al 30 giugno 2024 indispensabili per avere indicazioni più chiare sugli scenari a breve termine”.
Forse un mese fa potevano esserci delle possibilità ma ora occorre, probabilmente attendere, la fine della stagione e qui il discorso “manteniamo la categoria” ha una sua logica. A dicembre ci potrebbe essere uno step importante perchè è attesa la ricapitalizzazione del club e qualcuno dovrà pur mettere i soldi necessari alla sopravvivenza dello stesso.

Ma questa società ha mostrato di avere sette vite e tanti interessi (anche personali, a proposito trovate su YouTube l’ultima conferenza stampa del presidente del Trapani intorno al minuto 29, ndr) da salvaguardare passando indenne attraverso prove impegnative come il Covid ed il post Covid, supportata dal Decreto Salva Calcio che ha consentito di rinviare i versamenti tributari, diciamo sino a ieri….Oggi non è più possibile, però.

Nelle scorse stagioni sono stati fatti miracoli contabili grazie ai soldi degli sponsor, degli incassi e del minutaggio nonostante i debiti in bilancio e la scarsa liquidità che ha messo a dura prova la gestione ordinaria piuttosto attenta a non far scattare penalizzazioni (stipendi pagati a giocatori e staff tecnico sempre regolarmente) sino a quel famoso 7 marzo in cui con molta nonchalance si mentiva così :“La Società Taranto Football Club 1927 comunica che in data odierna è stato trattato, dal Tribunale Federale Nazionale, un deferimento derivato da problematiche tecnico-informatiche nel generare la documentazione, con rischio di sanzioni”.

Seguirono 4 punti di penalizzazione che hanno minato il percorso nei play-off la scorsa stagione ed il rapporto di fiducia che mister Capuano aveva (ri)costruito con i tifosi tarantini. Per questa grave menzogna non si è mai fatto pubblicamente ammenda anzi la si è giustificata con i mancati incassi causati dall’indisponibilità dello stadio Iacovone dopo l’incendio della Curva Sud che ne ha causato l’inagibilità per qualche partita. Ma nonostante tutto il futuro era roseo.. Infatti dopo la conferenza stampa più menzognera di sempre (2 luglio scorso) sono arrivate le dimissioni del presidente il 31 luglio, il giorno prima di una scadenza importante.

Il contorno è in linea con tutta la vicenda, ossia da arrossire dalla vergogna, con il club che blocca i commenti dei tifosi sui social e che tenta di mettere il bavaglio ad una (piccola) parte della stampa non allineata usando il solito strumento del diniego dell’accredito. Insomma roba da dittatura di qualche Paese del Sudamerica per non evocare la solita Bulgaria.

Tutto ciò basterebbe per una levata di scudi mediatica ed, invece, l’orchestra del Titanic continua a suonare, le trasmissioni pallonare aumentano e tanti cronisti sportivi preferiscono continuare a parlare di mercato, di tattica, di pallone che rotola, limitandosi ad appuntare il colpo di testa di tal dei tali al minuto X del primo tempo.

Molti di questi sono gli stessi, supportati dall’ex Fondazione Taras, che con la precedente proprietà adottarono un pressing mediatico così asfissiante da indurre a mollare il calcio in poche settimane. “Sequestro di passione” (22.09.2017),  “Z&B, libri contabili subito in tribunale…”(12.10.2017), sono solo i titoli più esplicativi del clima che c’era in quel periodo… Ma oggi basta che il pallone rotoli…

One Response

  1. Non me ne voglia l’articolista, ma faccio notare che in questo articolo la parola sport non è stata mai scritta ma non per errore . E’ che proprio qui lo sport non ciazzecca e niente c’entra l’amore per la città. Trascrivo tutti i termini che ho letto, sapendo che alcuni di essi sono ripetuti più volte: acquisti,vendere, cordata, quote, acquirenti, mercato, debiti, gruppo imprenditoriale, trattativa, ricapitalizzazione, soldi, versamenti, tributi, contabilità, sponsor, incassi, bilancio. A me sembra il reso conto di un consiglio d’amministrazione di una società che potrebbe commerciare in ortofrutta o in rottami di ferro se non in riciclaggio di sostanze maleodoranti. Allora mi chiedo perchè mai i tarantini, tifosi e non, debbano preoccuparsi e amareggiarsi? e per cosa?

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