Pensavamo, ingenuamente, che l’approvazione definitiva del decreto Coesione ad inizio del mesi di luglio, avrebbe finalmente sbloccato l’operatività della struttura di missione del neo Commissario straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto Vito Felice Uricchio, in carica dallo scorso 1 marzo. Ed invece, ad oltre sei mesi dalla nomina del nuovo commissario, si è ancora in attesa che il Gabinetto del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica apponga una semplice firma alla delibera da inviare poi alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dare così il via ufficiale alla gestione Uricchio entrando nel pieno dell’operatività (dopo l’attivazione del protocollo e della pec avvenuta a giugno).

Il Commissario alle Bonifiche, Vito Felice Uricchio

Ricordiamo che l’articolo 14 del Dl Coesione all’art. 14 comma 4 bis, prevede la proroga della nomina del commissario dal 31 dicembre 2024 al 31 dicembre 2025 (anche se si sperava di arrivare al dicembre 2026 cosa che probabilmente accadrà comunque), e che la struttura commissariale sarà costituita da dieci unità e prevede che “il Commissario, per lo svolgimento del proprio mandato, può altresì nominare, per il biennio 2024-2025, non più di due subcommissari ai quali delegare attività e funzioni proprie, scelti tra soggetti di propria fiducia e in possesso di specifica esperienza funzionale ai compiti ai quali gli stessi sono preposti. La remunerazione dei subcommissari è stabilita nell’atto di conferimento dell’incarico entro la misura massima, per ciascun subcommissario, di 75.000 euro annui lordi onnicomprensivi”. Struttura all’interno della quale il dott. Uricchio segnalerà i nominativi della precedente struttura e personalità che operano da anni sul territorio ionico e che ben conoscono le tante complessità del Sito di Interesse Nazionale (SIN) di Taranto. Che è presupposto basilare per lavorare con serietà e serenità oltre che per fare sistema in un territorio fin troppo diviso e divisivo anche sulle questioni più importanti che riguardano il presente e il futuro di un’intera collettività.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/07/06/bonifiche-uricchio-attende-il-via-libera/)

Attualmente però, è tutto fermo e siamo ancora alle buone intenzioni, che di per sé possono andare bene negli incontri istituzionali, nei convegni e nei dibattiti, ma che all’atto pratico nulla portano in dote al cambiamento tanto atteso. Del resto, diverse sono le attività sempre più impellenti per il commissario Uricchio, in trepidante attesa di poter dare finalmente il suo contributo alla causa.

Innanzitutto liquidare economicamente tutta una serie di interventi già effettuati da parte dei comuni della provincia ionica (Crispiano, Massafra, Montemesola e Statte, che rientravano negli interventi prioritari per la riqualificazione ambientale dei Comuni dell’Area Vasta di Taranto il cui un importo complessivo ammontava a 12 milioni di euro) che attendono pagamenti da ben tre anni, per liberarsi della zavorra dei debiti accumulati nel corso del tempo. Immediatamente dopo si cercherà di capire su quali e quante risorse potrà contare il commissario Uricchio. Attualmente sulla contabilità speciale sono presenti 52 milioni di euro che certamente non bastano per ambire al risultato che ci si prefissò anni addietro con il “Protocollo d’intesa per interventi urgenti di bonifica ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto” sottoscritto nell’estate del 2012 (e che per sei lunghi anni ha in parte ottenuto e in parte sognato la dott.ssa Vera Corbelli): la bonifica di un’area pari a 564 km2. Il nuovo commissario di Governo per la bonifica dell’area di Taranto, ha infatti stimato un fabbisogno di circa 500 milioni di euro per rilanciare e riprendere le attività.

La questione economica è infatti centrale per il commissario Uricchio per tornare a dare concretezza all’azione pianificata in continuità con l’eccellente lavoro svolto dalla dott.ssa Vera Corbelli sino al 2020. A cominciare dall’intervento principale che prevede la “bonifica, ambientalizzazione, riqualificazione del bacino del Mar Piccolo di Taranto”, sul quale il commissario Uricchio ha già mostrato di avere le idee molto chiare. Da un lato infatti ha ripreso e sta portando avanti il progetto sulla “Valutazione dei tassi di decontaminazione in lotti di mitili trasferiti dal primo seno del Mar Piccolo al Mar Grande“ (attualmente sospeso), che vede la partecipazione del Comune di Taranto, di Arpa Puglia, del CNR Irsa, della Asl Taranto, della Capitaneria di Porto, delle associazioni di mitilicoltori e dei sindacati di categoria (di cui a lungo abbiamo parlato su queste colonne). Dall’altro ha la grande ambizione di promuovere un contratto di mare per le acque di transizione del mar Grande e del mar Piccolo, a cui far aderire tutti gli stakeholder del territorio: enti di ricerca e controllo, sindacati, associazioni di categoria, società civile, aziende del territorio, istituzioni. Un’iniziativa che ha come obiettivo quello di creare una sintonia e un’armonia sul territorio per traguardare insieme lo stesso obiettivo. Per dare attuazione a tutto questo e per riuscire a bonificare anche solo l’area in assoluto più compromessa da un punto di vista di inquinamento ambientale, la famosa ‘170 ha’ prospiciente l’Arsenale della Marina Militare, bisognerà però inevitabilmente passare dal CIS Taranto. Che non viene convocato dal settembre 2022 e ad oggi non risulta abbia una guida, ma come riportammo tempo addietro risulta di fatto sospeso. Ma è proprio lì, nel contenitore del CIS Taranto dove negli anni è finito un pò di tutto (nel 2022 contava cantieri aperti per un valore pari a circa 570 milioni di euro, quasi 200 milioni in più rispetto a quelli attivi fino a dicembre 2021), che è collocato l’intervento di bonifica dei sedimenti del Mar Piccolo ed è su quel tavolo che bisogna riattivare l’intero iter procedurale (visto che tra i maggiori soggetti attuatori del CIS Taranto vi è anche e soprattutto il commissario straordinario per le bonifiche), dopo che lo stesso venne di fatto stoppato proprio all’interno del CIS nel lontano 2021 su spinta dell’ex commissario, il prefetto Demetrio Martino. Alla base della decisione di “sospendere e bloccare la gara di “Partenariato per l’innovazione, prevista dal bando per l’affidamento della progettazione definitiva ed esecutiva e della realizzazione degli interventi di risanamento ambientale e messa in sicurezza dei sedimenti nelle aree prioritarie del Mar Piccolo di Taranto seno I mediante dimostrazione tecnologica”, l’esorbitante costo dell’intervento calcolato, disse all’epoca il prefetto, in un miliardo di euro. Resta ancora oggi un mistero chi abbia ‘consigliato‘ al prefetto Martino di agire in tal senso. Ed è incredibile che nessuna istituzione abbia mai chiesto conto al prefetto di chiarire e spiegare quali siano state le basi scientifiche sulle quali basò la sua decisione.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/05/02/bonifica-mar-piccolo-ce-ancora-speranza/)

Tutto questo però, non prevede di certo il mettere da parte gli altri interventi in capo alla struttura commissariale: la bonifica dell’area PIP di Statte, il cui cambio di progetto fece lievitare i costi di intervento da una stima iniziale di 39 milioni ad oltre 80 milioni (in particolar modo perché inizialmente l’intervento prevedeva la bonifica del sito dai rifiuti e dagli inquinanti attraverso interventi in loco mentre poi è stato deciso di prelevarli e trattarli altrove), la bonifica delle aree non pavimentate del cimitero San Brunone, la bonifica ambientale con misure di sicurezza per la gravina Leucaspide e gli interventi per le aree contermini intorno al Mar Piccolo. Perché l’ambizione del dott. Uricchio mira come detto ad obiettivi ancora maggiori. Bonificare un’area di oltre 500 km2, che negli anni è stata mappata interamente e nella quale anni addietro non fu trovata una sola zona libera da inquinanti: radio, berillio, silicio, arsenico, stagno, cobalto, IPA (idrocarburi policiclici aromatici), PCB, diossine tossiche, furani, benzoapirene.

L’azione commissariale dovrebbe infatti agire da catalizzatore, accelerando i processi, ma per questo è necessario disporre di una struttura che possa trasformare le strategie in azioni concrete, come ha ribadito in più occasioni il commissario Uricchio. Ora più che mai è necessario bonificare e liberare aree non più inquinate (si pensi alla riperimetrazione del SIN che sta per terminare il suo iter), per favorire investimenti produttivi (sostenibili) che possano rilanciare l’occupazione ed anche mettere in campo azioni per la migliore utilizzazione dei fondi del Just Ttransiton Fund (la cui attuazione è in profondo ritardo), puntando ad una transizione veramente giusta: una transizione che esprime delle visioni partecipate e condivise, visioni che non alternano equilibri e che possano avvantaggiare tutti, senza speculazioni, senza lasciare indietro nessuno. E per fare questo il neo commissario guarda ad un progetto al quale ha contribuito e che rientra all’interno del Just Transition Fund per Taranto: quello denominato ‘Filiere Verdi’ giudicato di importanza strategica. Il progetto promuove il ripristino di terreni inquinati da sostanze nocive e tossiche attraverso la piantumazione di essenze vegetali, già classificate in ragione della composizione degli inquinanti dei singoli terreni oggetto d’intervento. Il processo di decontaminazione dei suoli attraverso il fitorimedio assistito (attraverso oltre 700 specie vegetali), con arricchimento dei suoli di sostanza organica e biochar, produce altresì il sequestro significativo delle emissioni di CO2 e riguarda una superficie complessiva di circa 996 ettari. Un progetto che si potrebbe quindi far confluire all’interno del protocollo per le bonifiche del SIN di Taranto e che potrebbe dar vita sul territorio ionico ad un così detto ‘polo industriale verde’, sul quale far sorgere e convogliare imprese di settore che così operando darebbero vita ad un’alternativa economica tesa ad assorbire anche e soprattutto quelle unità lavorative in uscita dalla grande industria e dalle tante vertenza sul lavoro ancora irrisolte (che è appunto l’obiettivo principale del JTF). Tra l’altro, ha sostenuto il commissario Uricchio in diversi suoi interventi, un intervento di bonifica di questo tipo contrerebbe mille volte meno rispetto agli interventi classici. Senza dimenticare la possibilità di interagire anche con altri progetti come quello denominato ‘Calliope’ (per il quale il comune di Taranto si è aggiudicato un finanziamento di 13.871.930 euro per la realizzazione di centri di trasferimento tecnologico verso le piccole e medie imprese su temi come la blockchain, l’internet of things, l’intelligenza artificiale e le tecnologie quantistiche) e il progetto ‘IRIS per un’industria resiliente al cambiamento climatico”.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/08/03/just-transition-fund-fermo-e-il-tempo-passa/)

In un siffatto contesto troverebbe una sua collocazione naturale e necessaria il Tecnopolo del Mediterraneo di Taranto, altro progetto rimasto nel limbo delle buone intenzioni: approvato e finanziato con 8 milioni di euro previsti dalla legge 30 dicembre 2018, se ne sono perse le tracce dall’aprile del 2021 quando sulla Gazzetta Ufficiale venne pubblicato il regolamento per l’attuazione dello statuto della fondazione Istituto di Ricerche Tecnopolo Mediterraneo per lo Sviluppo Sostenibile. Il commissario Uricchio sostiene infatti che quello di cui più c’è bisogno in un territorio come quello ionico non sia tanto la ricerca scientifica (che viene realizzata in tutto il mondo) quanto il trasferimento tecnologico sul campo. Del resto, l’obiettivo con cui nasceva il Tecnopolo era proprio quello di “promuovere un hub italiano con proiezione internazionale sullo sviluppo sostenibile, quale asset strategico dell’innovazione”. Attualmente il ministero dell’Università e della Ricerca, a differenza del ministero delle Imprese e del Made in Italy, avrebbe deciso le nomine che dovranno far parte degli organi costitutivi (su cui si è giocata gran parte della partita politica in passato e su cui tutte le istituzioni e i partiti vogliono mettere le mani): il Comitato dei partecipanti, il Consiglio di amministrazione, il Presidente, il Segretario generale, il Comitato scientifico e l’Organo di revisione. Vedremo se la nuova spinta propulsiva che arriverà dalla nuova gestione commissariale targata Uricchio riuscirà a rimettere in marcia il percorso di questo progetto. 

I numerosissimi incontri tenuti in questi mesi, la strettissima interazione con il mondo scientifico, la redazione di schede progettuali, l’avvio di processi partecipativi, sono tutte utili, ma non possono di certo bastare. Ora occorre investire sulla concretezza anche per la dignità di un’azione commissariale che abbia un senso. Non vorremmo infatti che ancora una volta la politica si rendesse complice della defenestrazione di un uomo di scienza stimatissimo come il dott. Uricchio come avvenne nell’estate del 2020 quando non venne rinnovato l’incarico alla Dott.ssa Corbelli, invisa da tempo a coloro i quali muovevano i fili della politica locale e regionale arrivando allora sino alle stanze dei bottoni più importanti della politica governativa. Anche perché un uomo di scienza con un curriculum infinito non può certo attendere per tempo immemore le lungaggini burocratiche della politica: sarebbe imperdonabile portare il dott. Uricchio a scegliere di abbandonare il proprio incarico che ha ricevuto con grande orgoglio ed entusiasmo. L’azione del neo commissario dovrebbe essere infatti sostenuta e appoggiata dalla politica locale e regionale, dai sindacati, dalla classe imprenditoriale e dalla società civile: tutte componenti che sul nostro territorio da anni continuano a mancare un’occasione dopo l’altra, manifestando una pochezza che ha raggiunto livelli davvero imbarazzanti. Perdere l’ennesima occasione vorrebbe dire mettere un punto forse definitivo alla possibilità per questo territorio di rinascere, almeno in parte, dalle sue ceneri umane e sociali (non di certo da quelle industriali).

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/02/24/ambiente-svenduto-le-verita-taciute-sul-mar-piccolo/)

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