Mentre il mister cerca di raccogliere i cocci di una estate sportivamente tragica e cercare di ridare dignità almeno al calcio giocato, alcuni vecchi protagonisti sono passati alle infantilità delle ripicche social, fatte di battutine (neanche poco velate), di critiche, di punzecchiature che alimentano un gossip triste e ridicolo.

Protagonista di queste puerili provocazioni, che altro non vogliono che soddisfare l’ego del personaggio in questione, è un ottuagenario ex dirigente, dimessosi (realmente) in estate, a differenza del presidente, pluri-dimissionario per finta. L’anziano dirigente, quello che si vanta di essere stato l’unico nel suo campo a vincere in riva allo Jonio, ormai è tornato libero di scrivere, di canzonare e di far sorridere la pletora dei suoi fedelissimi.

Con le sue battutine, l’ottuagenario ha preso di mira colui che fino a qualche tempo fa è riuscito ad imbrigliarlo, che lo ha messo in un angolo. E si, perché quando l’anziano dirigente è in società, riesce sempre ad inimicarsi l’allenatore o il direttore sportivo di turno, che sono costretti a tenere a bada la sua persona e la sua lingua tagliente, in grado di creare imbarazzi. Peggio ancora quando l’anziano dirigente è fuori, perché lì è libero non solo di dare sfogo alla sua brillante e graffiante vena sarcastica: ci è passato il presidente dalle porte girevoli, che ha capito che era meglio tenerselo in casa, in un esercizio di debolezza davvero disarmante.

Colpire l’avversario, spostare l’attenzione, fare in modo che la gente parli male del nemico di turno in modo da nascondere la propria parte di colpe e passare per il buono, il giusto. Ma in realtà la situazione, dopo gli ottanta anni, è essenzialmente patetica. Ma adesso si sta divertendo, soltanto lui però: gli spettatori esterni vedono soltanto un anziano che vuole ancora far credere di essere influente, che ora parla da dietro una tastiera ricoprendo di ridicolo il suo tramonto.

*Cataldo Conte (editorialista esterno, uno, nessuno e centomila tra i tifosi rossoblù)

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