“The Crow – Il corvo” è il remake di uno dei film più amati ed iconici degli anni’90 e – come accade alla maggior parte dei sequel – non riesce a lasciare il segno, cosa che accadde, invece, alla versione originale trenta anni fa (era il 1994), tratta da un fumetto dalle evidenti sfumature dark di James O’Barr e diretto a basso costo (il successo, infatti, fu inaspettato in quanto destinato al mercato del noleggio, ndr), da Alex Proyas.
L’opera attualizzata di Rupert Sanders, già regista di “Biancaneve ed il Cacciatore”, offre solo una versione sbiadita, senza intensità emotiva e senza il carisma dell’attore protagonista, Brandon Lee, la cui morte sul set (a otto giorni dalla fine delle riprese) conferì al film un alone di fascino quasi mistico, amplificandone l’impatto.
Qui, il protagonista della pellicola, Eric Draven, è intrepretato dall’attore Bill Skarsgard (noto per aver incarnato il Clown Pennywise nell’adattamento IT dal romanzo di Stephen King) che offre una prova dignitosa ma non paragonabile a quella di Lee.
Nel fumetto e nel film originale al centro della storia c’è un amore brutalmente tranciato, così forte da travalicare il confine tra vita e morte: racconta di due fidanzati uccisi durante una rapina, con uno dei due riportato in vita da un corvo come spirito della vendetta, che massacra i colpevoli uno ad uno per potersi riunire al suo amore defunto.
Nella versione 2024 si narra di due giovani innamorati che, ritrovatisi invischiati in loschi affari, finiscono entrambi per essere uccisi. Risvegliatosi in una sorta di purgatorio marino, un uomo offre a Eric la possibilità di tornare in vita per uccidere i colpevoli del loro omicidio e riportare così in vita l’amata Shelly. Ne esce fuori un variegato minestrone di stereotipi sul sovrannaturale e sulla vita dopo la morte contornato da scene stile B movies anni Ottanta (cosiddetti splatters) in cui troviamo ettolitri di sangue e teste mozzate sparse qua e là.
Inoltre la versione originale del film del 1994 lasciò anche un’impronta sonora indelebile nell’immaginario anche per una colonna sonora divenuta anch’essa iconica grazie alla presenza di band come The Cure, Nine Inch Nails e Stone Temple Pilots le cui canzoni contribuirono a creare una vera e propria parte integrante della narrazione, capace di amplificare le emozioni delle scene. Una su tutte – “Burn” dei Cure (Robert Smith il frontman della band dark-wave inglese avrebbe potuto tranquillamente vestire i panni del protagonista) creò una sorta di dialogo non scritto con le scena in cui fu inserita (quella in cui Eric si prepara alla vendetta e veste i panni del Corvo, quasi all’inizio del film).
Un film che a livello globale al botteghino è andato malissimo (costato 50 milioni di dollari ne ha incassati poco più di un terzo), è che, in definitiva è parso più un’operazione per raschiare il fondo del barile in coincidenza con il trentennale dell’opera prima visto che in precedenza vi erano già stati tre sequel – (Il corvo 2 del 1996, Il corvo 3 – Salvezza del 2000 e Il corvo – Preghiera maledetta del 2005) che avevano già fatto evaporare l’idea originale di Alex Proyas.
Insomma, l’eredità da raccogliere era troppo pesante ed a proposito di remake meglio andare a vedere Beetlejuice, altra favola dark (ispirata al film del 1988 diretto all’epoca da Tim Burton) ma dagli evidenti tratti della commedia brillante sullo stile de “La Famiglia Addams”.

