Mentre a livello nazionale si parla di campo largo della coalizione progressista con il dibattito fermo a contare chi è pro e chi è contro il potenziale ingresso di Matteo Renzi e quindi di Italia Viva (più i contro secondo i sondaggi che parlano in generale di apprezzamento di questa eventualità solo del 15,1% degli italiani, mentre nel Partito democratico due su tre sono contrari all’ingresso del fondatore di Iv nel centrosinistra), a Taranto il laboratorio politico è sempre un passo in avanti nella sperimentazione. Italia Viva, caso raro nella nostra Penisola, infatti, riesce a “influenzare” le scelte del sindaco Melucci che proprio un anno fa, il 17 settembre 2023, era con la segretaria nazionale dei Dem, Schlein, sul palco della Festa dell’Unità. Sembra passata un’era politica ed invece sono trascorsi appena dodici mesi e il Melucci nel frattempo è uscito dal Pd, è entrato brevemente in Italia Viva, salvo tornare sui suoi passi per assumere i connotati di un civico.
Attualmente è alle prese con un puzzle di non facile composizione. A quanto pare all’orizzonte ci sarebbe un nuovo cambio di assessori e non si tratterebbe di una semplice rotazione ma di sostituzioni dettate dalla richiesta fatta da Italia Viva (un assessorato, posti al sole nelle partecipate, ndr) nelle persona del signor S. , consigliere regionale e comunale, presidente regionale di Italia Viva, futuro candidato sindaco e soprattutto, ricordiamolo a chi ha la memoria corta, uno di coloro che fecero cadere la prima giunta Melucci nel novembre del 2021.
Il sindaco che è anche presidente della Provincia e quindi può gestire meglio il manuale Cencelli (nelle sue vene scorrerebbe anche sangue democristiano, ndr) avrebbe proposto, invece, qualche posto nelle società Partecipate o in alternativa qualche incarico in Provincia. Insomma la trattativa va avanti ma alla fine si troverà la quadratura del cerchio (bottismo).
In questo unicum della realtà politica tarantina, il centrodestra oltre a fare un’opposizione blanda alla trasformata o meglio trasformista giunta Melucci, i cui connotati politici sono diventati ormai piuttosto fluidi (né con la destra né con la sinistra), diciamo che di recente non brilla per compattezza, come a livello nazionale. Infatti, ci ha regalato, proprio nei giorni scorsi, una perla, ossia la presa di distanza sia del rappresentante della Lega che di quello di Forza Italia, da una nota a firma del gruppo Svolta Liberale, in cui si chiedeva l’intervento del deputato Dario Iaia e del consigliere regionale Renato Perrini, entrambi di Fratelli d’Italia, per ottenere la dichiarazione dello stato di calamità naturale nella città di Taranto per ciò che attiene il comparto della mitilicoltura. Nota che a quanto pare non è stata condivisa con i rappresentanti di Lega (il consigliere e segretario cittadino Battista), Forza Italia (il consigliere regionale e comunale di Forza Italia, Di Cuia) ma anche di Fratelli d’Italia ( il capogruppo al consiglio comunale di Taranto, Giampaolo Vietri) che pure risultavano tra i firmatari.
Insomma la “cosa”, ossia quell’ammasso informe che è ora la politica a Taranto, somigliante sempre più a un film horror con delle sfaccettature da commedia come la pellicola “Beetlejuice”. Solo che il film sta ottenendo grande successo nelle sale cinematografiche, mentre la politica cittadina continua a destare sempre meno interesse nella popolazione locale.
