Ci leggete ma soprattutto vi leggiamo e quando ci date degli spunti di riflessione, noi, approfondiamo prima di cercare di darvi delle risposte. Vi trascriviamo di seguito le considerazioni di un lettore da cui siamo partiti per esaminare il sentito tema dei Pronto Soccorso del capoluogo jonico:

“Tutti sanno che i pronto soccorso sono ormai il primo punto di crisi della sanità. Tutti sanno della carenza di organici di medici e infermieri. tutti sanno delle lunghe attesi dei pazienti anche con codice rosso e delle file delle ambulanze in attesa. Tutti sanno delle risse e delle aggressioni ingiustificate al personale addetto. Ma non tutti sanno che le associazioni e i sindacati dei medici degli infermieri e di tutti gli addetti alla sanità superano il numero di QUARANTA con sigle che rappresentano 5/10 addetti e che tutti hanno diritto di interlocuzione con la direzione generale con la conseguenza che non riuscendo mai ad essere d’accordo decide la direzione che, in verità spesso non decide. Non tutti sanno che esiste una modalità organizzativa che può attenuare e migliorare le prestazioni dei pronto soccorso, che viene stimato tra il 20 e il 30%. Si chiama fast track. Questo metodo consente di velocizzare i ricoveri e le dimissioni dal pronto soccorso affidando agli infermieri alcuni compiti per i casi non gravi. Tale sistema non è la soluzione, ma come detto, può alleggerire di molto la situazione come è dimostrato in tutta Europa e in alcune regioni italiane.

Allora la domanda è: perché da noi non si può fare?” Risposta: da noi, nella fattispecie al Pronto Soccorso dell’ospedale Santissima Annunziata di Taranto, il servizio fast track esiste da circa tre anni. Esiste utilizzando diverse congiunzioni avversative. Esiste ma non è attivo per ogni reparto, cosa significa questo? Abbiamo intervistato due infermiere del Pronto Soccorso che ci hanno spiegato in cosa consiste quest’ambito modello organizzativo tanto da essere stato, il 18 settembre, oggetto di discussione durante l’audizione in Terza Commissione Regione Puglia.

Il modello si struttura in una serie di consulenze che gli infermieri e le infermiere possono richiedere direttamente al reparto interessato quando arriva un paziente al Pronto Soccorso. Se giunge chi ha bisogno di un accesso, per esempio, in reparto ginecologia, oculistica o pediatria non dovrà attendere alcunché in quanto non accederà alla sala medica ma da triage verrà registrato e inviato in consulenza. Qui si trascrive la consulenza che verrà consegnata al paziente al momento delle dimissioni. Se però il medico del reparto interessato riscontra delle necessità di approfondimento diagnostico-terapeutico, invia il paziente al Pronto Soccorso e in questo caso avviene una procedura denominata “Rientro in P.S.”. Dunque l’invio in fast track esclude l’idea che se si dovessero riscontrare delle problematiche nel paziente, non verrebbe valutato in maniera approfondita. Ci sono inoltre dei criteri d’inclusione e d’esclusione dal servizio che gli infermieri devono rispettare visualizzando telematicamente una schermata dove vi sono tutti i criteri d’accesso al servizio. Confermando l’assenza di criteri d’esclusione, si accede al fast track e si segnala il reparto, il codice della visita e il motivo dell’accesso alla consulenza. Si può ricorrere a questo modello organizzativo quando il paziente non è un codice arancione o rosso in quanto in questi casi è indispensabile la supervisione del medico.

Ennesimo “ma”? Il fast track è stato revocato per quanto riguarda l’urologia e l’ortopedia. Le infermiere hanno precisato che velocizzava notevolmente le interminabili attese per la sala medica. Fungeva positivamente perché la maggior parte delle persone giungevano al Pronto Soccorso per traumi minori e attraverso il fast track venivano mandate direttamente in reparto quindi dalla presa in carico, alle dimissioni, se ne occupava interamente l’ortopedia. Oggi, al contrario, si è tornati ad avere un servizio rallentato perché i pazienti devono transitare dai pochi medici presenti al Pronto Soccorso i quali, di conseguenza, non possono più dedicarsi unicamente ai casi più ingenti.

Abbiamo chiesto alle infermiere come mai, a loro avviso, è stato soppresso il fast track ortopedia il quale ha avuto vita breve. Secondo loro ci sono state delle difficoltà organizzative-gestionali perché per esempio vi era un ambulatorio presente al Pronto Soccorso dedicato all’ortopedia dove però mancavano gli strumenti per poter, per esempio, realizzare i gessi. Avevano proposto di mandare i pazienti direttamente in reparto ma questa proposta non è stata accolta.

Avremmo voluto approfondire il tema con il Dirigente dell’Area Socio Sanitaria ma  abbiamo atteso oltre una settimana per poter avere una risposta alla nostra richiesta di intervista.

Tornando al nostro lettore, con non poche perplessità, chi scrive non ha ben compreso che nesso ci fosse tra l’apprezzabile fulcro del discorso, al riferimento alle sigle sindacali. Nonostante ciò abbiamo intervistato Cristina Fama – segretaria provinciale della Funzione Pubblica CGIL con delega alla Sanità Pubblica – per cercare di fare chiarezza sulla questione. A lei abbiamo chiesto se è vero che tutte le sigle sindacali hanno diritto di interlocuzione con la direzione generale.

Fama: “No, non è vero che tutte le sigle hanno diritto di interlocuzione con la direzione generale. Tra l’altro, quando si fanno gli incontri con la direzione generale, si parla di delegazioni trattanti quindi in maniera autonoma, un’organizzazione sindacale, non può andare a parlare con la direzione avanzando proposte o richieste di qualsiasi tipo. Le decisioni, soprattutto quelle che riguardano i modelli organizzativi, vanno sempre condivise con le organizzazioni sindacali e specialmente quelle più rappresentative che sono quelle firmatarie di contratti. Non è dunque reale il discorso delle 40 sigle che rappresentano 5/10 addetti ma è vero che tutti, anche un libero cittadino, hanno diritto di interlocuzione con la direzione generale. Il problema è: l’interlocuzione può portare ad una decisione? No, soprattutto se sono decisioni che riguardano i modelli organizzativi”.

La segretaria era presente durante l’audizione in Terza Commissione Regione Puglia in cui si è affrontato il tema della “Gestione relativa all’organizzazione dei Pronto Soccorso del capoluogo Jonico”. La richiesta d’audizione – ci sottolinea Fama – sorge per la problematica relativa al sovraffollamento dei Pronto Soccorso. Per sfollarlo si potrebbe ricorrere al fast track ma i motivi per cui si determina questo problema sono diversi. Negli anni c’è stata, per esempio, una loro riduzione nel territorio tarantino a tal punto che si contano in attivo i Pronto Soccorso del Santissima Annunziata, di Martina Franca, Manduria e Castellaneta. Oltre ad esserci quindi un bacino di utenza importante che, nella maggior parte dei casi, si riversa all’Ospedale Santissima Annunziata, spesso vi è un utilizzo improprio del servizio. In passato si ricorreva al medico di famiglia o alla continuità assistenziale (ex guardia medica) invece oggi le persone giungono direttamente al Pronto Soccorso in codici inferiori da quelli più gravi.

Gli stessi codici i cui tempi di attesa sono i più lunghi in quanto non sussistono emergenze. Tempi che si ridurrebbero se fossero attivi – come richiesto in audizione dalla CGIL – i percorsi fast track per tutte le attività quindi oltre quelli già attualmente in essere. Fama ha però aggiunto che per rendere funzionale questo modello organizzativo è indispensabile l’assunzione di personale in quanto già in passato il sindacato aveva evidenziato alcune criticità legate al piano assunzionale in quanto non era, e continua a non esserlo, in linea con il piano del fabbisogno. In Terza Commissione è stato proprio il Coordinatore dei Pronto Soccorso della ASL di Taranto, Giuseppe Turco, a confermare che all’interno del Pronto Soccorso di Taranto sono attualmente presenti solo 14 medici. Considerando tre turni per ogni professionista, il personale è letteralmente ridotto all’osso a fronte di un fabbisogno di 21 dirigenti medici e un piano assunzionale che non prevede assunzioni. “È quindi inevitabile – ha proseguito la segretaria – che si generi una reazione a catena. La carenza di dirigenti medici non riguarda solo il Pronto Soccorso ma anche i singoli reparti quindi è difficile che si attivi il fast track che comunque potrebbe agevolare la situazione”. È quindi lampante che il fast track non sarà la soluzione se prima non si provvederà ad assumere personale sanitario.

3 risposte

  1. Apprezzo l’attenzione della redazione a quanto i lettori scrivono a commento dei vari articoli. In questo caso si tratta di quanto io stesso ho potuto çomunicare circa le lunghe attese al pronto soccorso, parlando anche per esperienza personale. Vorrei chiarire alcuni dubbi circa la numerosità eccessiva di sigle sindacali, non smentita, con la conseguenza di una scarsa rappresentatività e poiché, come affermato dalla segretaria cgil Fama, tutti hanno diritto di interloquire, si scopre quasi sempre l’impossibilità di una sintesi comune. Sul problema da me sollevato, anche nei confronti del direttore generale ASL e del direttore sanitario, ribadisco che il fast track nasce proprio per fronteggiare, parzialmente, la mancanza di personale che riguarda tutti i pronto soccorso. Non mi voglio ripetere ma è ovvio che le assunzioni vanno comunque effettuate, però se intanto si allenta la tensione tra pazienti e operatori sanitari, diminuiscono le risse e si velocizzano ricoveri e dimissioni saremmo tutti più contenti anche se non soddisfatti.

  2. Ho avuto bisogno per mia nonna di ricorrere al pronto soccorso nel Lazio, per timore di una frattura. Abbiamo atteso il giusto e con un protocollo di velocizzazione dopo un’ora mia nonna è stata dimessa dopo essere stata seguita da una infermiera che poi mi ha spiegato che questa procedura veloce si chiama fast track. Non capisco perché qui non sia possibile.

    1. Signora Angela, se non si fa non vuol dire che non si può fare, ma che questa procedura viene ostacolata da chi non accetta di affrontare la novità organizzativa e per questo entrano in ballo la dirigenza dei reparti, le sigle sindacali e la direzione ospedaliera e ASL. Lo dico per conoscenza diretta del problema. Di sicuro servono assunzioni, ma fast track serve comunque.

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