Mentre si prepara il derby, cresce l’incertezza sul futuro societario del Taranto. Le voci sulla possibile cessione del club si intensificano: ore cruciali per le trattative tra il presidente dimissionario Massimo Giove e alcune cordate interessate. I tifosi, finora distanti, sperano in un cambio di proprietà che possa riaccendere la passione rossoblù. In rappresentanza dei tifosi, abbiamo intervistato Gianluca Sostegno, sostenitore rossoblù nonché ex Presidente della Fondazione Taras 706 a.C.

Sostegno, che pensiero si è fatto sull’attuale situazione del Taranto?

«Il mio pensiero è simile a quello degli altri tifosi: non si sa cosa stia accadendo e in quali termini, se la società sia in vendita o meno, se ci sono trattative in corso o se ci siano imprenditori interessati ad acquistare le quote nel breve termine. Non si conosce la gestione tecnica e contrattuale. C’è un presidente dimissionario, ma di fatto non lo è: la situazione è molto nebulosa».

Dal suo punto di vista, c’è realmente la possibilità che il club possa essere ceduto?

Gianluca Sostegno

«Me lo auguro, perché, in tutta sincerità, non si può continuare a lungo in queste condizioni. Si parla di cessioni già avvenute a fondi e cordate canadesi o americane: ogni settimana c’è un’indiscrezione, ma non si hanno notizie concrete. Inoltre, una notizia di vendita dovrebbe passare prima dall’APS Taras, che ha un diritto di prelazione della durata di 15 giorni. Se c’è una trattativa per la cessione del club, i soci dovrebbero essere informati per primi. Se l’APS non fornisce notizie su eventuali acquirenti, credo che non ci sia nulla di concreto, a meno che non stiano nascondendo informazioni, ma sinceramente questa ipotesi mi sembra improbabile».

Andando a ritroso negli anni, quando era presidente dell’allora Fondazione Taras, si è mai palesata la possibilità di cessione della società?

«Assolutamente sì, in passato abbiamo vissuto situazioni analoghe, tanto che ci facemmo carico dell’acquisizione dell’intera società dopo la gestione di Campitiello, rilevandone le quote. Poi ci fu il passaggio a Bongiovanni e Zelatore (cessione a 1€, ndr)».

Perché le trattative di cessione del club, tra Giove e i presunti acquirenti, non si riescono a portare a termine?

«Questa domanda andrebbe posta direttamente a Massimo Giove, non ho idea: è chiaro che, se si avanzano delle pretese abnormi rispetto al reale valore delle quote societarie, non è impossibile che un potenziale acquirente decida di ritirarsi. Ovviamente, questa è una mia deduzione. Bisogna poi effettivamente vedere se le cose siano andate così, se ci sono acquirenti e quali siano le condizioni di vendita. Queste sono informazioni che solo il diretto interessato può conoscere».

Qual è il suo auspicio per i mesi a venire?

«Spero che possa esserci un cambio societario quanto prima. Mi auguro che eventuali nuovi imprenditori possano subentrare a pieno titolo alla guida del club e intervenire subito sull’aspetto tecnico-sportivo, operando sul mercato per rinforzare la squadra. C’è il rischio che nei prossimi sessanta giorni si possa accumulare un ritardo significativo rispetto al penultimo posto: bisogna agire subito. Chi subentrerà dovrà essere disposto a investire. L’auspicio è che i nuovi imprenditori siano professionali e lungimiranti. Tra poco Taranto potrà godere di un impianto all’avanguardia per i Giochi del Mediterraneo. Avere uno stadio all’altezza, senza una squadra che lo rappresenti al meglio, sarebbe un autogol clamoroso».

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