Un Pronto Soccorso “umanizzato”, in cui la comunicazione con pazienti e famigliari diventa una delle risorse più importanti ai fini della prevenzione degli atti di violenza contro il personale sanitario.
È quanto emerge dalla conferenza stampa che si è svolta questa mattina, presso la Direzione generale dell’ASL di Taranto, per presentare le misure attuate e programmate sulla base della delibera di Giunta regionale n.1059 del 31 luglio 2024.
Con questo documento, infatti, la Regione Puglia ha approvato alcune linee di indirizzo, tra cui ”misure concrete per migliorare la sicurezza del personale, gestire episodi di violenza segnalati, e monitorare gli eventi sentinella per prevenire il ripetersi degli stessi lavorando sulla prevenzione degli stessi”.
Tra queste, grande rilevanza è data all’introduzione di figure con il compito specifico di comunicare con pazienti e famigliari e personale qualificato che possa gestire le situazioni di emergenza.
“Non intendiamo militarizzare il Pronto Soccorso – ha dichiarato questa mattina il Direttore generale dell’ASL ionica, Vito Gregorio Colacicco – il personale di vigilanza e i volontari della Croce Rossa, infatti, avranno il compito di portare conforto a chi ha un codice di urgenza minore e ha, ad esempio, necessità di andare in bagno o di prendere una bottiglietta d’acqua. Indispensabile anche implementare la comunicazione, portando ai parenti notizie di coloro che si trovano oltre la porta del triage”.
Ma quali sono, nello specifico, le altre misure a protezione del personale sanitario nel Pronto soccorso del SS. Annunziata?
“Rispetto alla delibera regionale abbiamo già implementato le attività previste – ha assicurato l’ingegner Nicola Candeliere, responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione – Da noi la figura dell’infermiere che ha il compito di portare ai parenti informazioni sulle condizioni cliniche dei pazienti esiste già dai tempi del Covid, ma ora sarà presente in tutti i turni di lavoro e anche negli altri ospedali. Ricordo che il Pronto Soccorso di Taranto, inoltre, ha un sistema di videosorveglianza collegato alla Questura.”.
“Taranto non è una città violenta, non abbiamo avuto atti di violenza fisica – sottolinea il dottor Giuseppe Turco, direttore del MECAU del SS. Annunziata – Vero è che il Pronto Soccorso è un mondo a parte, in cui c’è sofferenza e questo crea ovviamente una situazione particolare, in cui si può perdere la testa e alzare la voce, ma questo non equivale alle aggressioni fisiche. In questo anno abbiamo reso più umano il nostro Pronto Soccorso, grazie al corpo della vigilanza, ai volontari della Croce Rossa, agli OSS e agli ausiliari: migliorare il rapporto personale con pazienti e parenti ha allentato la tensione che si percepiva in passato. Sappiamo bene che davanti ad una persona cara che soffre chiunque rischia di perdere il freno inibitorio, per quanto ciò non sia giustificabile: per questo dobbiamo essere preparati ad affrontare le emergenze in maniera corretta, con il sorriso sulle labbra, con una carezza che tranquillizza, guardando gli occhi di ciascuno. Devo essere onesto: i cittadini ultimamente ci ringraziano per questo approccio più umano alle loro vicende”.
Tra le situazioni emergenziali che rischiano di scatenare quelle reazioni che possono evolvere in aggressioni, anche per un fattore puramente culturale, è annoverata la morte improvvisa di una persona cara: “In questi casi dobbiamo mettere degli alert – spiega Colacicco – Spesso si dà per scontato che i famigliari siano a conoscenza delle condizioni disperate di arrivo dei propri cari: sta a noi migliorare la comunicazione ma soprattutto prepararci e organizzarci per affrontare quanto accade”.
“Il fatto che il disagio vissuto nel Pronto soccorso sia colpa del medico o dell’operatore sanitario – afferma il Direttore sanitario, Sante Minerba – è una convinzione errata che dobbiamo sradicare: a livello nazionale le aggressioni al personale medico sono aumentate del 38%. La soluzione c’è: dobbiamo comunicare ai pazienti e a chi li accompagna che non siamo in trincea, su fronti contrapposti, bensì che siamo dalla loro parte”.
C’è, però, da considerare anche un altro aspetto: il timore di aggressioni potrebbe contribuire a quella che la stampa nazionale definisce “fuga dalla sanità pubblica”?
La commissione Affari Sociali della Camera ha recentemente reso noto che la carenza di personale per i Pronto Soccorso italiani si attesta su cifre decisamente importanti: sarebbero, infatti, necessari 4.500 medici e addirittura 10.000 infermieri per riequilibrare la situazione. Negli ultimi 3 anni, secondo Anaao Assomed, sono 21mila i camici bianchi che hanno lasciato il SSN.
“Le aggressioni ai danni di medici e operatori sanitari – ci ha risposto il Direttore Colacicco – sono episodi che possono lasciare il segno nei professionisti, i quali molte volte, nonostante il supporto psicologico, ci chiedono di non lavorare più nel luogo in cui hanno subito la violenza. Credo però che la causa della grande fuga sia da ricercare soprattutto negli istituti contrattuali, meno allettanti che altrove”.
Intanto, i prossimi 17 e 18 ottobre si svolgerà un convegno incentrato sui dati di affluenza dei Pronto Soccorso di Taranto e provincia, alla presenza di tutti i primari dei reparti interessati: in quest’occasione verrà anche presentato il progetto del drone che porta il defibrillatore, di cui sarà messa in atto una dimostrazione pratica.
Il problema delle aggressioni non è la causa ma l’effetto dei tempi lunghi d’attesa. Certamente giova un diverso approccio nei confronti di pazienti e parenti in attesa ma non basta. Risulta strano che si parla dei problemi del pronto soccorso e non si parla di come velocizzare le attese. Nei giorni scorsi si è parlato di nuovo di questo problema accennado a possibili miglioramenti ricorrendo al fast track ma è del tutto evidente che ASL e ospedale non hanno voglia d o gli viene impedito di attivare questa modalità organizzativa. Almeno spegassero perchè non si fa. Certamente il riequilibrio degli organici è molto importante ma da solo non basterebbe ugualmente.
Va bene umanizzare i rapporti tra personale e gli utenti del pronto soccorso, ma bisogna accorciare le lunghe code che provocano tensione e preoccupazione. Se è vero che si può migliorare in attesa di nuove assunzioni, perchè non si fa?
Ho sentito parlare di questo sistema fast track che favorisce lo smaltimento dell’attese per i casi non gravi.
Ma non è che la gente va al pronto soccorso per litigare o aggredire. Sicuramente c’è chi è portato ad assumere comportamenti violenti se non criminali, ma detto questo si sa che a volte si attende per decine di ore sen prima di ricevere valutazioni, eventuali ricoveri o dimissioni. Mentre è giusto adoperare sistemi di gestione pacifica e umana da parte degli operatori dando informazioni ai parenti e offrendo ai pazienti il massimo del confort, ma il problema delle lunghe attese va risolto e alleggerito in tutti i modi possibili.