Il Tar di Bari ha respinto gli ultimi tre ricorsi sul discusso depuratore Sava-Manduria. Tre pronunciamenti che dovrebbero chiudere in via definitiva la battaglia legale-giudiziaria contro la realizzazione di uno degli impianti più discussi dell’ultimo decennio in provincia di Taranto. Impianto che a breve sarà inaugurato ufficialmente e che dallo scorso 3 settembre ha visto il suo avvio graduale che terminerà entro 120 giorni. Conclusasi la fase di avviamento sarà dismesso il recapito finale del vecchio impianto di Manduria e contestualmente si procederà a prendere in gestione la rete fognaria di Sava: questo consentirà di sospendere la procedura di infrazione, che da anni pende, sino ad annullarla. L’ultimazione di queste attività concluderà il primo stralcio in cui è ripartita la realizzazione della struttura consortile
Tornando alla notizia del giorno, dopo aver respinto il ricorso avanzato da un gruppo di cittadini con interessi sui terreni privati coinvolti dalle opere idrauliche dell’impianto, il Tribunale amministrativo della Puglia ha pubblicato altre due sentenze che respingono sia il ricorso avanzato dal Comune di Avetrana che quello di alcuni cittadini-ambientalisti. Il primo, avanzato dall’amministrazione comunale del comune del versante orientale della provincia, si opponeva alla variante approvata dal comune di Manduria, mentre il secondo al rilascio del Paur, il procedimento autorizzatorio unico regionale, rilasciato dalla Regione Puglia nel maggio del 2023. In tutti e tre i casi, il Tar di Bari ha sottolineato come i ricorsi sono stati presentati in ritardo (intempestività del ricorso). I giudici del tribunale amministrativo hanno infatti eccepito l’improcedibilità per sopravvenuta carenza d’interesse non essendo stato impugnato il nuovo Piano di Tutela delle Acque, adottato dal Consiglio regionale con deliberazione 154 del 23 maggio 2023.
In particolar modo per quanto concerne il ricorso presentato dal comune di Avetrana, in relazione allo scarico complementare, gli avvocati dell’ente avetranese avevano sostenuto la tesi che lo sbocco in mare dei reflui (che sverseranno prima nel bacino Arneo e poi nel mare con cui è collegato attraverso un canale), avrebbe di fatto compromesso la balneabilità ed altre attività commerciali di un’area vasta 500 metri a destra e a sinistra dello sbocco. Secondo i giudici del Tar, invece, lo sbocco finale dei reflui depurati non avverrebbe in mare ma nel bacino definito corpo idrico superficiale in quanto il canale di bonifica è ritenuto un corso d’acqua artificiale recettore dello scarico di emergenza. Motivo per il quale, come sostenuto dall’Acquedotto Pugliese, dalla Regione Puglia e dal Comune di Manduria in questi anni ed anche in sede d’udienza attraverso i loro tecnici e avvocati, il recapito finale dello scarico complementare del depuratore consortile di Manduria e Sava, non sarà il mare, ma il corpo idrico superficiale costituito dal canale di bonifica Arneo. Una tesi che però continua a non convincere gli oppositori a questa parte del progetto, in quanto hanno evidenziato come il corpo idrico superficiale costituito dal canale di bonifica Arneo sia collegato direttamente al mare da un canale navigabile che sfocia in battigia e nel mare della caletta naturale e del litorale di Torre Colimena. Il che fa temere che qualora si dovesse verificare un guasto o semplicemente il flusso dei reflui depurati dovesse aumentare, questo provocherebbe lo sversamento di quest’ultimi in mare. Qualora il progetto avrebbe previsto un’eventualità del genere, sarebbero scattate le norme del regolamento regionale 17/2013 che prevedono una fascia di rispetto per un raggio di 500 metri di costa e di mare ed impediscono qualsivoglia attività o presenza in quei luoghi.
Lo scarico complementare che recapiterà in un canale di bonifica afferente al bacino di Torre Colimena, che tanto ha fatto discutere, fa parte del secondo stralcio dell’opera, con scadenza fra il 2027 e il 2028, ed entrerà in funzione ancora dopo, solo in particolari condizioni. L’Aqp e la Regione Puglia, a difesa di questo intervento, hanno sempre ribadito che gli scarichi complementari sono previsti dalla normativa sul riuso irriguo. In secondo luogo il recapito nella zona del bacino di Torre Colimena sarebbe attivato solo per portate di molto superiori ai 5mila metri cubi attuali, un’ipotesi che si potrebbe verificare solo quando anche le marine di Manduria saranno allacciate alla rete idrico fognaria e l’impianto sarà adeguato per gestire 10mila metri cubi di acqua, non prima del 2036, cioè al completamento del terzo stralcio. Inoltre, sempre secondo le rassicurazioni dei due enti, le acque sarebbero recapitate lì solo nei mesi invernali, quelli in cui l’acqua non sarà utilizzata in agricoltura dalla rete che deve realizzare il Consorzio di bonifica dell’Arneo. Quarto aspetto, le acque rilasciate nella zona di Torre Colimena sarebbero di qualità per uso irriguo, quindi giudicate sicure, da aprile a settembre. Da gennaio a marzo e da ottobre a dicembre verranno utilizzate le strutture idriche del Parco dell’Acqua, in località Masseria della Marina, nel Comune di Manduria oggetto del secondo stralcio, che fra il 2027 e il 2028 nascerà proprio di fianco alle trincee drenanti. Solo durante questi mesi e solo per portate eccedenti i 5mila metri cubi al giorno, e fino a un massimo di 10mila, sarà utilizzato il recapito complementare in un canale di bonifica recapitante nel Bacino di Torre Colimena (gli scarichi complementari sono previsti proprio dalla normativa sul riuso in agricoltura, il decreto ministeriale 185 del 2003). Il progetto del Parco dell’Acqua prevede di ricreare una zona umida per la comunità. In un’area di circa 6 ettari, oltre alle trincee drenanti, al bacino di accumulo destinato al riutilizzo e a quello per la fitodepurazione, ci sarà anche un bosco. Il tutto sarà attraversato da un percorso circolare, come il ciclo dell’acqua. “Abbiamo progettato questi spazi come parte di un percorso escursionistico o cicloturistico che potrebbe comprendere visite a siti naturali limitrofi come la stessa Serra della marina adiacente, il bosco Cuturi, il bosco Rosamarina e i fiumi Borraco e Chidro” fanno sempre sapere dall’Acquedotto Pugliese.
Chi invece ha accolto positivamente le decisioni del Tar di Bari è stato il presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione della Regione Puglia, Fabiano Amati, da sempre in prima linea per la realizzazione dell’impianto. “Sul depuratore di Sava-Manduria la decisione ultima del TAR di Bari e la prossima inaugurazione dell’impianto mettono fine a un decennio di contestazioni e follie, confermando il valore fortemente ambientale dello schema idraulico previsto, in grado di porre fine all’attuale e vergognoso stato di inquinamento del suolo e del mare di un territorio meritevole invece di tutela – afferma Amati -. Si conferma così sia la decisione del Governo Vendola con il Piano di tutela delle acque 2009-2015 e sia quella del Governo Emiliano con il Piano 2015-2021, entrambi attestati – a prescindere da qualche differenza a valore dialettico più che tecnico – sullo scarico d’emergenza in battigia, più o meno come accade in altri territori, ove la soluzione prescelta costeggia e protegge importantissimi resort di alta qualità. Certo, sarebbe stato meglio se le classi dirigenti del territorio interessato – non solo politici – avessero assecondato soluzioni tecnologicamente più quadrate, come la condotta sottomarina – riconosce Amati – ma purtroppo può capitare che, per notevoli errori di valutazione a sfondo politico e propagandistico, si finisca per preferire ipotesi certamente previste dalla legge, come lo scarico in battigia, ma meno performanti”. “Su questo argomento ho trascorso mesi terribili dal 2009 al 2014, fronteggiando manifestazioni popolari fondate sull’eccitazione delle paure delle persone e cercando di far comprendere come fosse incivile tenere un territorio così bello e vasto nella prigionia dell’inquinamento – ricorda il consigliere regionale -. Infatti, celebrare nel 2024 l’entrata in esercizio di un depuratore somiglia un po’ alla vendita di un Commodore 64 nei tempi dell’intelligenza artificiale. Ma purtroppo la vita in generale, e quella amministrativa in particolare, sono fatte di queste cose, per cui è necessario soffrire tenendo in alto la bandiera del buon senso anche quando il senso comune ti sta mettendo alla gogna; e ciò accade perché le prove si possono dire superate quando ciò che producono ha durata e non il sapore effimero di un’ora di celebrità. Ringrazio i dirigenti e i tecnici regionali impegnati dal 2009 ad oggi – e per loro Anna Maria Iannarelli, Luca Limongelli, Andrea Zotti -, i dirigenti e i tecnici di AQP – e per loro Massimiliano Bianco, Nicola Di Donna e Francesca Portincasa -, l’avvocatura regionale – e per loro la coordinatrice Rossana Lanza e l’avvocato della causa Carmela Capobianco, l’impresa appaltatrice Putignano di Noci e tutte le maestranze, e l’amministrazione comunale di Manduria, per ultimo l’attuale Sindaco Gregorio Pecoraro, che ha dovuto sopportare anche il peso di decisioni impopolari ma giuste” conclude il presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione della Regione Puglia.
L’impianto, lo ricordiamo, è dotato di una condotta di 12 chilometri, che farà convogliare le acque di fogna verso il nuovo depuratore, un impianto attualmente dimensionato per gestire 5mila metri cubi al giorno. Le acque, depurate e affinate con standard adatti al riuso in agricoltura, confluiranno infine attraverso una condotta di 4,5 chilometri in 12 trincee drenanti. L’impianto è stato in gran parte già realizzato con enormi vasche a poche decine di metri dal quartiere residenziale avetranese di Urmo Belsito, che accoglieranno i liquami grezzi delle fogne di Manduria e Sava che la stazione di pompaggio situata nel vecchio depuratore di Manduria, spingerà verso la costa. La fase di depurazione e affinamento dei reflui avverrà in un secondo momento con sistemi di biofiltrazione, naturale e meccanica, nel passaggio delle vasche di raccolta, prima di essere convogliati a circa 5 chilometri di distanza nelle trincee drenanti previste in contrada Masseria La Marina a San Pietro in Bevagna. Un altro scarico emergenziale, che entrerà in funzione quando le trincee drenanti non riusciranno ad assorbire la quantità di reflui in eccesso (per super produzione a monte o precipitazioni piovose estreme), oppure in caso di guasti al sistema, è previsto con destinazione finale nel mare di Torre Colimena. Entro il 2027, secondo il programma riconfermato poco meno di un anno fa, anche le Marine dovrebbero essere infrastrutturate, mentre entro il 2034 dovrebbe essere completata anche tutta la parte dedicata al recupero delle acque da utilizzare tanto per l’irriguo, che per la pulizia delle strade e per l’utilizzo da parte degli interventi dei Vigili del Fuoco.
Il costo complessivo della costruzione del depuratore, comprensivo di trincee drenanti e tubature è stato di 17,5 milioni di euro. L’importo contrattuale dell’appalto è di circa 12,7 milioni.
La speranza è che tutto possa avvenire non solo nel rispetto delle leggi e quindi dell’ambiente, garantendo così da un lato un servizio ai cittadini non più rinviabile e nello stesso tempo impedendo che un impianto di questa portata offuschi anche solo in parte la bellezza del nostro territorio, come il bacino di Torre Colimena nel quale si nutrono pesci, tartarughe, fenicotteri. Un’ecosistema che potrebbe subire danni importanti qualora si dovesse essere costretti a far confluire nel bacino di Torre Colimena e, di conseguenza, nel mare le acque reflue prodotte dal depuratore.
(leggi tutti gli articoli sul Depuratore Sava Manduria https://www.corriereditaranto.it/?s=depuratore&submit=Go)

