“Tutto quello che avevamo è la fantasia e tu ci hai rinunciato”. A, sindacabile, parere di chi scrive è questa la frase cult di “Joker: folie à deux”, l’attesissimo sequel di Joker, campione di incassi (ma dicono sia costato tantissimo) in questo momento in Italia grazie ad una super distribuzione (ben 603 sale).
L’ha pronunciata Harley Quinn, il personaggio interpretato da Lady Gaga che gareggia a togliere la scena a quello di Arthur Fleck, interpretato da un comunque superbo Joacquin Phoenix. Per dirla tutta sembra che il film sia stato cucito addosso alla cantante statunitense di origine italiana (all’anagrafe Stefani Joanne Angelina Germanotta) per metterla a suo agio in questa sorta di film multi genere che prende la forma di musical (dove trova spazio il cantato di Lady G) ad intervalli quasi regolari (a parte gli ultimi 25 minuti, i migliori di tutto il film, dove finalmente si aggiunge un po’ di ritmo).
Nel 2019 il film diretto da Todd Phillips, dietro la macchina da presa anche in questo sequel, aveva sorpreso tutti, vincendo il Leone d’oro a Venezia e arrivando poi a vincere due Oscar nel 2020.
La trama
Rinchiuso nel manicomio criminale di Arkham, Arthur Fleck, ha ormai inibito la sua metà oscura ed è in attesa di andare a processo per i crimini (cinque omicidi, di cui uno in diretta tv) commessi nel primo film. L’incontro con Harley Quinn, interpretata da Lady Gaga, risveglierà in lui il suo alter ego Joker, personaggio pubblico, divenuto iconico, che tutti vogliono vedere emergere. Questa sua metà oscura sembra abbia preso il sopravvento, non tanto su sé stesso, ma su tutti coloro i quali da fuori lo guardano come un leader carismatico dal quale si aspettano ora un gesto semplice come può essere raccontare una barzelletta (glielo chiedono in continuazione i suoi secondini), oppure estremo, come se dovesse dare il via ad una rivoluzione attraverso gesti eclatanti.
Fleck, invece, deluderà tutti, compreso Harley Quinn – “Tutto quello che avevamo è la fantasia e tu ci hai rinunciato” – decidendo di tornare nell’ombra, abbandonandosi al suo triste destino, ed essere Arthur, l’uomo invisibile che prima di essere un pluriomicida aveva vissuto una vita di emarginazione ed alienazione.
Cosa non va
La sceneggiatura è traballante, non ci sono grossi colpi di scena e non c’è suspence né viene approfondita la storia d’amore tra i due personaggi principali, che pure poteva creare un certo appeal negli spettatori. “Joker: folie à deux”, è stato definito dai critici cinematografici americani un film destrutturato che mescola diversi generi dal cinecomic, al musical (le canzoni invadono la narrazione, in qualche modo la disturbano e quasi spazientiscono lo spettatore che se potesse, in sala, farebbe skip), dal thriller carcerario (Shutter Island?) al classico dramma processuale alla Sidney Lumet ( “Il verdetto, “Terzo grado “, “Per legittima accusa”). E per non farsi mancare nulla, in apertura di film, anche un cartoon in stile Looney Tunes che in un certo senso spiazza subito lo spettatore.
Cosa va
Il film si regge sull’interpretazione di altissimo livello dei due protagonisti ed è per questo che si lascia comunque vedere. Joaquin Phoenix è superbo nell’interpretare un personaggio che prende spunto in qualche modo da quelli interpretati da Robert De Niro in “Taxi Driver” e in “Cape Fear – Promontorio della Paura” (stesso fisico smagrito, emaciato, stessa interpretazione intensa che ricorda anche la trasformazione fisica di Christian Bale ne “L’uomo senza sonno). Una sequenza si eleva su tutte, quella in cui diviene avvocato di sé stesso.
L’importanza cruciale del suo personaggio, vede, invece, Lady Gaga a suo agio nel ruolo della super fan mentalmente disturbata di Joker. Piromane di famiglia altolocata, internata ad Arkham per i suoi attentati incendiari, Harley Quinn è colei che attraverso la sua passione ossessiva per Joker fa ritrovare, ma non per sempre, in Arthur la fiducia nel proprio doppio.
Ed è proprio la doppiezza dei personaggi (Arthur/Joker, Lee/Harley) e la dualità rappresentata nel film (realtà/immaginazione, follia/integrità mentale) che lascia riflettere. Il protagonista è un antieroe tragico che decide di andare controcorrente dopo aver ispirato fan, seguaci e imitatori nei confronti dei quali è quasi costretto, nonostante le sue tante fragilità, per compiacerli a mostrarsi all’altezza del personaggio che si è creato. Un po’ come tante effimere celebrità dei nostri tempi che si costruiscono un personaggio, salvo poi rimanerne vittime pur di continuare ad avere successo.
“Joker: folie à deux” alla presentazione alla Mostra del cinema di Venezia aveva ricevuto 12 minuti di applausi. Quegli applausi, tributati dal pubblico con il cast presente in sala, alla fine non sono risultati un indicatore affidabile del gradimento effettivo di un film, comunque, da vedere.


