Oltre 2.500 euro spesi nel 2023, pro capite, per il gioco d’azzardo online: è questa la cifra preoccupante emersa, per la provincia di Taranto, dal recente report “Non cosi piccoli: l’azzardo online nei piccoli comuni italiani”, stilato da CGIL e Federconsumatori. I piccoli comuni del Tarantino si posizionano, infatti, al quinto posto in Italia per spesa media annuale, superando di gran lunga il dato medio nazionale (che si aggira sui 1.600 euro annuali pro capite), ma anche quello pugliese, che si ferma a 1.815 euro.
Tra i comuni più “spendaccioni” Martina Franca e Pulsano, il primo con una giocata procapite per la popolazione compresa tra 18 e 74 anni di oltre 6mila euro, il secondo con cifre che sfiorano i 4mila euro. Numeri che rivelano come la ludopatia sia una dipendenza in crescita continua, soprattutto alle nostre latitudini ed in particolar modo tra gli uomini di età compresa tra 20 e 55 anni. Per quanto, infatti, le cause di questo disturbo non siano ancora chiare alla comunità scientifica, sembra che tra i fattori che aumentano il rischio d’insorgenza ci sia anche la provenienza da un contesto sociale ed economico piuttosto povero.
Dal report precedentemente citato emerge che a mostrare il colore nero per la maggior diffusione del gioco d’azzardo online è proprio il Mezzogiorno, rivelando numeri più alti nelle zone in cui la concentrazione della malavita organizzata è maggiore. Per capire se esiste davvero una correlazione tra i due dati e approfondire le cause e le possibili soluzioni alla dipendenza dal gioco d’azzardo abbiamo interpellato lo psicologo e psicoterapeuta Armando De Vincentiis.
Dottor De Vincentiis, come nasce la dipendenza dal gioco d’azzardo?
“L’ipotesi che sta alla base dell’insorgenza della dipendenza è la seguente: se gioco posso fare una buona vincita e sistemare i miei problemi. Quando, poi, si riesce a vincere qualche piccola somma nella mente del ludopatico si fa strada l’equazione gioco=vinco ed ecco che la trappola è scattata. Alla base della ludopatia, infatti, c’è una vera e propria trappola mentale, secondo cui anche le perdite a cui si va inevitabilmente incontro sono compensate da altre vincite occasionali. In molti casi non è più il denaro vinto a creare gratificazione ma la vincita in sé a garantire la “botta dopaminergica”: come in ogni dipendenza, che sia dal denaro, da una persona, dalla droga, a quel punto si rincorre semplicemente la sensazione di benessere provata in precedenza. Smettere di giocare provoca un calo di dopamina e l’esperienza vissuta dal ludopatico suggerisce che solo tornare a scommettere (ad esempio) può regalargli quella sensazione di appagamento provata in precedenza e che non riesce a trovare altrove nella sua vita”.
È possibile curare la ludopatia e come?
“È assolutamente possibile, anche se la terapia non è affatto facile: esistono dei protocolli che prevedono il tentativo, almeno nelle fasi iniziali, di creare una dipendenza positiva (che può essere verso un terapeuta o una comunità, per fare degli esempi), in modo da eliminare la possibilità di mettere a repentaglio la propria situazione economica e, con essa, la propria vita privata: spesso, infatti, il ludopatico arriva a perdere la propria famiglia o il lavoro a causa di questa dipendenza. È importante attuare anche una sorta di “ristrutturazione cognitiva”, cioè trasmettere al paziente (in un secondo momento) che la vera vincita sta nel non giocare. Tuttavia, almeno nelle fasi iniziali, coloro che hanno sviluppato una dipendenza dal gioco d’azzardo non riescono a basare le proprie decisioni su formule economiche che mostrano il risparmio ottenuto senza giocare, dal momento che la voglia di ritrovare la “botta di dopamina” è molto più forte. In definitiva, sulla base della personalità e delle esigenze del paziente, si tenta di trovare una gratificazione migliore rispetto a quella dettata dal gioco e dalle vincite casuali.
Esiste un legame tra ludopatia e contesto economico disagiato?
“Non possiamo stabilire che tra povertà e ludopatia esista un preciso rapporto causa-effetto, ma i dati emersi dall’indagine di CGIL e Federconsumatori suggeriscono comunque una correlazione: insomma, sembrerebbe che nel momento in cui si hanno meno possibilità economiche si abbia maggiore necessità di migliorare la propria situazione, magari con meno fatica possibile. Effettivamente, considerando che il contesto del Tarantino è prevalentemente caratterizzato da lavoro precario e disoccupazione, si potrebbe ipotizzare che la sensazione di non riuscire a migliorare le proprie condizioni economiche in altro modo possa rientrare tra i motivi che spiegano l’aumento delle cifre giocate online e delle persone affette da ludopatia, per le quali la voglia di riscatto può contribuire a far scattare la trappola mentale tipica delle dipendenze. Ma quali sono gli ultimi dati sul nostro territorio? Ne parleremo a breve, nella seconda parte della nostra mini inchiesta sul gioco d’azzardo a Taranto, approfondendo il quadro che emerge dalla nostra città insieme all’equipe del Servizio Gioco d’azzardo e dipendenze comportamentali dell’ASL ionica”.

