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La sospensione anticipata del Consiglio comunale di Massafra, a seguito delle dimissioni contestuali dalla carica di quattordici dei ventiquattro consiglieri, lascia in sospeso tra le altre anche la questione relativa al progetto per la realizzazione di un impianto di essiccamento e recupero energetico dei fanghi da realizzarsi nell’area PIP del Comune di Massafra”, presentato (anche se sarebbe meglio dire ripresentato) dalla S.T.F. Puglia S.r.l. Non un problema da poco, come vedremo adesso.

A tale richiesta ha infatti fatto seguito il 5° Settore Pianificazione ed Ambiente della Provincia di Taranto, che ha convocato una Conferenza dei Servizi avente ad oggetto l’istanza “per il rilascio del Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR) ai sensi dell’art. 27-bis del D.Lgs 152/2006 s.m.i. relativo al progetto per la realizzazione di un impianto di essiccamento e recupero energetico dei fanghi da realizzarsi nell’area PIP del Comune di Massafra”. Un progetto identico venne bocciato anni addietro (l’impianto si chiamava appunto STF) dopo aver ottenuto il parere negativo da parte di tutti gli enti preposti alla valutazione dello stesso, oltre dalla giustizia amministrativa (Tar Lecce).

Un impianto di essiccamento fanghi

Per spiegare di cosa stiamo parlando però, dobbiamo fare un piccolo passo indietro nel tempo. Il 14/03/2012 la Società S.T.F. Puglia S.r.l. presentava alla Provincia di Taranto un‘istanza, in forma coordinata, per l’acquisizione del giudizio di compatibilità ambientale e contestuale rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale (VIA/AIA) per la realizzazione di un impianto di essiccamento e recupero energetico dei fanghi, da ubicarsi in agro di Massafra; l‘impianto, definito dalla società proponente, di essiccamento e recupero energetico di fanghi, tramite termovalorizzazione, viene destinato allo smaltimento, mediante combustione, di fanghi derivanti da impianti di trattamento delle acque reflue, da realizzare e gestire dalla ditta S.T.F. Puglia srl; il sito di progetto è prossimo alle discariche esaurite del Comune di Massafra e all’impianto di preselezione, biostabilizzazione e produzione di cdr e relativa discarica in esercizio gestiti dalla Società CISA spa e, non lontano, da analoghi impianti in essere e in fase progetto.

Il 27 novembre 2014 si concludeva la procedura con un diniego all’autorizzazione da parte della Provincia, giungendo, ma nel luglio 2015 il TAR accoglieva l’istanza della società richiedente finalizzata ad opporsi al citato diniego ed ha riaperto la procedura. Successivamente, dopo una serie infinita di richieste di documenti e integrazioni, il 15 dicembre 2016 il Comitato Tecnico Provinciale esprimeva parere favorevole chiedendo comunque che venissero rispettate tutte le prescrizioni già introdotte da Arpa Puglia e da Asl. Il 29 maggio 2017 scorso il Comune di Massafra rende parere sfavorevole rappresentando la delibera di Consiglio Comunale del 22 novembre 2016, nella quale ribadiva la contrarietà alla realizzazione di impianti nel territorio in grado di produrre emissioni insalubri e inquinanti, richiamando anche la norma regionale sui rifiuti speciali sulla distanza degli impianti e invocando il principio di precauzione. Con l’ARPA Puglia che, nella conferenza dei servizi del 4 luglio 2017, rilasciava ancora e conclusivamente un parere non favorevole già espresso con una nota del 6/4/2016. Ciò nonostante, con determinazione dirigenziale n.47/2018 il Dirigente del Settore Pianificazione e Ambiente della Provincia di Taranto rilasciava provvedimento favorevole di compatibilità ambientale e l’Autorizzazione Integrata Ambientale per l’impianto di incenerimento e successivo recupero energetico dei fanghi in Massafra. Decisione avverso la quale il comune di Massafra ricorse al Tar, che con sentenza del 10 gennaio 2019 dava ragione su tutta la linea, in particolar modo per quanto concerneva le problematiche ambientali alla posizione dell’ente e di Arpa Puglia.  

Tornando all’attualità, lo scorso 10 settembre l’Amministrazione comunale di Massafra appena decaduta ha nuovamente espresso il proprio motivato dissenso, sotto il profilo ambientale, all’insediamento dell’impianto attraverso la Deliberazione di Giunta Comunale n.212 del 10/09/2024. Questo perché precedentemente era stato inviato alla Provincia da parte dell’Ufficio della 5^ Ripartizione Urbanistica del Comune di Massafra (Prot. N.0032213/2024 del 29/08/2024 e la successiva Nota integrativa (Prot. N.0033063 2024 del 05/09/2024), il parere con cui il Dirigente dell’Ufficio Urbanistico certificava che l’intervento proposto si configura in variante rispetto al vigente PUG (Piano Urbanistico Generale), approvato con deliberazione del C.C. N. 74/2023 del Comune di Massafra, e che l’organo competente ad esprimersi in merito all’adozione della succitata variante urbanistica è il Consiglio comunale attraverso un proprio atto (come previsto dagli artt. 8 e 12 della Legge Regionale n. 20-2001 in base ai quali è individuata la competenza esclusiva del Consiglio Comunale per la variazione delle Previsioni del Piano Urbanistico Generale), che avrebbe dovuto essere approvato proprio nelle due sedute convocate il 10 e l’11 ottobre saltate a causa dello scioglimento anticipato.

Nella delibera della Giunta comunale si legge che premettendo che Massafra è stata dichiarata “area ad elevato rischio di crisi ambientale” con Delibera del Consiglio dei Ministri in base alla Legge n.305 del 1989,  condizione per la quale il PRGRS della Puglia (Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Speciali) prevede un vincolo di tipo penalizzante rispetto alla realizzazione di questo tipo di impianti, il progetto in questione risulta in contrasto con le previsioni dell’art. 84/S delle N.T.A. del PUG di Massafra secondo cui il sotto contesto territoriale “C.U. 6.5 Contesto Urbano della Piattaforma Produttiva Piano di Insediamento Produttivo”, inserito nel Contesto Urbano della Piattaforma Produttiva C.U. 6, che ai sensi dell’art. 65/S del PUG, è destinato alla delocalizzazione degli insediamenti produttivi e commerciali posti a ridosso della Strada Statale 7 e della zona ferroviaria Bari-Taranto”. In tale contesto trovano posto prioritariamente le attività produttive che vorranno delocalizzarsi, con lo specifico obiettivo di delocalizzare le numerose attività dislocate lungo l’asse della SS7 che interrompono la visione di insieme del nucleo storico della città, consentendo nel contempo la rinaturalizzazione dell’area e la sua destinazione a servizio del centro storico attraverso forme di incentivazione urbanistica e premialità volumetriche.

Viene inoltre rilevato che, sotto il profilo urbanistico, la variante proposta risulta in contrasto con lo strumento urbanistico vigente e che la previsione di utilizzo delle aree del contesto per l’insediamento dell’attività proposta, in considerazione della mancanza di concrete alternative previste dall’attuale dimensionamento del Piano, impedirebbe la delocalizzazione delle attività produttive e commerciali poste a ridosso della Strada Statale 7 impedendo la riqualificazione urbanistica dell’area, che rappresenta uno dei principali obiettivi dello strumento urbanistico generale.

Inoltre, viene fatto notare come la Via Appia è stata di recente inserita nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO e che pertanto la riqualificazione urbanistica del tracciato prefigurata dallo strumento urbanistico generale risulta pienamente in linea con gli obiettivi di valorizzazione turistico culturale del tracciato stradale, e pertanto meritevole di conferma e rafforzamento rispetto alle linee programmatiche amministrative ed urbanistiche. E pertanto la variante proposta stravolge e, di fatto, vanifica una delle direttrici fondamentali di intervento prefigurate dal Piano Urbanistico Generale della città. In ultimo, ma non per importanza, viene rilevato altresì che, in considerazione del prevedibile impatto in termini di emissioni odorigene dell’attività, sotto il profilo urbanistico-territoriale, l’ubicazione proposta, caratterizzata da ridotta distanza e collocazione a sud-est rispetto all’abitato di Massafra dell’impianto produttivo, si rivela quantomai inadatta a tutelare gli abitanti rispetto a tale impatto in considerazione dello spirare in via prevalente sull’abitato dei venti provenienti dai quadranti sud e sud-est. E che per le medesime motivazioni tale impatto odorigeno condizionerebbe ulteriormente le possibilità di riqualificazione urbanistica ed edilizia delle aree prospicienti la Statale Appia ed ubicate a sud del centro Storico.

Per tutte queste motivazioni, la Giunta aveva espresso il suo parere negativo alla variante al Piano Urbanistico Generale del Comune di Massafra, riguardante la realizzazione dell’impianto di “essiccamento e recupero energetico dei fanghi” proposto dalla Società STF Puglia all’interno dell’area PIP del Comune di Massafra, prendendo atto che “la variante pregiudicherebbe in maniera irriversebile lo sviluppo dell’accesso alla parte storico della Città e dell’area immediatamente propsiciente la Stata Statale SS7 “Appia”.

E dando quindi mandato al Presidente del Consiglio di trasmettere urgentemente alla Provincia di Taranto il parere negativo, ai fini della procedura di VIA-AIA in corso per la realizzazione del suddetto impianto. Questo perché ai sensi del comma 7 dell’art. 27bis del Dlgs 152/2006 la determinazione motivata di conclusione della conferenza di servizi costituisce il provvedimento autorizzatorio unico regionale e comprende, recandone l’indicazione esplicita, il provvedimento di VIA e i titoli abilitativi rilasciati per la realizzazione e l’esercizio del progetto. E che nel caso in cui il rilascio di titoli abilitativi settoriali sia compreso nell’ambito di un’autorizzazione unica, le amministrazioni competenti per i singoli atti di assenso partecipano alla conferenza e l’autorizzazione unica confluisce nel provvedimento autorizzatorio unico regionale.

Il problema adesso è che la Conferenza dei Servizi potrà esprimersi superando la questione della variante al PUG anche in caso di silenzio da parte dell’amministrazione comunale, trattandosi di art. 208 in tema di rifiuti. Ma non è detto che poi la nuova amministrazione comunale possa nuovamente fari ricorso al Tar di Lecce contro un eventuale parere positivo alla realizzazione dell’impianto.

Una visuale della Cisa SpA

Quasi adiacente a quella individuata dalla STF, seppur separata dalla SS 100, si trova invece l’area sulla quale la Cisa SpA ha presentato alla Provincia di Taranto Settore Pianificazione e Ambiente un’istanza per l’avvio del procedimento di PAUR (Provvedimento Autorizzativo Unico Regionale) del progetto per la ‘Realizzazione di una piattaforma per lo stoccaggio e il trattamento di rifiuti liquidi non pericolosi’, di cui ci siamo occupati recentemente. La società di proprietà dell’imprenditore Antonio Albanese, che gestisce l’ampia discarica situata in Contrada Forcellara San Sergio, ha infatti presentato nei mesi scorsi alla Provincia di Taranto Settore Pianificazione e Ambiente un’istanza per l’avvio del procedimento di PAUR (Provvedimento Autorizzativo Unico Regionale), finalizzato ad ottenere il via libera al progetto che rientra nella tipologia degli impianti di smaltimento e recupero di rifiuti non pericolosi, con capacità superiore a 100 tonnellate al giorno, mediante operazioni di incenerimento o di trattamento, e secondo la documentazione presentata dall’azienda non ricade, neppure parzialmente, in aree naturali protette nazionali (L.394/1991) e/o comunitarie (siti della Rete Natura 2000).

Anche la Cisa spa, come la STF srl, ci riprova visto che una proposta identica venne avanzata dalla società nel febbraio del 2012, per la realizzazione della quale era stato previsto all’epoca un finanziamento pari a 7.475.000,00. La nuova richiesta riguarda quindi ancora una volta la realizzazione di una nuova piattaforma per lo stoccaggio e il trattamento di rifiuti liquidi non pericolosi. L’impianto, secondo la documentazione presentata dalla società, riceverà per il trattamento circa 480 mc/giorno di rifiuti liquidi conferiti tramite autobotti e scaricherà le acque depurate in corpo idrico superficiale a seguito di trattamenti depurativi. In sintesi l’opera sarà composta da diversi fabbricati e impianti disposti su due isole e un gruppo di serbatoi verticali utilizzati per lo stoccaggio iniziale dei rifiuti in entrata. I principali impatti ambientali sulle componenti atmosfera, acqua e rumore, sempre secondo la società, saranno particolarmente ridotti grazie all’installazione di adeguati sistemi di trattamento e presidi ambientali. Inoltre, il procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale comprenderà anche la valutazione di incidenza in quanto il progetto interferisce l’Area delle gravine che dista circa 330 metri dall’area di progetto.

Non sappiamo come termineranno i due procedimenti di cui seguiremo senz’altro gli sviluppi, ma la nostra sensazione è che ancora una volta si voglia continuare a trasformare la provincia ionica in un enorme impianto di discarica e trattamento di rifiuti. Non che il problema dello smaltimento dei rifiuti nella nostra provincia, nel capoluogo e nella Regione non esista, anzi. Ma crediamo anche che insistere pervicacemente sempre sulla stessa strada e sugli stessi territori, che già soffrono della presenza di diversi impianti da molti anni sia quanto meno fuori luogo.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/06/23/rifiuti-liquidi-la-cisa-ci-riprova/)

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