L’altoforno 1 di Acciaierie d’Italia è ripartito oggi alle 17. La cerimonia per la sua riaccensione si è svolta alla presenza del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, dei commissari straordinari di ADI, di rappresentanti istituzionali e di associazioni datoriali. Assente il sindaco e presidente della provincia di Taranto, Rinaldo Melucci, che già venerdì scorso aveva informato della sua decisione di disertare l’evento. Mentre all’esterno della grande fabbrica andava in scena una protesta di diverse associazioni cittadine contrarie alla ripartenza dell’impianto alimentato a carbone.
Nonostante il riavvio, avvenuto dopo oltre un anno di interventi di manutenzione, la prima colata di ghisa avverrà presumibilmente questa notte. La produzione sarà inizialmente di 1.000-1.500 tonnellate al giorno, ma nell’arco di una settimana salirà alle consuete 5.000 tonnellate circa, l’equivalente dell’attuale produzione dell’Afo4, l’unico altoforno rimasto attivo fino ad oggi. Tuttavia, come riportato nei giorni scorsi, nei primi mesi del 2025 l’Afo1 verrà nuovamente fermato per la sostituzione del crogiolo, un’operazione che richiederà tra i quattro e i cinque mesi. Lo stop avverrà dopo il riavvio e la stabilizzazione dell’altoforno 2, presumibilmente a febbraio/marzo. L’Afo2, fermo da gennaio 2024, necessita di essere svuotato della ghisa solidificata, ossia la “salamandra”, lasciata dalla gestione aziendale precedente. Anche questo impianto peraltro avrà bisogno in un secondo momento di un nuovo crogiolo. Con due altiforni accesi, si arriverà ad un tasso di utilizzo della capacità produttiva dell’ex Ilva superiore al 40%, per una produzione di 5 milioni di tonnellate nel 2025 (mentre per l’anno in corso l’output è atteso a 2 milioni di tonnellate). La riaccensione degli altiforni rientra nel Piano industriale redatto dai commissari straordinari, che punta ad aumentare il valore del complesso aziendale al momento della prevista cessione attraverso il ripristino dell’operatività aziendale nel breve e l’avvio di un percorso di rilancio che, in una logica di radicale discontinuità rispetto alla precedente gestione, consenta al complesso aziendale di raggiungere i livelli di break-even nel breve periodo, ossia volumi di produzione di acciaio grezzo pari a 6 milioni di tonnellate all’anno. Il piano di revamping degli impianti esistenti andrà avanti dunque fino al raggiungimento di questi livelli produttivi tra il 2026 e il 2027.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/10/11/lex-ilva-e-il-gioco-degli-altoforni/)
“La riaccensione dell’altoforno 1 rappresenta il risultato tangibile di un intenso lavoro di squadra, che coinvolge non solo Acciaierie d’Italia in Amministrazione straordinaria e le sue persone, ma anche le istituzioni governative e tutti i partner industriali” ha dichiarato Giancarlo Quaranta, commissario straordinario di AdI in occasione del riavvio di Afo 1 presso l’impianto siderurgico dell’ex Ilva a Taranto. “Il ripristino di Afo1 segna il primo passo necessario che porterà alla decarbonizzazione e all’implementazione dei forni elettrici grazie a ingenti investimenti. Aver raggiunto questo traguardo, ci consente di guardare con fiducia al futuro non solo dello stabilimento di Taranto, che torna a essere un attore chiave nel rilancio della siderurgia italiana e che avrà’ come obiettivo la decarbonizzazione, ma anche degli altri stabilimenti AdI in AS”, ha continuato Quaranta. “Acciaierie d’Italia in Amministrazione straordinaria continuerà a lavorare per raggiungere gli ambiziosi obiettivi produttivi e ambientali fissati nel Piano di Ripartenza, contribuendo alla competitività del settore, all’innovazione tecnologica e alla crescita economica del Paese a beneficio prima di tutto delle migliaia di persone che vogliono continuare a lavorare e crescere nell’acciaieria di Taranto”, ha concluso il commissario. Come specificato in una nota dall’azienda, “l’avviamento dell’Afo1, con l’incremento della capacità produttiva, è indispensabile al processo di trasformazione dell’impianto con i forni elettrici che, quando saranno realizzati, porteranno al definito spegnimento dei forni a caldo. L’Afo1 consentirà nella transizione una produzione sufficiente a garantire le risorse economiche per la sopravvivenza dello stabilimento”. Il riavvio, inoltre, “si basa su un netto miglioramento delle prestazioni ambientali grazie anche all’installazione dell’impianto di abbattimento degli NOx, SOx e delle polveri al camino della Centrale Termica. Nello specifico, i lavori si sono svolti e completati in coerenza con l’adozione delle migliori tecnologie disponibili richieste dal piano di ripartenza. Gli interventi hanno riguardato il ripristino del refrattario interno, del piano tubiere e la manutenzione di sistemi ausiliari essenziali a garantire una marcia stabile e sicura” si legge ancora nella nota. Inoltre, secondo AdI in As, il “riavvio dell’altoforno conferma l’impegno dell’attività commissariale e del Governo italiano nel favorire la rinascita dello stabilimento, la continuità dell’intera azienda e il rafforzamento competitivo e strategico della siderurgia italiana a beneficio dell’intero Paese. Questo progresso produttivo, combinato con l’attuazione di interventi di miglioramento ambientale, contribuisce a rafforzare la competitivita’ del sito a livello nazionale e internazionale” concludono dall’azienda.
“Per il rilancio dell’ex Ilva e per portare avanti la procedura di vendita era assolutamente necessario riattivare l’Afo 1 e mi stupisco che qualcuno si stupisca, probabilmente non ha mai letto i documenti o non ha mai partecipato a riunioni o se lo ha fatto era assente“. Così ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, presento oggi nello stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto. Inoltre, “per ottenere il via libera della Commissione europea al prestito ponte i commissari hanno dovuto dimostrare che quel prestito era restituibile nei tempi prefissati e con gli interessi. E per dimostrare che era restituibile, dovevano dimostrare con voi che gli impianti fossero attivi, altrimenti non saremmo stati autorizzati al prestito ponte. E’ elementare. Lo sapevano tutti e tutti lo hanno condiviso”, ha sottolineato Urso, spiegando che “ora questo ci permetterà di passare alla fase decisiva, in cui coloro che hanno visitato gli impianti e coloro che si apprestano a ottenere tutte le informazioni per assumere la loro decisione possano fare quell’offerta necessaria per l’assegnazione dell’ex Ilva”. Affermazioni sulle quali però dissente il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano. “Non è vero che sia stato concordato alcunché con le istituzioni comunali e regionali. Tutti ci aspettavamo l’inizio dei lavori per la costruzione dei forni elettrici DRI per attuare la decarbonizzazione, con abbattimento delle emissioni nocive per la salute del 95% e del CO2 del 50%. Come è noto il Governo ha definanziato la costruzione dei forni elettrici a DRI, che erano invece previsti dal PNRR, ed il ministro Pichetto Fratin nel corso della Fiera del Levante dell’anno scorso si era impegnato a rifinanziare con l’FSC nazionale la costruzione dei forni elettrici da parte della società governativa guidata da Stefano Cao. In questo ambito avevamo sempre sconsigliato la riattivazione dei forni a carbone per evitare infrazioni europee già segnalate dalla Corte di Giustizia e la possibile riattivazione di fonti inquinanti che avrebbero potuto determinare la commissione di altri reati. Tanto era stato ribadito da me personalmente ai Commissari nominati dal Governo nel corso dell’audizione che si è svolta presso il Consiglio regionale della Puglia e anche a loro avevamo sconsigliato la strada che oggi è stata intrapresa” ha affermato il presidente Emiliano.
“La riaccensione di Afo 1 – ha continuato Urso -, è una tappa assolutamente necessaria di un percorso che ho presentato proprio qui il 27 di febbraio”, ricordando che la prima fase per l’assegnazione a un nuovo proprietario “si è conclusa: quella della manifestazione di interesse, e siamo ora alla seconda fase, in cui attraverso la data room le informazioni sono date alle imprese nazionale e internazionali che hanno presentato la manifestazione di interesse, di cui tre – e pochi ci credevano – per l’intero asset produttivo, tre tra i più grandi player internazionali”. Al momento, ha continuato Urso, “questa seconda fase è quella che ritengo decisiva, quella in cui questi player presenteranno un piano industriale, un piano produttivo, un piano occupazione che abbia l’obiettivo della decarbonizzazione degli impianti e il passaggio all’uso della tecnologia green”. Urso ha inoltre specificato che con la riattivazione di Afo 1 torneranno a lavoro una parte dei lavori per i quali era stato sottoscritto con i sindacati l’accordo sulla cassa integrazione e che presto vedrà proprio i sindacati in occasione del tavolo a Palazzo Chigi (la convocazione è per il 30 ottobre) che “si riunirà ogni qual volta sarà necessario a segnare un percorso che insieme abbiamo tracciato e abbiamo condiviso e ci porterà alla decarbonizzazione degli impianti siderurgici italiani, attraverso anche l’assegnazione a player industriali che siano in condizioni di prendere la guida degli impianti, investire e realizzare che tutti insieme abbiamo tracciato”. “Il Governo usera’ il golden power con prescrizioni nella vendita dell’ex Ilva” ha poi detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, “a garanzia del percorso non ci sarà solo un Governo che, attraverso i commissari, sarà molto attento a che tutte le condizioni siano contrattualmente prescritte nella tappe che ci siamo prefissati ma noi comunque eserciteremo, attraverso l’utilizzo della golden power, i diritti che lo Stato oggi ha nel porre delle prescrizioni vincolanti non solo contrattualmente ma anche attraverso la golden power”, ha affermato Urso. “Credo che sia molto importante, è un segnale significativo all’industria italiana che ha bisogno di voi e dell’acciaio degli stabilimenti ex Ilva, un segnalo molto importante anche per l’Europa che vede finalmente l’industria italiana determinata a mantenere la sua leadership”, ha aggiunto il ministro. Il ministro tende ad escludere la possibilità che lo Stato resti azionista dell’ex Ilva. “L’esempio di questi cinque anni non è proprio edificante, perché il Governo di allora volle la partecipazione di Invitalia con una quota abbastanza significativa del 38% e i risultati sono quelli noti a tutti. Il fatto che lo Stato partecipi non è garanzia di successo, anzi l’esperienza di AdI dimostra esattamente il contrario”, ha detto Urso. “E’ chiaro che noi non siamo il Governo di allora che dà i soldi senza porre condizioni. Questo Governo ha un’altra politica che è quella di indicare la strada e garantire i cittadini e i lavoratori”, ha aggiunto a margine della riaccensione dell’altoforno 1 a Taranto. Infine, il ministro non sembra prendere in considerazione la possibilità di uno ‘spezzatino’ dell’ex Ilva. A fronte alla domanda se possa essere una soluzione ha replicato: “Tre player internazionali hanno presentato la manifestazione di interesse per tutto l’asset e qualcun altro potrebbe aggiungersi, perché la procedura di gara lo permette, anche in cordata. Io penso che potrebbero aggiungersi altri. Abbiate fiducia”.
Per l’occasione tornano a far sentire la loro voce anche i sindacati dei metalmeccanici. “L’intervento pubblico per mantenere saldo il gruppo e garantire ambiente e salvaguardia occupazionale per i lavoratori di AdI in AS, Ilva in ASE e appalto è una delle rivendicazioni che campeggia sul volantino che questa mattina la Fiom ha distribuito ai cancelli dello stabilimento di Acciaierie d’Italia” affermano dalla Fiom Cgil. “È l’iniziativa che come Fiom CGIL abbiamo messo in campo per la riaccensione dell’AFO1 alla presenza del ministro Urso per ribadire ciò che pensiamo: il Governo deve prendere la decisione di entrare nel capitale dell’ex Ilva per impedire quello che è accaduto in passato. È doveroso avere un piano industriale di rilancio produttivo e occupazionale per i lavoratori di ADI in AS, di Ilva in AS e dell’appalto che tuteli la salute dei cittadini e la sicurezza dei lavoratori, attraverso l’introduzione delle linee guida della VIIAS”. “Come Fiom Cgil abbiamo fortemente richiesto una presenza pubblica e criticato, durante tutti gli incontri istituzionali con il MIMIT, l’opzione di vendere separatamente gli stabilimenti del gruppo. È del tutto evidente che la vertenza ex Ilva si risolve tenendo insieme tutti i lavoratori degli stabilimenti del gruppo anche al fine di non causare un ulteriore indebolimento per la stessa strategicità della siderurgia per il nostro Paese” concludono dal sindacato dei metalmeccanici della Cgil.
“Non c’è nulla da festeggiare con il riavvio di Afo1 perché una parte dei lavoratori rimane in cassa integrazione. L’evento di oggi deve rappresentare, invece, un importante segnale di discontinuità per riaccendere le speranze dei lavoratori dell’ex Ilva. Con il riavvio del secondo altoforno ci sarà più disponibilità di acciaio da trasformare che deve portare al rientro di lavoratori dalla cigs anche a Genova e negli altri siti del gruppo”. Lo dichiarano Guglielmo Gambardella e Davide Sperti, rispettivamente segretario nazionale Uilm per la siderurgia e segretario responsabile Uilm Taranto. “Se oggi siamo nelle condizioni di poter parlare di futuro, è merito esclusivamente alle lotte che tutti i lavoratori hanno messo in campo negli anni per difendere il proprio posto di lavoro – sottolineano Gambardella e Sperti – mentre ArceloMittal gestiva il gruppo con la volontà di avviare i siti ad uno spegnimento irreversibile, accumulando debiti con il rischio altissimo di lasciare migliaia di famiglie senza un futuro”. “La Uilm ha sempre denunciato la gestione dell’ex ILVA a guida Morselli e la cattiva politica prometteva solo ammortizzatori sociali come fossero un obiettivo e non uno strumento transitorio” continuano. “Ora, parallelamente al Piano di Ripartenza di tutti gli altri impianti, è necessario avviare la progettualità per un diverso futuro produttivo per Taranto con l’installazione dei forni elettrici, come già previsto dal Programma dei Commissari Straordinari presentato il 22 luglio scorso” aggiungono. “L’adozione della nuova tecnologia è necessaria sia per una migliore ambientalizzazione della produzione ma, soprattutto, per la sostenibilità economica che, in ragione della prevista riduzione delle quote gratuite di CO2 del sistema ETS, sortirà inevitabilmente, salvo nuove o diverse indicazioni delle direttive europee in materia, una importante penalizzazione sui futuri bilanci dell’azienda, come sostenuto dai commissari nello stesso programma approvato dal MIMIT” proseguono. “Incominciare a parlare della riconversione della produzione a tecnologia da forno elettrico, ricercando la condivisione con le comunità locali, consentirebbe il riavvicinamento relazionale del sito produttivo alla città ed alla provincia di Taranto messo in discussione nel tempo dalle strumentalizzazioni politiche che hanno voluto mettere in contrasto” evidenziano. “Nei prossimi giorni saremo ancora impegnati nelle verifiche di monitoraggio del piano di ripartenza, sia a livello locale che nazionale, della riduzione della cassa integrazione e delle misure di intervento su ambientalizzazione, anche in prospettiva del previsto incontro del prossimo 30 ottobre presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri” concludono.
(leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)


Il ministro Urso ha fatto la sua marchetta quotidiana.
Ma i problemi restano enormi
Il buon senso avrebbe consigliato di ripristinare il crogiolo di Afo 1 e poi farlo ripartire in via definitiva.
Ma siccome siamo in Italia e a Taranto, dobbiamo fare vedere di aver fatto qualcosa e quindi si riavvia un altoforno per poi rifermarlo fra 5 o 6 mesi
O forse non si ha contezza dei problemi di Afo 2 e ci vorrà molto più tempo di quanto comunicato per ripristinarlo.
Probabilmente qualcuno sta barando, ma i potenziali acquirenti l’hanno capito benissimo e quindi si ripresenteranno solo dopo il pieno funzionamento di Afo 1 2 e 4.
Vedremo altre sceneggiate come questa, o faremo finalmente le persone serie??????
Saluti
Vecchione Giulio