Torniamo ad occuparci a distanza di qualche tempo della società Irigom, che lo scorso anno fu al centro di tante polemiche e proteste da parte di molti cittadini (oltre ad una serie di tavoli tecnici tra l’azienda, l’amministrazione comunale, l’Asl di Taranto, Arpa Puglia e un comitato di cittadini) a causa delle emissioni odorigene emesse dall’impianto situato a nord rione Tamburi nel quale effettua lo stoccaggio, trattamento e recupero di rifiuti non pericolosi.

Come si ricorderà, poco più di un anno fa l’attività dell’azienda ottenne una sospensione limitata comminata con una diffida dalla Provincia di Taranto, poiché, dopo accurate indagini, l’azienda venne individuata come una delle fonti delle emissioni odorigene che causarono nel periodo in questione innumerevoli disagi ai residenti delle vicinanze della zona industriale. La decisione fu presa considerando presunte inadempienze da parte dell’azienda riguardo a due prescrizioni contenute nell’autorizzazione all’attività: la necessità di implementare misure preventive contro la formazione di odori e la dispersione di aerosol e polveri, e l’obbligo che i rifiuti in ingresso siano privi di sostanze organiche putrescibili o che possano produrre odori.

A fronte di ciò, la società ha presentato una modifica all’impianto relativa “al progetto di adeguamento tecnico finalizzato a migliorare il rendimento e le prestazioni ambientali, per minimizzare quanto più possibile le eventuali emissioni odorigene”, presentato nell’ambito della procedura di Riesame dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) per la valutazione degli aspetti legati alle emissioni odorigene, che non erano stati considerati nel corso dell’iter istruttorio espletato per l’ottenimento del PAUR (Provvedimento Unico Autorizzatorio) rilasciato con Determina Dirigenziale n. 598 del 17/05/2021.

Iter avviato nel novembre dello scorso anno all’interno della Conferenza dei Servizi, con la documentazione che la società ha presentato ad agosto. Dopo aver ottenuto il parere favorevole espresso dal Comitato Tecnico Provinciale per l’Ambiente, rilasciato nella seduta del 24 settembre 2024, e il parere favorevole dal punto di vista igienico-sanitario rilasciato dall’ASL-SISP il 30/08/2024, espresso “sono fatti salvi i pareri, le certificazioni di tutti gli enti e/o organi in riferimento alle normative vigenti ed a valle delle migliorie che il Proponente intende attuare, si raccomanda di mettere in atto un sistema di monitoraggio in (continuo) integrato con la misura di concentrazione di odore e attuare tutte le misure necessarie in caso di superamenti dei valori soglia a salvaguardia e a tutela della salute pubblica”, la Provincia di Taranto ha deciso di non assoggettare la modifica progettuale proposta dalla Irigom S.r.l., ad alcuna procedura di valutazione ambientale (Verifica di Assoggettabilità a VIA e/o VIA)”.

Questo perché il settore Ambiente dell’ente di via Anfiteatro guidato dal presidente nonché sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, ha valutato che l’esame istruttorio della documentazione prodotta dalla società “ha evidenziato l’assenza di impatti significativi e negativi sull’ambiente degli interventi tecnici proposti, ha confermato l’assenza di impatti, neppure potenziali essendo esclusivamente volti a mitigare gli impatti odorigeni dell’impianto e la non necessità di procedere ad ulteriori fasi di approfondimento istruttorio attraverso l’avvio dei procedimenti di Verifica o di Valutazione ai sensi della Parte seconda del D. Lgs.152/2006 e s.m.i.”. Ed ha ritenuto che “la modifica proposta, in quanto non incidente sugli effetti ambientali attesi derivanti dal progetto nel suo insieme, può ritenersi pertanto non sostanziale, escludendo così la necessità di ricorrere a qualsivoglia ulteriore proceduraa patto che siano rispettate le sopracitate prescrizioni e raccomandazioni e tutte le ulteriori prescrizioni e condizioni a suo tempo impartite, giusto PAUR rilasciato con Determina Dirigenziale n. 598 del 17/05/2021”.

L’azienda tra le sue proposte ha evidenziato “per l’abbattimento delle eventuali emissioni odorigene in uscita dal camino E1 a servizio del capannone C1, si propone, in aggiunta ai presidi già installati, l’installazione di un impianto di filtrazione a secco dell’aria per l’abbattimento degli odori”;  per garantire un minore impatto ai recettori sensibili,” il gestore intende innalzare il camino di ulteriori 8 m (fino a raggiungere l’altezza totale di 25 m) ed implementare alla sommità un restringimento del diametro interno del camino. Tale accorgimento determinerà un aumento della velocità in uscita dell’effluente (fino a circa a 13 m/s); ciò avrà ripercussioni positive in termini di ricaduta degli inquinanti al suolo, con particolare riferimento alle sostanze odorigene, che risulteranno mitigate e meno impattanti ai recettori sensibili”; al fine di ottimizzare ancora il quadro emissivo, “si propone di ridurre i quantitativi di rifiuti/prodotti previsti in stoccaggio nell’area destinata al deposito di materiale in attrezzature scarrabili e/o altri idonei contenitori: in particolare, si propone di ridurre di 800 tonnellate il quantitativo ivi previsto, che saranno invece trasferite nell’ara denominata T1 che, in quanto coperta e chiusa su tre lati, risulta presumibilmente soggetta a fenomeni mitigativi nella dispersione di eventuali emissioni odorigene diffuse”; infine per limitare all’interno del capannone di lavorazione dei rifiuti (C1) eventuali cattivi odori connessi all’innalzamento delle temperature, “si propone l’installazione di un sistema di raffrescamento interno che garantisca – in particolar modo nei periodi più caldi dell’anno e nei punti più sensibili dei locali – il mantenimento di condizioni tali da abbattere la probabilità di accadimento di tali fenomeni”. 

Tutto bene, dunque? Non proprio. Perché la decisione della Provincia è giunta nonostante Arpa Puglia abbia avanzato una serie di osservazioni negative nel parere redatto lo scorso 29 agosto. L’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale sottolinea ad esempio come “la proposta di razionalizzazione dell’utilizzo dei portoni del capannone Cl avanzata dal Gestore (“allo scopo di evitare il più possibile eventuali emissioni fuggitive dal capannone verso l’esterno si intende intervenire sui portoni in modo da ridurre il numero e l’incidenza delle aperture di questi ultimi”) non è corredata da indicazioni sulle modalità di monitoraggio del numero e della durata degli eventi di apertura”; così come “l’uso di teli, con aperture in corrispondenza dei punti di passaggio degli operatori e dei punti di carico/scarico nastri della linea CSS, non appare poter garantire una efficace compartimentazione del capannone Cl in due campate”. Inoltre, nel parere viene anche ricordato come con il parere del 27/02/2024 ARPA Puglia aveva richiesto di documentare l’efficienza di abbattimento degli odori dell’impianto di filtrazione a secco che intende implementare, indicando gli esempi di impianti ove dette soluzioni impiantistiche sono state già adottate ovvero le fonti bibliografiche”: tale documentazione non è stata fornita dal Gestore. Con il medesimo parere, ARPA Puglia aveva chiesto all’azienda di modificare l’ipotesi progettuale, prevedendo la chiusura delle aree sotto tettoia ed il convogliamento delle emissioni generate ad un adeguato sistema di abbattimento mediante un sistema di estrazione. Nella proposta progettuale avanzata tale richiesta non risulta recepita” evidenziano dall’Agenzia.

Un momento delle proteste dei cittadini

Resta inoltre un problema non di poco conto sulle emissioni odorigene. Che spesso dipendono anche dalla direzione del vento e che nello scorso anno e per diversi mesi ha reso invivibile la zona dove sorge l’impianti, a causa degli odori nauseabondi patiti dei cittadini. La società ha presentato un documento che contiene uno studio modellistico realizzato dalla Progress s.rl.l, che rappresenta due scenari diversi. Arpa Puglia nel suo parere scrive che “nel primo scenario simulato la portata di odore oraria è variabile ed è proporzionale alla radice quadrata del rapporto fra la velocità del vento alla quota della sorgente e la velocità effettiva de/l’aeriforme nella camera di ventilazione durante i campionamenti; nel secondo scenario simulato la portata di odore oraria è costante ed è riferita alla velocità effettiva dell’aeriforme nella camera di ventilazione durante i campionamenti”. Nelle conclusioni dello stesso documento si può leggere che “nello scenario 1 i risultati delle simulazioni di dispersione mostrano quanto segue: Gli indici di impatto olfattivo simulato sono compresi fra 1 ouE/m3 e 2 ouE/m3 presso alcune aree industriali immediatamente adiacenti all’installazione in esame e ubicate fuori dal centro abitato di Taranto, nonché presso una piccola area del centro abitato di Taranto prospicente la Strada Statale 7, entro cui vi è la Scuola secondaria di primo grado “Ugo De Carolis” (ricettore sensibile n. 10, dove l’indice di impatto è 1,3 ouE/m3) e una parte del Plesso scolastico Deledda”. Pertanto, evidenzia l’Agenzia nel suo parere “ai sensi della L.R. Puglia n. 32/2018, le scuole rientrano nella classe di sensibilità 2 per la quale il valore di accettabilità dell’impatto olfattivo è fissato in 1ouE/m3. Sulla base dello studio modellistico trasmesso dal Gestore tale limite risulta superato”.

Tutto ciò ha quindi determinato il parere negativo di ARPA: “Alla luce delle criticità evidenziate, le modifiche proposte non appaiono in grado di impedire l’insorgenza nel limitrofo quartiere Tamburi di Taranto di criticità ambientali dovute alle emissioni odorigene generate dall’attività industriale de quo. Pertanto, anche in considerazione delle ripetute segnalazioni di molestia olfattiva registrate nei mesi addietro nel suddetto quartiere, lo scrivente Servizio ritiene necessario che il Gestore implementi ulteriori misure di contenimento delle emissioni odorigene, come richiesto già indicato nella parere prot. 12655 del 27/02/2024 di ARPA Puglia”.

Come detto però, la Provincia di Taranto ha decretato che le proposte migliorative presentate dall’azienda (che ha una capacità annua di trattamento pari a 150.000 tonnellate all’anno). Il rischio però, è che tali interventi non impediranno la propagazione delle emissioni odorigene che negli scorsi mesi ha ammorbato l’aria e reso invivibile un’intera zona del rione Tamburi.

(leggi tutti gli articoli sulla vicenda Irigom https://www.corriereditaranto.it/?s=irigom&submit=Go)

2 Responses

  1. Ma possibile che tutti questi impianti vengano sempre e soltanto realizzati in prossimità di abitazioni? Non so cosa stia partorendo il signore che si sta occupando del nuovo piano regolatore ( a proposito che fine ha fatto?), però certe cose andrebbero pianificate meglio.. Tra l’altro, pericolo analogo per la raccolta pneumatica dei rifiuti alla salinella ( a proposito che fine ha fatto? n.2), che seppur senza trattamenti convoglierà rifiuti organici.. Ovvero PUZZA. Ma tanto, poco importa delle case che stanno lì, e poco importa che dall’altra parte della strada c’è il campo di atletica che ospiterà i giochi..

  2. Ma I tarantini fanno mai qualcosa ? Lega ambiente fa tanta mé per il comparto 32 ,il sindaco non ha lasciato e voluto che si realizzasse lo stadio nuovo da un’altra parte per non consumare terreno e poi ci consumano l’ossigeno e ci fanno e lasciano respirare aria di me… ma dove sono le associazioni contro queste malefatte che fanno ,la magistratura perché non ci difende ? Perché se poi vogliamo qualcosa di buono non ci sono possibilità tipo l’aeroporto ,treni ,autostrada e infrastrutture degne di questo nome ,,perché non dissequestrano la curva sud , perché siamo amministrati da incapaci ? Taranto è terra di conquista solo per realizzare schifo e tutti quanti assistiamo a tutti gli scempi del mondo in questa stramaledetta città … adesso se ne esce il ministro di bruci la città con il degasificatore oltre tutto lo schifo che abbiamo , non ci siamo proprio ..di male in peggio .

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