In una recente analisi effettuata da Coldiretti Puglia, sulla base dei dati Istat sui consumi delle famiglie nel 2023, è emerso che le famiglie pugliesi spendono in media 464 euro al mese per il solo acquisto di generi alimentari e bevande, uno dei valori più bassi d’Italia. Stando a queste statistiche le abitudini alimentari sono del tutto cambiate, da un lato c’è maggiore risparmio sull’acquisto degli alimenti, dall’altro questi dati mostrano come l’effetto prolungato dell’inflazione abbassa, il potere d’acquisto e indirizza il consumatore verso un appetibile cibo di bassa qualità. In occasione della Giornata Mondiale dell’alimentazione, celebrata oggi, 16 ottobre, abbiamo analizzato questa situazione a livello locale con Matilde Contento Vicepresidente Confcommercio Taranto e Consigliere Fida-Federazione Italiana Dettaglianti Italiana.
“È ormai evidente a tutti il continuo aumento dei prezzi sui beni di prima necessità quali latte, caffe, oli, burri, verdure e formaggi” -spiega Contento – “Una situazione che ricade anche sulle aziende, in particolare il 70% dei negozi a noi associati ha deciso di incrementare lievemente il prezzo finale del prodotto, si parla di un valore inferiore se non uguale al 10% assorbendo la restante parte, aiutando il consumatore e cercando di non ribaltare totalmente il prezzo sullo scontrino finale”.
Questo meccanismo, iniziato subito dopo la pandemia, ha consentito una costante presenza del cliente che, non ricadendo in maniera eccessiva sul proprio portafoglio, è rimasto fedele all’azienda continuando ad acquistare i prodotti. “Abbiamo cercato di resistere il più a lungo possibile, i negozi di vicinato hanno sempre mostrato attenzione nei confronti dei propri consumatori, una cura che è stata ripagata dalla fiducia del consumatore. Dai dati Fida, infatti, emerge che il 47% degli acquirenti, nonostante il prezzo in salita, hanno continuato a comprare i prodotti dai nostri negozi. Un dato positivo che di certo non può essere paragonato alle grandi distribuzioni e magazzini, ma che sicuramente ci fa capire quanto impatto sociale e quanta responsabilità si può avere in questo settore, diventando veri e propri punti di riferimento” sottolinea Contento.
Dinamica resa possibile in quanto i negozi di alimentari nel periodo di chiusura forzata non si sono mai fermati, riuscendo ad incamerare un ‘fondo cassa’ provvisorio al quale attingere nel momento del bisogno.
Bisogna dire che non tutte le famiglie sono riuscite a mantenere i ritmi dei prezzi in continuo aumento. È qui che entra in gioco la card ‘Dedicato a te’ un contributo economico di 500 euro destinato a tutte le famiglie a basso reddito per l’acquisto di generi alimentari di prima necessità, carburanti, o in alternativa, abbonamenti per il trasporto pubblico. “I Comuni possiedono un elenco con tutti i beneficiari, che rientrano in base a specifici requisiti calcolati tramite isee, ai quali spetta questo servizio” spiega Contento e sottolinea “Bisogna specificare che i nostri associati, di Fida e Confcommercio Taranto, non hanno accettato lo sconto del 15% che veniva ulteriormente chiesto dal Ministero sugli alimenti. Su Taranto, infatti, i possessori della carta la utilizzano, senza usufruire dello sconto. Abbiamo lasciato gli associati liberi di decidere anche perché i nostri margini vitali si sono notevolmente abbassati”.
Di certo questo contributo diventa un supporto fondamentale per le famiglie, ma va sottolineato anche che non sempre viene utilizzato in maniera corretta e proprio per questo motivo Fida e Confcommercio Taranto non sono molto d’accordo con l’uso di questa card: “Non è un sistema ottimale per i negozi ed anche per i consumatori” –afferma Contento e spiega- “Molte volte invitiamo i consumatori a modificare la loro lista della spesa perché si tratta anche di cittadini che vanno educati alla buona spesa per fare delle scelte giuste, risparmiare e mangiare con maggiore qualità”.
Sicuramente dei consigli per guidare gli acquirenti semplificherebbero il processo “Per prima cosa bisogna scegliere un prodotto non in base al marchio, ma attraverso la lettura dell’etichetta e degli ingredienti perché è possibile ottenere qualità in assenza di una marca blasonata” – suggerisce Contento – “Molta attenzione alla quantità del prodotto, molto spesso ci troviamo di fronte ad un quantitativo di alimenti scarso ad un prezzo molto elevato. Questo vale anche per i prodotti freschi dove è vero che si instaura un rapporto diverso con il banconista della macelleria o della salumeria, ma in quel caso ci si può far consigliare i prodotti in promozione o scontati di alta qualità”.
Un discorso a parte va fatto per la scadenza dei cibi e le quantità eccessive che vengono acquistate e non consumate. Un sistema che produce automaticamente delle eccedenze difficili da smaltire che vanno ad aumentare la percentuale di spreco alimentare, oggi pari al 17%. Il consumo errato dei prodotti acquistati non è una problematica che sussiste da molti anni nonostante tutte le strategie per arginare il fenomeno “Stiamo lavorando su una nuova norma che coinvolge il ristoratore in un processo semplificato di smaltimento a partire dalla parte burocratica, a tutte le spese onerose riguardanti gli strumenti di conservazione, come le ‘doggy bag’. C’è ancora molta strada da fare per migliorare questi servizi, ma sicuramente qualcosa si sta muovendo”.
L’analisi fatta con Contento su questa situazione così delicata, ha fatto emergere un aspetto molto curioso, c’è sempre più attenzione da parte dei consumatori sullo scontrino finale, di conseguenza se ben istruisti e guidati i clienti stanno imparando a spendere di meno, a comprare prodotti di qualità e a soddisfare con pochi alimenti il proprio bisogno nutrizionale.