I premi Nobel 2024 per la Fisica e la Chimica sono stati assegnati negli scorsi giorni a studiosi che indirettamente si sono occupati di intelligenza artificiale. In particolare i fisici Hopfield e Hinton sono stati i primi ad utilizzare lo strumento del cosiddetto “deep learning”, consistente nel trasferire alle macchine la capacità di imparare dai propri errori eseguendo migliaia di simulazioni e quindi non più limitandosi all’esecuzione procedurale di un compito assegnato dagli uomini. Questo processo viene definito rete neurale e simula il cervello di homo sapiens.
Le recenti straordinarie applicazioni della tecnica erano state intuite già molti anni fa da diversi futurologi e in particolare da Ray Kurzweil, il quale proprio in questi giorni ha pubblicato una nuova edizione del suo testo più noto, edito per la prima volta nel 2005 ed intitolato “La Singolarità è vicina”.
Nativo del ricco quartiere newyorkese Queens e figlio di un’artista e di un musicista, Kurzweil seguì sin da ragazzino le orme dello zio paterno ingegnere nei prestigiosi laboratori della Bell (ove, tra l’altro, si sono inventati i transistor e i laser) e già diciassettenne mostrò in televisione alla CBS un prototipo di pc capace di suonare in autonomia il pianoforte, cui seguì nel 1974 l’epocale invenzione di uno scanner capace di leggere un testo scritto senza distinzione di font e nel 1987 un programma per il riconoscimento vocale elaborato insieme al noto musicista Stevie Wonder.
Nel libro Kurzweil, che intanto è stato assunto dal 2012 da Google quale dirigente apicale, espone la sua teoria secondo cui l’essere umano è destinato a superare la biologia.
Come già aveva intuito negli Anni Cinquanta Gunther Anders ne “L’uomo è antiquato”, lo sviluppo tecnologico ha subito da metà del secolo scorso un’accelerazione incontrollata al punto che non solo- come temeva Anders- l’uomo è capace di tecnologie militari autodistruttive di portata planetaria (pensiamo agli ordigni nucleari), ma la velocità con la quale raddoppia la potenza dei calcolatori elettronici è ben maggiore dei famosi quindici mesi ipotizzati dalla Legge di Moore a proposito dei circuiti integrati. Ne deriva che, secondo molti studiosi, l’uomo potrà entro il 2050 superare i propri limiti biologico-fisiologici e spingersi a vivere ben oltre i 140 anni, grazie agli innesti di nanotecnologie ed a progressi straordinari in ambito farmacologico. Ma Kurzweil mette in guardia il lettore da facili entusiasmi e da un ottimismo talvolta irrazionale nei confronti di questo prodigioso progresso: esso reca, infatti il frutto avvelenato e l’effetto collaterale non solo di inediti dilemmi di carattere etico e sociale, ma addirittura ci orienva verso la pericolosa china di una prossima stagione definita appunto della singolarità, ovvero caratterizzata da una serie di macchine dotate di intelligenza artificiale così complessa ed evoluta da superare il famoso test di Turing e cioè da essere indistinguibile rispetto alle capacità razionali del suo inventore. Ne consegue il cosiddetto post-umanesimo, nel quale la tecnologia un po’ come ipotizzato nel film “Matrix” si può rivelare spaventosa quanto ostile, oppure- secondo Kurzweil- può generare un’evoluzione non più darwiniana ma autodiretta nella quale, grazie all’ingegneria genetica e alle nanotecnologie, homo sapiens realizza quel sogno di dominio sulla natura e sul proprio destino che già permeava un testo chiave del nostro Rinascimento come la celebre orazione “Sulla dignità dell’uomo” nella quale già nel 1486 Pico della Mirandola definiva l’uomo come un camaleonte capace di destreggiarsi ed adattarsi in ogni scenario.
L’uomo tende, quindi a costruirsi il proprio destino secondo il motto di Appio Claudio Cieco per il quale “homo faber ipsius fortunae suae” (l’uomo è artefice della sua stessa fortuna) ma la tesi di Kurzweil, a metà strada tra l’apocalisse tecnocratica e un radioso futuro di uomini-cyborg, non è priva di punti oscuri rivelati tra i tanti dal noto cosmologo Martin Rees che già nel 2005 confutò le argomentazioni di Kurzweil sostenendo che non è possibile uno sviluppo indefinito delle capacità delle macchine e soprattutto del cervello umano in quanto quest’ultimo, nel momento in cui dovesse assorbire troppi stimoli, rallenterebbe fisiologicamente la propria attività o- al contrario- tenderebbe ad implodere, come magistralmente raccontato da famosi film come Lucy e Limitless.
“La Singolarità è vicina. Quando l’umanità supera la biologia”
di Ray Kurzweil
Apogeo Editore- 2005 nuova edizione 2024
pp. 624- Euro 28,00
Giudizio: 5 stelle su 5
*Recensione a cura di Alessandro Epifani