Prosegue il nostro approfondimento sul gioco d’azzardo a Taranto e provincia. Dopo aver analizzato i dati sui piccoli comuni del Tarantino, rientranti nel report stilato a livello nazionale da CGIL e Federconsumatori, passiamo ora ad esaminare la situazione del capoluogo ionico.
Secondo quanto riportatoci dal Servizio gioco d’azzardo e Dipendenze Comportamentali della ASL di Taranto, nell’anno 2023 sono stati presi in carico, in totale, 236 pazienti. Rispetto all’anno precedente, l’equipe ha osservato un aumento del 46,49% di nuovi utenti, un incremento del 59% di utenti appartenenti alla fascia d’età 15-29 anni e un aumento del 10% nella fascia d’età 30-39 anni.
Per comprendere meglio cause e possibili soluzioni del problema abbiamo intervistato le dottoresse Katia Pierri, psicologa e psicoterapeuta, referente del Servizio Dipendenze Comportamentali, e Vicenza Ariano, direttrice del Dipartimento Dipendenze patologiche dell’Asl di Taranto.
Possiamo già dare ai nostri lettori un anticipo dei dati del 2024? La situazione è stazionaria o gli utenti del Servizio sono in aumento?
“Siamo quasi sicuramente di fronte ad un ulteriore aumento rispetto a quello già osservato nel 2023. Alla data di oggi abbiamo in carico 65 nuovi utenti. L’altro dato interessante che possiamo fornire è che dal 2022 al 2023 c’è stato un notevole incremento di utenti della fascia d’età più giovane, il che corrisponde al boom del gioco d’azzardo online, a cui è sempre più facile accedere anche attraverso i propri dispositivi personali”.
Quali sono le caratteristiche dell’utente medio che si rivolge al vostro servizio?
“I nostri utenti sono quasi tutti uomini, perlopiù di età compresa tra 18 e 50 anni, ma abbiamo anche settantenni. Le poche donne che si sono rivolte a noi, invece, rientrano nella fascia 50-60 anni e sono soprattutto giocatrici di “gratta e vinci”.
Come si spiegano le grosse cifre giocate online dai piccoli comuni della provincia, come emerge dal report di CGIL e Federconsumatori? La provincia di Taranto risulta addirittura al quinto posto in Italia.
“Il motivo, in realtà, è molto semplice: è proprio nei piccoli comuni del territorio provinciale che, solitamente, si trovano le sale da gioco più importanti della regione, anche per via della legge regionale che impone alcune limitazioni territoriali. Il bacino d’utenza, quindi, proviene da tutta la provincia. Considerate, poi, che quando si parla di gioco d’azzardo si parla prevalentemente di gioco online, quindi l’idea della territorialità rispetto alla spesa pro capite è molto relativa. Le sale da gioco ufficiali, infatti, sono in forte sofferenza proprio a causa di questo exploit, soprattutto dopo la recente pandemia, del gioco online: il giocatore, ormai, ha accesso alle piattaforme direttamente da casa sua o addirittura sul posto di lavoro”.
Il precariato lavorativo del nostro territorio può essere considerato una causa dell’aumento di questo tipo di dipendenza o le vere ragioni risiedono altrove?
“Crediamo che sia arrivato il momento di sfatare una volta per tutte il clichè del giocatore che è spinto alla dipendenza dalla voglia di riscattare la propria situazione economica. Il nostro bacino d’utenza, infatti, è trasversale: tra i nostri utenti ci sono anche professionisti, imprenditori e dipendenti pubblici. Il rischio di sviluppare questa dipendenza è insito in chiunque”.
Quale potrebbe essere quindi, una delle cause che spiegano questo aumento del gioco d’azzardo online alle nostre latitudini? Siamo, insomma, di fronte ad un problema essenzialmente culturale?
“Sicuramente il fattore culturale è fondamentale: se la società è un po’ povera di altri input e interessi, di stimoli culturali ecc., la sofferenza in qualche maniera viene fuori attraverso varie criticità; c’è anche da tenere in considerazione che la diffusione delle occasioni di gioco è ormai molto vasta. Come diciamo sempre, la dipendenza in generale è multifattoriale: esiste una predisposizione genetica, personale, sociale, familiare, ma anche legata al momento che sta vivendo la persona. Non possiamo, pertanto, affermare che la ludopatia dipenda esclusivamente da alcune problematiche del nostro territorio ma, sicuramente, l’impoverimento culturale espone maggiormente le persone al rischio di utilizzare altri strumenti di gratificazione, tra cui il gioco appunto”.
Quali le soluzioni possibili per fronteggiare questo incremento di dipendenza dal gioco d’azzardo, specie tra i più giovani?
“Pensiamo che sia il caso di spezzare una lancia a favore della nostra città: negli ultimi tempi molte agenzie educative, in primis le scuole, ci stanno chiedendo di intervenire a scopo anche preventivo. Per questo abbiamo implementato dei programmi di prevenzione che partono dalla scuola primaria per approdare a quella secondaria di secondo grado, a cui aggiungiamo tante proposte di sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza, fatte soprattutto di iniziative esperienziali (talk, spettacoli teatrali ecc).
Vogliamo aggiungere che il nostro Servizio è composto da una equipe multidisciplinare che prende in carico la persona interessata insieme alla sua famiglia: la ludopatia, infatti, ha delle ripercussioni sulle persone vicine al giocatore, in quanto ne compromette il “funzionamento globale”, quindi nell’ambito sociale, familiare ma anche lavorativo. Riteniamo importante sottolineare che si tratta di un servizio ad accesso diretto: tramite l’accettazione si prende un appuntamento, senza alcuna impegnativa, ricevendo una risposta nel giro di pochi giorni. La chiave per fronteggiare il problema, in definitiva, è la prevenzione: l’obiettivo che ci prefissiamo con le nostre iniziative, infatti, è quello di fornire gli strumenti per intercettare i primi sintomi di quello che può trasformarsi in una dipendenza patologica e che invece, spesso, sono scambiati per normalità”.