Qualcosa sembrerebbe (finalmente) muoversi in quel di Saturo. Dopo un lungo periodo di fermo, sarebbero infatti ripartiti i lavori all’interno del cantiere del Parco archeologico la cui inaugurazione, più volte annunciata nell’arco degli ultimi anni, avrebbe dovuto aver luogo lo scorso settembre.

C’è da dire anche che le proteste dei cittadini di Leporano e gli articoli apparsi sulla stampa locale hanno sicuramente contribuito a dissipare il torpore che avvolgeva il Parco negli ultimi tempi. Tuttavia, allo stato attuale dei fatti, sembrerebbero ancora irrisolte alcune criticità, una su tutte quella ormai annosa della falesia: parte del sito, infatti, sorge su una porzione di scogliera che minaccia di crollare da un momento all’altro, con le immaginabili nefaste conseguenze per le evidenze storiche che insistono nell’area. Prima, però, di addentrarci nella situazione attuale, è opportuno fare un passo indietro e ricostruire gli ultimi anni di storia del Parco archeologico di Saturo.

Saturo, il recupero del Parco con la Cooperativa Polisviluppo

Il Parco Archeologico di Saturo sorge a Marina di Leporano, tra la baia di Saturo e Porto Perone. Il sito archeologico presenta al suo interno evidenze storiche che attraversano il tempo, partendo dall’età del Bronzo, per giungere alla colonizzazione greca di Taranto (testimoniata dai resti di un santuario greco, ascrivibili al VII-IV sec. d.C.) e all’epoca romana imperiale (di cui è presente parte di una villa), fino alla torre costiera cinquecentesca e ad alcune strutture della II guerra mondiale.

Una vera e propria macchina del tempo, insomma, dal potenziale turistico e didattico inestimabile. Dopo anni di abbandono, a partire dal 2006 il Parco Archeologico di Saturo vive un periodo di splendore grazie alla gestione della Cooperativa archeologica Polisviluppo di Taranto, che riprende gli scavi e gli studi sul sito e dà contemporaneamente il via ad un progetto di valorizzazione che, attraverso una serie di attività mirate, lo rende punto di riferimento per turisti e cittadini. Rievocazioni storiche, iniziative aperte alle scuole e l’Arkeogiochi, un progetto dedicato alla creazione di un parco didattico, rendono l’area fruibile anche e soprattutto da parte di bambini e famiglie, trasformando il Parco in un luogo vivo e aperto al tessuto cittadino, ben lontano dall’idea statica del tradizionale sito archeologico.

La Polisviluppo redige, inoltre, un piano di riqualificazione che prevede la realizzazione di un punto ristoro, una biglietteria e il proseguimento degli scavi. Nel 2018, però, la cooperativa va via dal progetto e subentra la Soprintendenza, che gestisce al momento il sito.

Lavori e battute d’arresto

Il progetto esecutivo da 5 milioni di euro, voluto dal Ministero dei Beni Culturali e riguardante i lavori restauro e valorizzazione del Parco archeologico di Saturo, fu basato in gran parte su quello precedentemente stilato dalla cooperativa Polisviluppo e redatto a giugno 2018 dall’ RTP Cooperativa Gnosis di Napoli, a firma dell’architetto Felice Buonfantino.

Lo stesso fu approvato circa un mese dopo, mentre risale a marzo 2019 la procedura di gara aperta con l’offerta economicamente più vantaggiosa: questa fu, però, successivamente annullata dal Segretariato regionale del MIC “a seguito dell’accertamento, da parte del RUP, di errori materiali nella redazione del computo metrico e del capitolato speciale di appalto che avrebbero potuto dar luogo ad interpretazioni ambigue, tali da poter inficiare la validità del bando di gara con conseguenti danni per l’Amministrazione appaltante”.

Si arriva, così, ad un nuovo bando di gara indetto a luglio 2019: l’appalto fu, infine, affidato all’ATI (Associazione temporanea d’imprese) Salvatore Ronga Srl: all’inaugurazione del cantiere, avvenuta a dicembre 2020, partecipò il sindaco di Leporano, Vincenzo Damiano, che consegnò simbolicamente le chiavi alla ditta incaricata dei lavori, la cui fine era prevista ad ottobre 2021.

Ad aprile 2021 il primo cittadino interviene sulla stampa locale per fare chiarezza sull’abbattimento, all’interno del Parco, di una struttura militare che sorgeva in prossimità della torre cinquecentesca, impedendone l’accesso all’entrata principale: la demolizione dell’edificio rispondeva anche ad esigenze di sicurezza, definita “estremamente pericolante”. La Torre cinquecentesca viene intonacata, mentre si lavora alla costruzione del punto ristoro e della biglietteria, strutture previste dal progetto.

Ad un certo punto, però, i lavori di riqualificazione subiscono una battuta d’arresto e sul Parco di Saturo cala il silenzio. A dicembre 2022 il Responsabile Unico del Procedimento, Francesca Marmo, segnala la necessità di “avvalersi del supporto di un professionista esterno all’Amministrazione per lo svolgimento dei servizi di supporto al RUP, finalizzati a dirimere gli aspetti tecnico-legali, con specifico riferimento alla supervisione legale, amministrativa nella fase di realizzazione dei lavori e al controllo contabile durante l’avanzamento degli stessi”. La figura viene individuata a febbraio 2023 nell’ingegner Pier Luigi Gianforte.

A marzo 2023 la Soprintendente della Soprintendenza Nazionale per il patrimonio culturale subacqueo, con sede a Taranto, Barbara Davidde, annuncia l’inaugurazione del Parco per il giugno successivo. Tuttavia, ad agosto 2023, il Parco versa in condizioni di abbandono: nonostante l’affidamento ad una ditta, circa due mesi prima, dell’incarico di ripulire il sito da sterpaglie, erba secca e altro materiale infiammabile, come richiesto più volte dal sindaco Damiano, il Parco risultava invaso da sterpaglie che, a causa delle alte temperature registrate, rischiavano di innescare pericolosi incendi.

All’interno dell’area erano, inoltre, ben visibili resti di cibo e bevande usate da chi aveva preso l’abitudine di bivaccare all’interno della zona; infine, in tanti si avventuravano sulla scogliera attraversando il Parco, calpestando i resti archeologici anche con le biciclette e mettendo la propria incolumità a rischio. Le due strutture della biglietteria e del punto ristoro, inoltre, giacevano incomplete, con i sacchi del materiale utilizzato per la costruzione abbandonati al loro interno.

A segnalare il degrado che avvolgeva il Parco era stato il movimento L’Alternativa di Leporano, che, anche grazie alle interviste del presidente, Marco Calabretta, e agli articoli comparsi sulla stampa locale, aveva sortito l’effetto di far ripulire la zona dalle sterpaglie e di recintare in modo più efficace l’intero sito.

Nel settembre 2023, durante la conferenza stampa di presentazione del premio Satyrion per l’archeologia, la Davidde parla di una riapertura del sito prevista a dicembre dello stesso anno: contemporaneamente, la RUP Marmo segnala la necessità di avvalersi di un nuovo direttore operativo di cantiere, individuato nella persona dell’architetto Maria Vita Formosi.

Anche stavolta, però, l’inaugurazione del Parco salta. Una delle criticità più volte sottolineate dal movimento L’Alternativa nel corso degli interventi dell’estate 2023, poi, riguardava l’imminente crollo della falesia, una parte della scogliera su cui sorge il Parco: quella che nel 2017 era stata documentata come fessura nella roccia, a causa dell’incuria, si è trasformata in una vera e propria frattura, che rischia ancora oggi di trascinare nel crollo una parte del sito. Ma di questo e delle ultime novità che riguardano il Parco parleremo nella seconda parte del nostro approfondimento.

(FINE PRIMA PARTE)

*foto di apertura Andrea Carro

2 risposte

  1. Era una zona bellissima prima che il comune ci mettesse mano. Così come la batteria cattaneo dove hanno trasformato quella che era una riserva faunistica dove era possibile trovarci aironi lepri fagiani ecc. in un’arena per concerti rock dove fanno tremare le case per l’altissimo volume. de rustica progenie semper villana fuit

  2. Conclusione : è stato proibito l’accesso ai visitatori e frequentatori del parco ,il tutto con i soldi pubblici(tanti…troppi) degli stessi . Quando e semmai riaprirà sarà a pagamento. Fine della squallida storia

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