“Siamo spiacenti, al momento non è possibile prenotare una risonanza magnetica a Taranto e provincia”.  Questa la risposta che un nostro lettore ha ricevuto nei giorni scorsi dal CUP (Centro Unico di Prenotazione) dell’Asl locale: l’uomo, a seguito di continui dolori alla base della schiena, che riesce ormai a stento a tenere a bada con l’assunzione continua di anti-infiammatori, si è recato presso il proprio medico di famiglia che, sulla base dei sintomi presentati dal paziente, gli ha prescritto una risonanza magnetica al tratto lombosacrale, ipotizzando la presenza di ernie.

La RM, infatti, viene generalmente consigliata per capire la posizione esatta dell’ernia e il suo contatto con le terminazioni nervose, all’origine del dolore avvertito dal paziente. Quando, però, è arrivato il momento di prenotare l’esame, per il nostro lettore è cominciato una vera e propria odissea: “In farmacia mi hanno semplicemente detto che non c’era posto e che dovevo rivolgermi al CUP. Ho provato, allora, ad andare sul sito di Puglia Salute, ma dalla schermata è emerso lo stesso risultato: nessun posto disponibile”.

La situazione non è delle migliori nel resto della regione: allargando la ricerca alle altre ASL, infatti, il primo posto disponibile risulta a marzo 2025 a Foggia, mentre per Bari bisogna attendere giugno e per Lecce addirittura febbraio 2026.

L’impegnativa presentata dal nostro lettore, lo specifichiamo, non rivestiva carattere di urgenza, ma appartiene al codice di priorità P (programmabile), la cui attesa non deve superare i 120 giorni. A questo punto, seguendo le indicazioni riportate sullo stesso sito, il nostro lettore prova a chiamare il CUP: “Ho cercato di parlare con un operatore per l’intera mattinata, senza ricevere alcuna risposta: dopo 55 minuti la chiamata si interrompeva automaticamente e, quando richiamavo, ricominciava l’attesa”.

Cosicché, appena riesce a ritagliarsi una mattinata libera, l’uomo decide di recarsi di persona al CUP di Taranto, presso il Padiglione Vinci, nella speranza di risolvere la situazione. “Al momento non c’è nulla, mi ha risposto l’operatrice, né a Taranto né in provincia. A novembre ci arriverà la disponibilità delle strutture private accreditate nel Tarantino, provi a cercare di inserirsi anche tramite il sito; ma le consiglio vivamente di guardare anche al Barese”.

Sembrerebbe, quindi, un altro modo per dire che le liste d’attesa sono chiuse, dal momento che non vengono accettate nuove prenotazioni. Eppure, secondo quanto previsto dalla Legge sulle liste d’attesa, entrata in vigore pochi mesi fa,  “è vietato sospendere o chiudere le attività di prenotazione di cui all’articolo 1, comma 282, della Legge 23 dicembre 2005, n.266 (Finanziaria 2006)”.

Per trovare una soluzione al problema, infatti, il Governo ha recentemente varato alcune “misure straordinarie”, tra cui la possibilità che il direttore generale dell’Asl chieda ai medici di svolgere più ore con il SSN che intramoenia e che la Regione si avvalga dell’aiuto dei privati accreditati.

C’è da dire, infatti, che la Giunta Emiliano, lo scorso luglio, aveva stanziato complessivamente 30 milioni di euro per ridurre le liste di attesa, di cui 10 milioni destinati alle strutture private accreditate per eseguire esami diagnostici, con particolare attenzione a coloro che ne avevano immediata esigenza.

Nello specifico, l’accordo prevedeva di garantire priorità nell’esecuzione di prestazioni urgenti ai pazienti oncologici, già inseriti in percorsi diagnostici e terapeutici, e i pazienti con classe di priorità breve in attesa di effettuare in day service scintigrafie o gli esami endoscopici dell’apparato digerente e respiratorio.

Uno sforzo non da poco che tuttavia, come emerso dalla testimonianza del nostro lettore, non basta a risolvere la situazione, dal momento che i “tempi certi” per le prenotazioni degli esami diagnostici sono tutt’altro che garantiti, a meno di attendere oltre il limite previsto dal codice di priorità e di spostarsi dall’altra parte della regione.

In effetti, in base a quanto dichiarato qualche mese fa da Domenico Mantoan, direttore dell’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) , la domanda supera l’offerta: “siamo di fronte ad una tempesta perfetta – aveva dichiarato Mantoan – fatta di ritardi, inefficienze e soprattutto di carenza di personale”.

In Puglia, in particolare, a fronte di un aumento del 58% (dal 2019 al 2023) di richieste di risonanza magnetica per problematiche muscoloscheletriche, le prestazioni eseguite sono calate, invece, del 2%: segno che gran parte di questi esami viene ormai abitualmente eseguita privatamente.

Insomma, a poche ore di distanza dalla pubblicazione del report di Agenas sulla qualità delle prestazioni offerte dagli ospedali del territorio italiano, in cui si parla anche di equità nell’accesso ai servizi sanitari, appare evidente che nella nostra città per eseguire determinati esami è necessario avere disponibilità economica adeguata.

 

 

 

 

2 Responses

  1. E’ necessario precisare che a norma di legge non esiste codice programmabile per gli accertamenti diagnostici e per le visite mediche specialistiche salvo, aparere del medico, le cronicità. Al contrario vi è l’obbligo per il medico di base di indicare la priorità che obbliga l’ ASL, attraverso il CUP, ad indicare la data di esecuzione della richiesta medica inserendola in una apposita lista d’attesa con un proprio codice progressivo, lista d’attesa che non è funzionante per le attività programmabili. Questo costringe gli assistiti a rivolgersi ripetutamente al CUP, (intasandolo inutilmente), con la conseguenza che chi ha richiesto la prestazione dopo può essere assistito prima proprio perchè per queste prestazioni non esiste una lista d’attesa con ordine progressivo stabilto sulla base del primo contatto con il CUP. Ma questa situazione consente anche il ricorso alla tradizionale RACCOMANDAZIONE che risolve ogni cosa per chi dispone della giusta conoscenza politica e non solo.
    I TEMPI OBBLIGATORI ENTRO I QUALI DEVONO ESSERE ESEGUITI GLI ESAMI DIAGNOSTICI SONO DI TRENTA GIORNI, MENTRE PER LE VISITE MEDICHE SPECIALISTICHE SONO SESSANTA. Ne consegue che questo bisogna richiedere al proprio medico quando prescrive una di queste prestazioni. E allora perchè i medici di famiglia non indicano la priorità? Forse subiscono pressioni da parte dell’ASL? I medici devono applicare quanto previsto in modo cogente e che gli assistiti dovrebbero pretenderlo e quando l’ASL non è in grado di soddisfare la richiesta deve disporre il ricorso a strutture a pagamento rimborsando il costo agli assistiti.

  2. OK non è neanche complicato! E allora perchè i medici di famiglia non applicano il codice di priorità sulle ricette? La redazione può chiarire questa situazione?

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