Qual è lo stato dell’industria siderurgica italiana? Quali sono i punti di forza su cui può contare rispetto ai competitor internazionali? Quali criticità si trova ad affrontare? Quali sono le opzioni principali per favorirne lo sviluppo? Questi temi sono al centro del nuovo brief degli analisti della Direzione Strategie Settoriali e Impatto di Cassa Depositi Presiti dal titolo “La siderurgia italiana tra sfide nazionali ed europee: quali prospettive di sviluppo?” che analizza lo stato e le prospettive della siderurgia nazionale, indagandone criticità da affrontare e principali vantaggi competitivi su cui far leva, anche alla luce del contesto geo-economico globale e delle sfide della transizione energetica.

“L’industria siderurgica è un settore in cui l’Italia gioca un ruolo di primo piano a livello internazionale, posizionandosi tra i principali fornitori europei fin dai tempi del dopoguerra. La siderurgia italiana rappresenta un’eccellenza tecnologica nazionale, vantando una notevole competitività sui mercati esteri e diversi primati in termini di sostenibilità ambientale. Tuttavia, il comparto è oggi chiamato a fronteggiare importanti sfide, anche alla luce dei mutamenti del contesto geo-economico globale e degli obiettivi europei per la transizione energetica” si legge nel’introduzione dell’analisi di CDP.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/10/30/sullex-ilva-politica-lontana-dalla-realta/)

Nel documento si ritrovano dati ampiamente conosciuti e consolidati, ed altri meno noti che raccontano di un settore in continua evoluzione in grado però, con i giusti investimenti, di stare al passo dei grandi cambiamenti. “L’Italia è la seconda siderurgia d’Europa, dopo quella tedesca, e l’undicesima al mondo: oltre l’85% della sua produzione – a fronte del 44% in media a livello europeo – è rappresentata da acciaio prodotto nei forni elettrici fabbricato da rottame di ferro nei forni elettrici. Il nostro Paese è attore di primo piano anche dal lato della domanda, con il secondo posto in Europa per i consumi di acciaio, alimentati dal fabbisogno di importanti filiere strategiche quali edilizia, macchinari industriali, automotive, energia e elettronica. Anche sul fronte della sostenibilità, l’ltalia può annoverare diversi primati, grazie alla forte prevalenza della produzione da forno elettrico: è al primo posto in Europa per il riciclo del rottame ferroso e, fra i principali produttori mondiali, vanta la minore intensità di emissioni di CO2″.

L’elettrosiderurgia “è un’eccellenza tecnologica nazionale, consolidata a partire dal dopoguerra, che consente al comparto di conseguire livelli di produttività maggiori dei principali competitor. La siderurgia italiana vanta, infatti, 135,6 mila euro di valore aggiunto prodotto per addetto, davanti a Spagna (125,8), Francia (125,6) e Germania (101)”. Grazie alla forte prevalenza della produzione da forno elettrico, la siderurgia italiana annovera primati in tema di sostenibilità: “è la prima nell’UE per rottame ferroso riciclato e riutilizzato e, tra i primi produttori mondiali, presenta la minore intensità di emissioni”.

L’Italia è, inoltre, seconda in Europa per consumi di acciaio. Questo è, infatti, tra gli input fondamentali di numerose filiere strategiche come edilizia, macchinari industriali, automotive, energia ed elettronica.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/10/24/ex-ilva-si-riaffaccia-soluzione-preridotto/)

Nonostante i punti di forza però, “l’industria italiana della siderurgia è chiamata a fare i conti con diverse criticità sul piano nazionale, legate alle difficoltà del ciclo integrale (ossia la produzione di acciaio da minerale ferroso) e al conseguente calo della produzione di laminati piani, legata strettamente al calo delle attività di Acciaierie d’Italia di Taranto, principale produttore nazionale di laminati piani, solo in parte compensato, per volumi e specificità di prodotto, da altri impianti a forno elettrico” si legge nel report. Questo ha comportato il conseguente calo della produzione nazionale dei laminati piani, fondamentali per la fabbricazione di componenti chiave in settori come la meccanica, i mezzi di trasporto e gli elettrodomestici.

Criticità alle quali si aggiungono “la carenza di rottame ferroso la cui domanda crescerà molto nei prossimi anni in Europa e gli elevati costi dell’energia strutturalmente maggiori dei peers (concorrenti). Altri fattori insistono sulla competitività del comparto a livello europeo. In particolare la rilevante sovracapacità produttiva globale, sostenuta principalmente dai grandi gruppi cinesi e indiani he è tra le cause del sottoutilizzo e del calo di profittabilità degli impianti europei, e le politiche commerciali protezionistiche messe in atto dagli Stati Uniti che dal 2018, a causa di dazi e quote all’import, indeboliscono la proiezione internazionale dell’industria europea” si legge ancora nello studio.

Inoltre a tutto ciò contribuisce “il potenziale aggravio dei costi per la filiera derivante dall’introduzione di alcune politiche climatiche UE, in particolare del Carbon Border Adjustement Mechanism (CBAM) e della riforma dell’Emission Trading System (ETS)“, con cui dovrà fare i conti anche l’Italia in relazione al futuro produttivo dell’ex Ilva.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/10/18/riesame-aia-ex-ilva-e-tutto-da-rifare/)

In questo contesto, per Cassa Depositi e Prestiti gli interventi per la crescita del comparto dovranno articolarsi lungo tre direttrici: “politiche industriali e misure commerciali coordinate tra UE e Stati Uniti, al fine di affrontare congiuntamente il fenomeno della sovracapacità e favorire l’adozione di standard ambientali più elevati; rafforzamento e ampliamento della dotazione produttiva, a partire dal rilancio di primari poli siderurgici, allo stesso tempo prevenendo effetti di spiazzamento competitivo degli impianti già attivi e di destabilizzazione del mercato del rottame; accompagnamento delle imprese nelle transizioni ecologica e digitale, sostenendo la decarbonizzazione del settore attraverso misure di efficienza energetica, lo sviluppo di tecnologie alternative e dell’idrogeno verde”.

Pertanto, il documento così si conclude: “Il mantenimento da parte dell’Italia di un ruolo preminente nell’industria siderurgica internazionale è strettamente legato ad un efficace coordinamento tra le politiche commerciali internazionali e al rafforzamento e ammodernamento della dotazione produttiva nazionale, attraverso il rilancio di primari poli siderurgici. L’accompagnamento delle imprese del settore nel sentiero della decarbonizzazione, attraverso l’efficienza energetica e lo sviluppo di tecnologie alternative come l’idrogeno verde, e l’applicazione delle nuove tecnologie digitali, dalla sensoristica all’Intelligenza Artificiale, sono alcune delle misure che potranno consentire all’industria siderurgica italiana di mantenersi competitiva”.

(leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

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