La distanza tra la politica e la città è stata definitivamente sancita dal Consiglio comunale convocato ieri, giovedì 7 novembre, per votare sulla revoca dell’incarico di presidente dell’assise cittadina a Piero Bitetti, reo, secondo i 17 votanti+1 (il sindaco) di essere stato imparziale nello svolgimento delle sue funzioni.

Un ennesimo giochetto politico del quale avremmo fatto tutti volentieri a meno, che conferma quanto l’attuale classe politica che governa la città sia, probabilmente, la peggiore di sempre. D’altro canto la parola più ascoltata nel corso degli interventi che hanno preceduto la votazione è: vendetta. In effetti è andato in scena un chiaro regolamento di conti che avrebbe chiuso il cerchio apertosi nel febbraio scorso con il fallimento del disarcionamento del Melucci bis.

Un clima surreale ha accompagnato questo consiglio comunale che ha visto la presenza del pubblico delle grandi occasioni come si direbbe in gergo sportivo. Tanta gente dietro le transenne e tanti giornalisti presenti ad assistere a questa ennesima pagina buia della recente storia politico-amministrativa della città.

Un consiglio comunale che assomiglia molto nei comportamenti, che abbiamo avuto modo di osservare, di una qualunque classe di scuola superiore. Si fa l’appello, ci sono gli assenti giustificati, i ritardatari, i distratti. E poi c’è chi sbadiglia, ridacchia, sta quasi tutto il tempo a vedere lo smartphone, chi mastica sguaiatamente una gomma, chi fuma furtivamente la sigaretta elettronica (non è vietato?), chi ha tutta l’aria di esserci solo per pigiare un bottone.

Il premio cafone dell’anno lo vince un consigliere comunale che ha mire da sindaco il quale sotto i nostri occhi, mentre i colleghi intervengono nella discussione in aula, prima si dedica a leggere i messaggi su WhatsApp, poi gli parte l’audio di uno di questi,  da qualche boccata alla sigaretta elettronica. Infine si alza per uscire dall’aula e quando torna si siede per un po’ tra i banchi degli assessori (quando si dice la poltrona che fa gola…).

Visti i miei 50 anni e passa non posso che fare il nostalgico e rimpiangere i politici della Prima e della Seconda Repubblica.

Gli interventi da ricordare

Due sono quelli che ci hanno fatto riconciliare con la buona politica, quella fatta di rispetto delle Istituzioni ma soprattutto del cittadino-elettore: quello di Bitetti che si è difeso dalle accuse –  lette, in rappresentanza di coloro che hanno sottoscritto la mozione di revoca come se fosse una sentenza di primo grado dal consigliere Tribbia –  con grande lucidità e senso delle Istituzioni e quello del consigliere Di Cuia (Forza Italia), il quale dichiara di non ricordare un momento più basso della storia politica tarantina e sottolinea che le Istituzioni sono una cosa seria e che probabilmente più di qualcuno se lo è dimenticato, mostrando una mancanza di senso di responsabilità attraverso l’utilizzo strumentale dell’assise comunale.

Le frasi cult

Liviano definisce Melucci un “principe occasionale”, Battista bolla questa vicenda come una “guerra tra vecchia e nuova maggioranza”, Festinante fa outing dichiarando che “la politica è uno scambio di potere”. Ed ancora Musillo e Vietri, i quali hanno il merito, alzando i decibel dei loro interventi, di svegliare dal torpore i presenti: il primo parla di “scempio democratico”, il secondo afferma che il suo gruppo consiliare (Fratelli d’Italia che comprende anche la consigliera Toscano) “non andrà in soccorso di nessuno”,  anticipando che abbandonerà l’aula al momento della votazione così come faranno coerentemente Svolta liberale (Cosa, Festinante e Musillo), Lega (Battista) e Demos (Liviano).

Melucci ed Abbate

Il primo cittadino osserva, scruta, a tratti mostra il ghigno di sfida di questi ultimi tempi, oppure sembra assorto nei suoi pensieri con lo sguardo fisso nel vuoto. A Taranto si direbbe: “si sta vedendo la bella…”, ossia fa da spettatore compiaciuto a un duello. Alla fine, però, va a stringere la mano di Bitetti.

Il ribattezzato “diciassettesimo” Abbate (papabile per la poltrona di prossimo presidente del Consiglio comunale), invece, prima dell’inizio della seduta del consiglio comunale passeggia nervosamente, poi quando comincia lo show, lui che solitamente ama prenderne parte, resta ai margini, stranamente silente. Un sussulto fantozziano lo ha quando gli viene chiesto di dichiarare il voto e si dirige, erroneamente, verso la postazione di Bitetti, suscitando qualche retropensiero simpatico…

E non finisce qui. Purtroppo il peggio deve ancora arrivare…

 

 

 

One Response

  1. Non saprei chi buttare giù dalla torre se mai potesse esistere un’occasione simile. Di certo, quando la gestione della cosa pubblica passa nelle mani di dilettanti allo sbaraglio non ci si può sorprendere di nulla. Melucci non avrebbe mai potuto o dovuto essere candidato sindaco e il motivo per il quale fu scelto, da chi si è mostrato suo nemico e transfuga, non è dato sapere. Molti consiglieri hanno cambiato casacca, da sinistra a destra o a CON. Molti consiglieri non hanno un partito e di conseguenza non rendono conto del loro operato anche se partiti come il PD non hanno la forza di dire nulla in attesa di un improbabile miracolo. Per non dire dello stesso Bitetti detto “bilancia oscillante” non tanto nel ruolo di presidente quanto nella strategia politica. Tutto il resto vien da sè e non ci si deve meravigliare. Una lezione per i cittadini, in particolare per i giovani, invece esiste infatti dovremmo tornare a essere protagonisti nella vita della comunità, con le associazioni, i partiti e gli stessi sindacati, per renderli migliori. Altrimenti saranno i comitati elettorali a dominare e noi continueremo a consolarci con i bei ricordi del tempo che fu. Anche se….!

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