Nell’era digitale, in cui i contatti virtuali continuano a scavalcare inesorabilmente quelli reali, i negozi automatici H24 sono annoverati (a sorpresa) tra i nuovi luoghi d’incontro, soprattutto per la fascia più giovane della popolazione.

Economici, aperti senza limite d’orario, dotati di una vasta gamma di assortimento di snack e bibite (ma ne esistono anche di altri tipi, dagli assorbenti ai pannolini, fino all’elettronica), questi distributori sembrerebbero costituire l’ultima frontiera degli scambi sociali.

Al punto da diventare oggetto di studio da parte della sociologia urbana, che da un lato ne sottolinea l’aspetto impersonale, privo del contatto umano presente in un bar tradizionale e pertanto più in linea con una società sempre più automatizzata, dall’altro ne evidenzia, al contrario, il potenziale aggregante.

Non è raro, infatti, imbattersi in gruppi di studenti e piccole comitive che occupano il distributore e i suoi spazi interni (ed esterni) esattamente come farebbero in un locale qualsiasi ma con una sensazione di maggior libertà, scambiando chiacchiere e impressioni tra un sorso di Coca e un morso allo snack preferito. Per molti, le cosiddette “macchinette di via…” diventano punto d’incontro prima di decidere il programma serale e di dare il via all’uscita di turno.

Anche l’aspetto economico ha il suo peso: evitare di pagare il coperto, spendendo oculatamente la propria paghetta giornaliera (fatta molto spesso di spiccioli) e non avere l’ansia di liberare il posto per gli altri avventori sono alcune delle motivazioni addotte dai giovani ad un recente sondaggio di carattere nazionale, che si interrogava sul successo di questi punti vendita fai da te.

Non solo ragazzi, però. I distributori H24 sono poli attrattivi di un’umanità varia e variegata, che spazia dallo studente che ha dimenticato la merenda al professionista che ha bisogno di una pausa pranzo veloce, dalla mamma in cerca di pannolini last minute al senzatetto che necessita di un riparo dalla pioggia.

Tutti aspetti che spiegano il successo senza precedenti di questi negozi, anche nella nostra regione: la Puglia è, infatti, seconda in Italia per numero di distributori H24 con 447 aziende, di cui ben 113 a Taranto (dati riportati in relazione all’ultimo trimestre del 2023 dal Registro delle Imprese per Confida, Associazione Italiana Distribuzione Automatica).

Il capoluogo ionico, infatti, si piazza subito dopo Bari per numero di negozi automatici, confermandone il largo consenso riscosso a più livelli. Luogo di scambio e convivialità, dunque, ma spesso anche di illegalità. Proprio nella nostra città, infatti, i distributori automatici sono stati teatro di atti vandalici, specialmente nelle ore notturne, come documentato dagli stessi proprietari attraverso le videocamere di sicurezza non meno di un anno fa. Sulla questione intervenne anche Casartigiani Taranto, che chiese una sorveglianza più attiva di questi luoghi da parte delle forze dell’ordine, in particolare nella fascia oraria più a rischio.

Nel Tarantino, invece, più precisamente a Massafra, due negozi automatici sono stati sequestrati, lo scorso anno, per aver erogato bevande alcoliche senza richiedere il documento che prova l’età dei consumatori: i Carabinieri, in quell’occasione, sanzionarono anche i rispettivi proprietari.

Insomma, vantaggi e svantaggi di una nuova forma di concepire la pausa e l’incontro, che caratterizza sempre più i nostri spazi urbani: nato per soddisfare il bisogno di velocità, automazione ed elasticità oraria, il distributore automatico è diventato, suo malgrado, centro di aggregazione.

Simbolo, in definitiva, della contraddizione e dei mutamenti della nostra collettività, baluardo di comunicazione interpersonale e di rapporti umani a dispetto della digitalizzazione imperante.

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