Non solo spazioporto di Grottaglie. Il futuro della nostra regione sembra sempre più orientato verso le tecnologie d’ultima generazione al servizio dell’esplorazione dello spazio, anche grazie ad un’eccellenza made in Puglia quale la REA Space.
Startup nata a Fasano, in provincia di Brindisi (ma con alcuni dipendenti di Bari), specializzata nella “progettazione, ricerca e sviluppo di dispositivi indossabili e strumenti di protezione per gli esseri umani nello spazio”, la REA Space è stata recentemente inserita dalla StartUs Insights di Vienna tra le venti aziende mondiali protagoniste dell’innovazione nel 2024.
A permettere questo importante riconoscimento, cui si aggiunge il conferimento del prestigioso premio Compasso d’oro, ricevuto a giugno 2024, da parte dell’Associazione per il Disegno Industriale, è stata la progettazione e realizzazione della EMSi, tuta bionica ideata per combattere il problema della perdita di massa muscolare e scheletrica degli astronauti causata dalla microgravità.
Un’impresa resa possibile anche grazie al bando TecnoNidi della Regione Puglia: “La sfida per l’innovazione, specialmente nel settore dell’aerospazio, non può essere lasciata alla sola iniziativa dei privati. È importante che le istituzioni facciano la loro parte in una dimensione progettuale e strategica”, aveva dichiarato il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, alla vigilia del test ufficiale della EMSi, avvenuto lo scorso 18 gennaio a bordo della capsula Crew Dragon di SpaceX, nella missione Ax-3 dell’azienda statunitense Axion Space.
Ma dei risultati di questa “prova del 9”, così come dei progetti futuri della REA Space, abbiamo parlato con il Chief Marketing Officer e co-founder dell’azienda, Ilario Lagravinese, reduce dalla tappa di Martina Franca della Apulian Runway Experience (l’evento dedicato alla moda e all’artigianato pugliese che si è svolto dal 9 al 13 novembre 2024, ndr).
Tecnologia e moda, tutto ovviamente made in Puglia: è questo il filo conduttore della vostra partecipazione alla Apulian Runway Experience, giunta quest’anno alla sua seconda edizione?
“Assolutamente sì. L’interconnessione tra la moda e il progetto della nostra tuta bionica è fondamentale: la qualità del prodotto, lo stile, la cura dei dettagli sono caratteristiche distintive del nostro prodotto così come del Made in Italy in generale. La nostra tuta bionica nasce come supporto agli astronauti attraverso l’impiego delle tecnologie d’ultima generazione, insomma, ma senza dimenticare l’attenzione al design. Devo dire che non siamo gli unici a percorrere questa strada: anche Prada, infatti, ha avviato una proficua collaborazione con un’agenzia spaziale americana per la realizzazione del design di una tuta extraveicolare”.
Il pubblico che ha seguito la tappa di Martina Franca di ARE ha, quindi, visto sfilare anche la tuta EMSi?
“Sì, abbiamo presentato i primi prototipi del nostro progetto, ma anche la riproduzione esatta della tuta che ha volato nella missione dello scorso gennaio, indossata dall’astronauta italiano Walter Villadei, Colonnello dell’Aeronautica Militare, e la cui versione originale è ovviamente custodita dall’Agenzia Spaziale Italiana”.
Parliamo delle caratteristiche innovative di questa EMSi e di quelli che sono stati i risultati del primo test in orbita.
“Nella capsula Crew Dragon di SpaceX, partita lo scorso 18 gennaio da Cape Canaveral alla volta della International Space Station, è stato eseguito il test di indossabilità e di funzionamento a livello di lettura dei parametri muscolari dell’astronauta: un esperimento supportato in tutto e per tutto dall’Agenzia Spaziale Italiana e dell’Aeronautica Militare. La prova ha riguardato la prima parte di questo progetto, ovvero il tessuto: si tratta ovviamente di un materiale tecnologico, che contiene grafene, ha un basso livello di isteresi, possiede proprietà antibatteriche, resiste ai raggi solari, contiene sensori ecc. Ne abbiamo testato sia il comfort, grazie ai preziosi feedback del Colonello Villadei, che il funzionamento del monitoraggio muscolare, tramite i flessometri (sensori che rilevano ogni movimento degli arti). In una missione futura, che contiamo di realizzare anche attraverso il dialogo instaurato con l’Agenzia Spaziale Italiana, ci riserviamo di mettere alla prova la parte dell’elettrostimolazione, che sulla base degli impulsi ricevuti simula il contrasto muscolare della forza di gravità presente sulla Terra. Posso, intanto, anticipare che i risultati del primo test sono estremamente positivi: per la prima volta nella storia, infatti, abbiamo ricostruito tutti i movimenti compiuti dall’astronauta. Una tecnologia che sarà molto utile anche in futuro, come supporto alla vita nello spazio in generale”.
Ritenete congrua l’attenzione ricevuta dalla vostra azienda da parte dell’Italia, al di là dei riconoscimenti ottenuti, ma anche della stessa Regione?
“Certamente, anzi colgo l’occasione per ricordare che la Regione Puglia ci ha fornito un notevole supporto nel momento di maggior bisogno, ovvero quello di intavolare questo prodotto: è stato proprio grazie alla Regione, infatti, che abbiamo potuto partecipare alla primissima Fiera, l’Expo Dubai 2020, nonostante le limitazioni del Covid. Si è trattato sicuramente di un acceleratore importante per il nostro progetto, che ci ha dato grande visibilità, per non parlare degli investimenti regionali nel settore: la Puglia sta puntando molto sul settore dell’aerospazio”.
REA Space e spazioporto di Grottaglie: c’è margine per una collaborazione futura?
“Con lo spazioporto di Grottaglie abbiamo intavolato i primi dialoghi per capire quali saranno gli sviluppi, abbiamo anche partecipato al MAM 2024 (Mediterranean Aerospace Matching) che si è svolto proprio nella città delle ceramiche. Devo dire che, nonostante il nostro obiettivo sia quello di espanderci a livello internazionale, puntiamo innanzitutto a consolidare le nostre basi proprio in Puglia, dove tutto è nato: sarebbe l’ideale”.
Progetti futuri?
“Proseguire gli studi e i test sulla EMSi, ma anche realizzare un indumento che possa essere utilizzato sulla Terra e prevenga gli infortuni: la tecnologia che legge le informazioni muscolari, come ad esempio l’affaticamento, potrebbe essere sviluppata anche in questo senso. Si tratta di un progetto molto importante, com’è intuibile, che stiamo sviluppando grazie al bando ESA Spark Funding”.
La sostenibilità economica di una startup come la vostra non può prescindere dai bandi.
“Grazie al supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana abbiamo potuto sviluppare il nostro primo progetto ma i bandi sono necessari a fornire il supporto mirato di cui abbiamo bisogno. Non nego, però, che siamo aperti a potenziali investitori che potrebbero permettere anche di allargare il nostro team e le nostre competenze: al momento contiamo solo 9 persone e, considerando la mole di lavoro che ci aspetta, è chiaro che abbiamo necessità di investitori economici, a prescindere dai bandi. Cerchiamo qualcuno che sia disposto a scommettere con noi sul futuro”.