Si svolgerà il prossimo 17 dicembre dinanzi alla Prima sezione della corte di Cassazione, l’udienza contro l’annullamento della sentenza irrevocabile della Corte d’assise d’appello di Taranto che ha trasferito a Potenza il processo Ambiente Svenduto sul presunto disastro ambientale e sanitario di Taranto prodotto dall’ex Ilva. Lo scorso 13 settembre infatti, la Corte d’assise d’appello – presieduta dal giudice Antonio Del Coco (con il giudice a latere Ugo Bassi e sei giudici popolari) – ha annullato la sentenza di primo grado del processo ‘Ambiente Svenduto’ a carico di 37 imputati e tre società per il presunto disastro ambientale provocato dal siderurgico di Taranto durante la gestione del gruppo Riva. La Cassazione ha notificato ai legali degli imputati l’atto di fissazione dell’udienza nella quale dovrà decidere se confermare o meno la decisione di spostare nel capoluogo lucano il maxi processo.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/09/13/salta-ambiente-svenduto-tutto-da-rifare-1/)

Contro il verdetto della Corte, ritenuto anticostituzionale per contrasto con gli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione, hanno presentato ricorso le associazioni costituitesi parti civili ovvero il Codacons e l’associazione Articolo 32-97 AIDMA, che avevano ottenuto la condanna degli imputati al pagamento di una provvisionale in loro favore: € 25.000 quanto al Codacons ed € 30.000 quanto ad Articolo 32-97. Di tali somme – così come anche di quelle liquidate in favore di decine di singoli cittadini costituisi parti civili con il patrocinio degli scriventi difensori e di altri avvocati – le due associazioni erano riuscite ad ottenere l’integrale pagamento da parte di uno degli imputati all’esito di un articolato procedimento di pignoramento presso terzi svoltosi dinanzi al Tribunale di Varese. Da ciò consegue che la sentenza di cui sarebbe preclusa l’impugnazione perché irrevocabile, ha completamente travolto quella statuizione, determinando l’obbligo di restituzione delle somme.

Ricordiamo che che la Corte d’Appello ha accolto la richiesta di annullamento della sentenza di primo grado per incompetenza della Corte di Lecce -Taranto ex art. 11 (Codice di Procedura Penale) in favore della corte di Potenza per legittima suspicione a causa del coinvolgimento di almeno tre magistrati del Tribunale di Taranto e di altri magistrati danneggiati dal presunto reato in quanto residenti o proprietari di immobili interessati dalle emissioni di Ilva, avanzata dai legali di molti imputati (in particolar modo dagli avvocati (Giandomenico Caiazza, Pasquale Annichiarico e Luca Perrone). Decisione che per le associazioni ricorrenti vìola l’articolo 25 della Costituzione e l’art. 8 comma 1 del codice di procedura penale, oltre a contesta l’illegittimità costituzionale dell’art. 11 del codice di procedura penale.

Senza dimenticare che precedentemente, lo scorso 17 maggio infatti, il Collegio della Corte d’Assise d’Appello con un’ordinanza dispose la sospensione degli importi liquidati alle parti civili nella sentenza di primo grado a titolo di provvisionali (sostanzialmente degli anticipi in attesa che arrivi l’eventuale sentenza definitiva di condanna), pari a 5000 euro per oltre 1500 parti civili. Questo perché il Collegio ha ritenuto che la sentenza di primo grado emessa dalla Corte d’Assise conteneva sul punto numerose criticità. Il giudice infatti spiegò che proprio in virtù del fatto che trattandosi di ben 1500 parti civili, per gli imputati fosse economicamente gravoso pagare un così elevato numero di soggetti, ma soprattutto sottolineò che se gli imputati venissero assolti sarebbe di fatto quasi impossibile riuscire ad ottenere la restituzione di quelle somme: parliamo di una cifra totale che sfiora i 7,5 milioni di euro. Altro aspetto contestato, il fatto che nella sentenza di primo grado a tutti gli imputati siano state imposte queste provvisionali, aspetto che fece storcere il naso alle difese sin da subito, come se tutti fossero colpevoli allo stesso livello e per gli stessi reati (tesi tra le righe confermata anche allora in udienza): per la Corte d’Appello chi è imputato del reato di inquinamento e di disastro ambientale o di omicidio colposo, non può certo essere equiparato a chi risponde di reati contro la pubblica amministrazione.

Ora spederà quindi alla Corte di Cassazione valutare il tutto e decidere se confermare o meno il trasferimento a Potenza facendolo ripartire da zero oppure riportare il processo nuovamente al secondo grado di giudizio a Taranto. Anche perché al momento non è chiaro come ciò dovrebbe avvenire. Così come lascia pensare che a ricorrere in Cassazione non siano state né la Procura Generale di Taranto néla Procura di Potenza che non ha sollevato il conflitto negativo di competenza, sostenendo che competente sia la Procura di Taranto.

Spetterà dunque alla Suprema Corte stabilire quale sarà il futuro del processo Ambiente Svenduto. Durato poco meno di 15 anni tra indagini e attività dibattimentale con conseguente enorme spendita di risorse pubbliche, centinaia di udienze svoltesi nel corso di anni in cui si è tenuta udienza quasi tutte le settimane e quasi tutti i giorni della settimana e per l’intera giornata, 1500 soggetti costituitisi parte civile per aver subito gravissimi pregiudizi fisici e per esser stati lesi sin nel diritto di vivere in un ambiente salubre, migliaia di documenti acquisiti, centinaia di ore dedicate alle deposizioni di numerosi consulenti tecnici e periti con relativa produzione agli atti di migliaia di pagine di consulenze tecniche e di perizie con annesse migliaia di documenti raccolti in centinaia di faldoni, centinaia di testimoni ascoltati, centinaia di ore di discussioni orali dei rappresentanti della Procura e dei legali dei difensori degli imputati e delle parti private, decine di ordinanze istruttorie emesse dalla Corte d’Assise, memorie conclusive presentate dalla Procura per circa 2.000 pagine, una sentenza di quasi 4.000 pagine per la cui redazione è stato impiegato oltre un anno e mezzo, condanne emesse a carico di decine di imputati (imprenditori, politici, professionisti) per complessivi 270 anni di carcere, provvisionali liquidate per milioni di euro a favore di migliaia di parti private, atti di appello di oltre 12.000 pagine complessive, ed ancora altri similari numeri potrebbero farsi.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/09/25/ambiente-svenduto/)

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