| --° Taranto

La procedura di delocalizzazione (ex art. 9 CCNL, ex art. 1co. 224 e ss. l. 234/2021) a seguito della chiusura del sito HIAB di Statte è stata ufficialmente avviata dopo l’incontro di ieri a Roma presso l’hotel Quirinale, tra le organizzazioni sindacali e i rappresentanti dell’azienda. Nessun dubbio quindi sul fatto che la HIAB lascerà Statte trasferendo per ora tutte le attività presso lo stabiimento di Minerbio (se mai qualcuno cullasse ancora la speranza che ciò potesse non accadere) e che per i 102 lavoratori e le loro famiglie si apra ora un lungo periodo di inrtezze e timori per il futuro.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/11/06/la-hiab-di-statte-chiudera/)

Le parti hanno quindi convenuto l’accesso agli ammortizzatori sociali (cassa integrazione a zero ore) fino alla scadenza del piano di cassa integrazione, con i termini e le modalità di utilizzazione del suddetto ammortizzatore – condiviso come necessario – che saranno concordate in seguito tra azienda e sindacati (bisognerà capire se l’azienda anticiperà i fondi per la stessa visto che per l’attivazione da parte dell’INPS ci vogliono una novantina di giorni). Inoltre sarà conferito un incarico – per tutta la durata del piano – ad un advisor specializzato per la ricerca di possibili acquirenti interessati a rilevare il ramo d’azienda di Statte ovvero a procede alla reindustrializzaziooe del sito ad opera di un soggetto.

In tale contesto, HIAB si è resa disponipile a cedere i macchinari attualmente in uso presso Io stabilimento di Statte. Dall’altro lato, come richiesto dall’azienda, le organizzazioni sindacali si sono impegnate a valutare la revoca dello stato di sciopero e fare in modo che i lavoratori riprendano l’attività lavorativa al fine del completamento delle lavorazioni attualmente sospese, a fronte dell’occupazione del sito produttivo dallo scorso 15 ottobre. Che ha comportato non pochi problemi per l’azienda, visto che Statte contribuisce all’80% della produzione.

Alla luce del confermato trasferimento a Minerbio delle linee produttive funzionali alla costruzione delle gru della linea heavy e super hevay (quelle che realizzano kit, sfili per gru e per snodi), HIAB ha ribadito la propria disponibilità al trasferimento incentivato e su base volontaria da Statte a Minerbio per 25 lavoratori tramite un apposito job posting (offerta di lavoro). Oltre ad avviare – nel contesto del piano di delocalizzazione – una procedura di mobilità in relazione al personale occupato presso Statte utilizzando i criteri della prossimità all’accesso al trattamento pensionistico e della volontarietà, con uscita fino al termine del piano; in entrambi i casi a fronte del riconoscimento di un incentivo all’esodo (subordinatamente alla sottoscrizione di un verbale di conciliazione).

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/10/23/vertenza-hiab-scontro-azienda-sindacati/)

Nell’ambito del piano e quale misura dello stesso (e subordinatamente all’adozione delle azioni precedenti), su richiesta delle organizzazioni sindacali HlAB riconoscerà ai dipendenti addetti allo stabilimento di Statte che hanno partecipato allo sciopero il trattamento retributivo per tutto il relativo periodo (dal 15 ottobre 2024 al 15 novembre 2024), evitando così di perdere un mese di stipendio. Mentre si è impegnata a illustrare ilpiano industriale per gli stabilimenti della Provincia di Bologna.

Di tutto questo se ne discuterà nel prossimo incontro che si terrà il prossimo 19 novembre, durante il quale si entrerà nel merito di quanto discusso in quest’ultimo incontro, come reso noto anche dalla Fiom Cgil. Senza dimenticare i lavoratori delle aziende che ruotano intorno all’indotto della HIAB: la ditta delle pulizie, le aziende di trasporto, i fornitori di minuteria, le manutenzioni elettriche e di macchine speciali, la ditta addetta al taglio e quella addetta a trattamenti e verniciature speciali delle lamiere. Parliamo di un numero che oscilla tra i 50 e i 100 lavoratori che rischiano di avere anch’essi ripercussioni a seguito della chiusura del sito di Statte. 

E così mentre da queste parti si continua a favoleggiare di decarbonizzazione, di economica green, di transizione giusta, di centinaia di milioni di euro da investire in progetti di dubbia utilità per rioccupare le migliaia di lavoratori che saranno espulsi dai processi produttivi della grande industria, le aziende del territorio continuano a chiudere una dopo l’altra, abortendo sul nascere qualsiasi speranza per un presente (non per un futuro) migliore.

(leggi tutti gli articoli sulla vertenza HIAB https://www.corriereditaranto.it/?s=HIAB&submit=Go)

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