Con l’obiettivo di vigilare sull’attuazione del Programma del Just Transition Fund, il Comitato di Sorveglianza si riunisce periodicamente per esaminare azioni intraprese e progressi compiuti, approvando ove necessario i documenti strategici predisposti dall’Autorità di Gestione. Alla riunione del 13 novembre svoltasi nella sala consiliare del municipio del comune sardo di Iglesias, hanno preso parte, tra gli altri, i rappresentanti della Commissione Europea, delle Autorità e Amministrazioni nazionali e delle regioni Puglia e Sardegna, individuate quali Organismi Intermedi ai quali è delegata l’attuazione degli interventi a livello territoriale. Oltre ai comuni interessati come Taranto, i sindacati Cgil, Cisl e Uil, le associazioni (che hanno denunciato la scarsa partecipazione al partenariato sociale che impedisce una continua e corretta comunicazione ai cittadini), ed anche il commissario straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto Vito Felice Uricchio.
Finalmente, è il caso di sottolinearlo dopo una serie di articoli pubblicati negli ultimi due anni nei quali sottolineavamo i ritardi accumulati nel tempo, sembra intravedersi il traguardo per quanto attiene l’intera questione burocratica. Lo scorso mese di ottobre la versione definitiva del piano operativo del Just Transition Fund per Taranto (approvato nel dicembre 2022) è stata trasmessa all’Autorità di gestione a Roma. Adesso la Regione Puglia dovrà aspettare il via libera dell’organismo centrale per rendere operativo il piano (che potrebbe subire delle modifiche da parte di Roma), che si compone di diversi progetti divisi per azioni, per un totale di circa 800 milioni di euro da spendere entro il 2029; ma una prima parte dovrà essere spesa entro il 2026, e che entro fine novembre dovrebbe ottenere il via libera da parte della Commissione Europea. Inoltre, durante l’ultima riunione è stato proposto di dar vita ad un sistema di monitoraggio rafforzato che abbia il compito di risolvere le varie criticità che dovessero sorgere durante il percorso di attivazione dei vari progetti.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/08/03/just-transition-fund-fermo-e-il-tempo-passa/)
Ricordiamo che il Piano di transizione giusta dell’area di Taranto è stato approvato a dicembre 2022, con un finanziamento di 796,5 milioni di euro. Le azioni previste ricadono in diversi ambiti: l’energia rinnovabile e l’idrogeno “verde”; la tutela delle risorse naturali; la ricerca; lo sviluppo imprenditoriale; l’orientamento e la formazione; i servizi di cura. Quelli relativi al Comune attualmente prevedono una cintura verde attorno alla città, il Mar Piccolo e le attività legate al mare, un progetto finanziato da Horizon (ricerca in Europa) che riguarda l’applicazione di tecnologie mediche e scientifiche con l’analisi dell’impatto dell’ambiente sulla salute umana.
In particolare, il Comune di Taranto ha candidato quattro progetti, stimati in 250 milioni complessivi: fine degli investimenti prevista nel 2029, posti complessivi a regime circa 14mila tra mantenuti e nuovi, diretti e indotto. Il Piano ha destinato la maggiore quota di risorse (44,6%) al supporto di progetti indirizzati alla produzione e allo stoccaggio di energia prodotta da fonti rinnovabili, alle attività di R&S, nonché a progetti per la tutela e il recupero delle risorse naturali. La mitigazione degli effetti sociali e occupazionali della transizione, attraverso attività, interventi e progetti di formazione, riqualificazione, sostegno ai servizi di ricerca di lavoro, nonché all’offerta di cura e conciliazione assorbe quasi il 32% delle risorse; poco meno di un quarto di esse sono indirizzate alla promozione della diversificazione del sistema produttivo con sostegni alle imprese per innovazione, R&S, e centri di ricerca. Il Piano territoriale di Taranto prevede inoltre un progetto denominato Filiere Verdi (ideato e proposto dal commissario alle bonifiche Uricchio), che avrà l’obiettivo di restituire agli usi produttivi, prevalentemente agricoli, un’area di poco meno di 1000 ettari, disinquinata attraverso la piantumazione di essenze vegetali che sequestrano le emissioni di gas serra (CO2).
Lo scorso dicembre è stato pubblicato un primo calendario di avvisi destinato a due progetti bandiera del comune di Taranto, per un valore totale di 36 milioni di euro, che prevede l’avvio della procedura negoziale per i progetti progetti Green belt e Sea Hub. Ad aprile è stato pubblicato il preavviso da 30 milioni di euro, in questo caso beneficiaria sarà la Regione, per il “Supporto a progetti innovativi per sostenere la transizione ecologica e tutelare le risorse naturali e le filiere verdi” (anche se nell’aggiornamento dello scorso 24 ottobre la cifra economica non compare più). Un mese prima, a marzo, sempre il preavviso da 5 milioni di euro, beneficiari piccole imprese innovative, per il “Rafforzamento della capacità di supporto tecnico a processi di innovazione e diversificazione economica del territorio”.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/11/19/transizione-o-sara-giusta-o-non-sara/)
Questo almeno sulla carta. Nel corso di questi ultimi due anni abbiamo infatti avanzato le nostre perplessità su questi progetti. Non per la loro fattibilità in sé e per sé, ma per la loro utilità in relazione alle motivazioni per le quali questo fondo è stato pensato, progettato e finanziato dall’Unione Europea. Ovvero accompagnare sì i territori interessati verso una transizione economica e ambientale, ma anche e soprattutto contenere il più possibile la perdita di posti di lavoro che l’attuazione di questo piano e l’abbandono di determinati sistemi produttivi comporterà in una realtà come quella di Taranto. Visto che la crisi oramai strutturale del siderurgico ex Ilva, che si somma a tante altre vertenze sul lavoro ancora aperte e irrisolte (ultime quella del gruppo Leonardo ma soprattutto dell’azienda HIAB), grava sulle difficoltà economiche che a livello locale colpiscono sempre di più anche le piccole attività commerciali.
Del resto, come scriviamo da tempo immemore e come confermato anche da più personalità e dai sindacati, per essere giusta e inclusiva, la transizione deve essere non solo democratica ma deve anche provare a riparare le disuguaglianze esistenti, preoccupandosi di non crearne altre. Occorre quindi evitare che il JTF sia considerato solo come l’ennesima dotazione finanziaria a pioggia da destinare al territorio in una ‘lista di progetti’ scambiati per obiettivi (visto che si affianca ad altri finanziamenti previsti da vari programmi e progetti). Le istituzioni e le amministrazioni regionali e locali, attuatrici del Piano, sono infatti chiamate a garantire gli interessi collettivi dei cittadini, il soddisfacimento dei loro bisogni e l’attenuazione delle vulnerabilità che la transizione ecologica inevitabilmente produrrà, rifuggendo l’incertezza del processo con soluzioni di carattere tecnocratico e soprattutto, come previsto dalla sua natura, serve coinvolgere maggiormente la cittadinanza e i lavoratori.
Il fondo dovrà infatti servire ad indirizzare più fermamente i processi di diversificazione e di sviluppo dell’area di Taranto verso un modello ambientalmente più sostenibile. Non si tratta quindi di una fonte di finanziamento a carattere compensatorio destinata a una comunità che, un tempo al centro di importanti dinamiche industriali, con la transizione ecologica vedrà il suo ruolo ridimensionato con importanti conseguenze negative in termini di posti di lavoro e di reddito. Dovrebbe piuttosto diventare un’opportunità di ripensamento di un modello di produzione e di consumo che, soprattutto in alcuni territori, come quello di Taranto, ha sacrificato enormemente il lavoro e l’ambiente senza produrre benessere duraturo.
Perché la transizione energetica che investirà ampi settori della nostra economia, non dovranno pagarla i lavoratori e le loro famiglie. Ma dovrà essere un lungo processo di accompagnamento, per far sì che la vita di tutti migliori a vantaggio dell’intero pianeta Terra, dove le disugaglianze economiche sono da secoli, e ancora oggi, tante troppe ed insopportabili.
(leggi tutti gli articoli sull’argomento https://www.corriereditaranto.it/?s=Just+Transition+Fund+&submit=Go)

