Quest’elezione s’ha da fare. Non sono bastate le proteste dei lavoratori delle ditte degli Appalti comunali, i malori di alcuni manifestanti e ore di dibattito tra opposizione e maggioranza a fermare un disegno che si intravedeva da mesi: Luigi Abbate è stato eletto presidente del Consiglio comunale tarantino, con 17 voti a favore, al termine dell’odierna seduta della massima assise cittadina.

L’ex candidato sindaco alle amministrative 2022, che fino allo scorso febbraio ha rappresentato uno dei più strenui oppositori all’attuale amministrazione comunale, prende così il posto di Piero Bitetti, dopo la modifica al regolamento del Consiglio comunale e la sfiducia all’ex presidente votata qualche giorno fa.

La riunione si apre con l’annuncio di Giuseppe Fiusco di passare all’opposizione: “La politica è anche ambizione, ma l’ambizione deve essere sostenuta da principi e dalla capacità di mantenere la parola data – ha dichiarato il consigliere comunale di Taranto Crea – Dal 19 dicembre 2023, giorno in cui ho salvato questa amministrazione dal diktat di Bari di farla cadere, ho creduto che fosse giusto dare fiducia per lavorare per il bene della città. Ma oggi è un altro giorno: ho suggerito più volte al sindaco soluzioni per alcuni problemi della città, ma non sono stato ascoltato. Gli assessorati sono diventati uffici di collocamento, manca una guida giusta e chiara a questa città: noi consiglieri di maggioranza siamo costretti a fare accesso agli atti per ottenere i documenti, segnale di un’insanabile rottura interna con i dirigenti. Melucci? Ha saputo del mio passaggio all’opposizione ma non mi ha contattato e questo dimostra la scarsa qualità della sua persona”.

Successivamente l’intervento del sindaco Melucci, che ha proposto come unico candidato alla presidenza del Consiglio comunale lo stesso Abbate: “Dopo numerose riunioni di maggioranza – ha commentato il primo cittadino – abbiamo ritenuto che il suo fosse l’unico profilo adatto a recuperare l’imparzialità di cui necessita questo ruolo”.

Subito dopo la dichiarazione di disponibilità, da parte dello stesso Abbate, ad essere eletto però, esplode la veemente protesta dei lavoratori delle ditte degli Appalti comunali, sulla cui precaria situazione occupazionale si era tenuta, proprio qualche giorno fa, una lunga e infruttuosa seduta monotematica della massima assise cittadina. “Di qua non ce ne andiamo, dobbiamo lavorare, abbiamo famiglia”, gridano i lavoratori, la cui rabbia si riversa proprio su Abbate, oggetto di pesanti insulti.

La riunione viene sospesa, mentre le forze dell’ordine provvedono ad allontanare i manifestanti: alcuni dei lavoratori, provati dal clima sempre più teso e incerto, hanno accusato un malore e lo stesso sindaco Melucci è intervenuto per cercare di placare gli animi: “Se non eleggiamo il presidente non possiamo votare il Bilancio e lì stanno i soldi per voi, fateci finire: vi stanno usando”, dice ad uno dei lavoratori.

“È la fine indecorosa di un progetto partito davanti allo studio del notaio Monti lo scorso febbraio – afferma Luca Contrario del PD – quando Abbate decise di non presentarsi a firmare le proprie dimissioni, passando in due ore dall’essere il maggior oppositore di Melucci al candidato della maggioranza per ricoprire il ruolo di presidente al Consiglio comunale. Un cambiamento radicale più simile ad un miracolo”.

Una posizione condivisa dall’intera opposizione, che ha ripercorso quanto fatto dall’ex candidato sindaco alle amministrative 2022 contro l’attuale amministrazione, per sottolinearne l’incoerenza e suggerire che alla base del suo repentino cambio di posizione ci sia un accordo politico.

Arriva, infine, il momento della votazione: la prima termina con 17 voti a favore di Abbate e 15 astenuti: non essendo stato raggiunto il quorum di voti necessari, si procede alla seconda votazione, che si conclude con lo stesso risultato. A questo punto, come da regolamento, si procede per maggioranza di voti e Abbate viene eletto con 17 voti favorevoli.

“Abbate tutta la vita”, afferma il sindaco Melucci durante la votazione: ma i problemi reali di Taranto sembrano ancora una volta restare fuori dalle porte di Palazzo di Città.

 

 

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