Nemmeno una profezia del noto astrologo e scrittore francese del 1500, Nostradamus, avrebbe potuto prevedere un sodalizio tra due dei personaggi più controversi della storia politica tarantina recente. Il sindaco Rinaldo Melucci, ormai ama sfidare i suoi detrattori, tra i quali sino a qualche mese fa figurava lo showman dei consigli comunali nostrani, Luigi Abbate, ribattezzato “il diciassettesimo”. Anzi da ieri “Abbate tutta la vita”, per citare la provocatoria dichiarazione di voto effettuata dal primo cittadino.
Si chiude un cerchio. Il cerchio della vendetta aperto il 19 febbraio scorso, quando sedici consiglieri comunali attesero invano dal notaio il diciassettesimo (Abbate, appunto) per staccare la spina al ‘Melucci bis’. Tra questi sedici c’erano Piero Bitetti (fresco ex presidente del consiglio comunale, nei confronti del quali si è chiaramente regolato un conto politico), l’attuale assessore all’Ambiente, Stefania Fornaro (ex Con) ed il consigliere di maggioranza (all’epoca all’opposizione con i Cinque Stelle), Mario Odone.
Nei continui cambi di casacca tra assessori e consiglieri comunali degli ultimi mesi – in questa sorta di mostruoso laboratorio politico privo di identità creato da Melucci, da noi denominato” la cosa” (citazione di un film horror del 1982 del maestro del genere John Carpenter, ndr) – chi era in maggioranza a luglio 2022, non tutti ma quasi, è passato all’opposizione e viceversa. Insomma il consiglio comunale è diventato come un locale per scambisti (non di partner ma di poltrone) e, ormai, l’etichetta di peggior assise della storia politica tarantina, dopo aver assistito all’elezione di Abbate (colui che girava con il cartonato di Melucci, ‘perculandolo’ un giorno sì e l’altro pure) a presidente del consiglio comunale, non gliela toglie nessuno.
Bitetti, il bersaglio politico affondato (momentaneamente), nel suo intervento di ieri ha citato una frase di Marx : “Da ciascuno le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni”. E’ stato, forse, l’unico momento in cui il livello del dibattito si è alzato. Per il resto abbiamo assistito ad una rappresentazione di una realtà deprimente per la quale esiste una sola parola: “Vergogna!”.
Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei. E sempre scomodando proverbi e modi di dire ricordo che: ognuno ha il diritto di scegliersi la corda con la quale impiccarsi. Si tratta di metafora, non vorrei che Melucci la prendesse sul serio.
Caro direttore, diciamoci la verità: Abbate si commenta da solo, tra le sue giravolte politiche e il fatto che non possa più circolare liberamente in città senza essere dileggiato da chiunque lo incontri, ma tra maggioranza e opposizione il più sano ha la rogna! Siccome, per fortuna, questa disgraziatissima consiliatura volge al termine, il vero problema per noi cittadini ed elettori non è tanto prendersela con Melucci che è come sparare sulla Croce Rossa, quanto comprendere che al prossimo giro, sotto mentite spoglie, cambiando casacca, si ripresenteranno, a destra come a sinistra, gran parte dei soliti noti. Gli stessi che, una volta eletti, riprenderanno il solito teatrino della politica politicante, all’insegna del gettone di presenza e del cambio di schieramento per convenienza personale, mentre la città continuerà ad affondare, tra anarchia urbana, commercio sul lastrico, problemi occupazionali, mancanza di idee e povertà diffusa. Probabilmente il crispianese passerà alla storia come il peggior sindaco della storia di Taranto, ma la vera emergenza democratica è costituita dalla pessima qualità e moralità dei candidati proposti dalle varie coalizioni che, da decenni, a prescindere dai sindaci di turno, fanno il bello e il cattivo tempo…
Caro signor Erardo, condivido tutto quello che lei dice tranne ma con due precisazioni: 1)non credo che Melucci passerà alla storia, ma cadrà nell’oblio e nessuno lo nominerà mai più. il secondo riguarda il fatto che i soliti noti riprenderanno il teatrino della politica politicante. Questo è vero, ma bisogna anche cercare le spiegazioni e arginare a questi fenomeni. A mio avviso aver dileggiato la politica e i partiti che hanno garantito il processo democratico e la partecipazione, per molti decenni in Italia, ha causato una crisi della politica a favore di sedicenti liste civiche senza un retroterra culturale e di esperianza politica e amministrativa. Gli eletti in queste liste dopo le elezioni non danno più conto a nessuno non essendo espressione organizzata del consenso elettorale. A questo si aggiunga il disvalore attribuito alle idealità e alle appartenenze alle famiglie politiche italiane e il gioco è fatto. Infatti si passa da un partito e da uno schieramento all’altro senza pudore e dignità. Condivido, con lei, le preoccupazioni per il futuro e per questo sarebbe necessaria una forte azione dei cittadini per appropriarsi della vita politica e sociale, non stare alla tastiera a lanciare fango contro tutto e tutti. Servono i partiti quali luoghi di partecipazione e serve una grande presa di responsabilità della popolazione. Specialmente i giovani dovrebbero essere protagonisti di un forte impegno partecipativo, ognuno con le proprie convinzioni per ridare alla politica e ai partiti forza e dignità, ma anche per migliorarli e verificarne le azioni. Personalmente diffido di quelli che dicono di non essere nè di destra nè di sinistra. Questa è mistificazione! Esistono idealità, culture e modi di interpretazione della vita sociale che si distinguono e che poducono modi diversi di concepire la gestione delle azioni di governo, locali e nazionali ed è su queste basi che si devono esercitare l’agire politico e le scelte elettorali dei cittadini. Il voto deve servire a questo.
Con la fuoriuscita di Fiusco, altro funambolo della politica locale, la maggioranza resta inchiodata a 17 consiglieri, con più di qualche mal di pancia per la mancata elezione a presidente di Castronovi. Non mi stupirei se tra un anno, un anno e mezzo al massimo, la giunta dovesse cadere, anche perché i tanti peones dell’assise avranno comunque bisogno di riposizionarsi e di rifarsi una verginità, in attesa delle nuove elezioni…
Caro Giovanni, concordo – a grandi linee – con quanto dice, ma soltanto se si riferisce ai partiti della tanto vituperata prima repubblica. In caso contrario non sono d’accordo, basti vedere quanto accaduto al Pd che ha visto fuoriuscire in soccorso di Melucci ben tre consiglieri (Boshnjaku, De Martino, Papa) in barba a qualsiasi disciplina di partito.
Caro Erardo, esattamente mi riferisco a quella che è stata la funzione dei partiti dalla nascita della repubblica. Ricordo, che a Taranto la presenza organizzata dei partiti era enorme. Il PCI aveva una sezione per ogni rione, come pure la DC, il PSI, MSI e con minore presenza anche PRI, PLI e PSDI. Questi erano luoghi dove i cittadini facevano sentire la loro voce e il loro dissenso e dove i partiti costruivano consenso, ascoltavano e davano risposte, dove chiunque poteva recarsi e chiedere un intervento risolutivo per piccoli o grandi problemi. Oggi si aprono comitati elettorali ove singoli candidati organizzano la loro propanganda e poi tutto finisce. I partiti oggi sono scatole vuote per pochi rampanti. Per questo è auspicabile una forte partecipazione dei cittadini alla vita della comunità, altrimenti sarà sempre peggio e saranno sempre meno quelli che decidono. Sulle liste civiche mi sono già espresso, ma ho una notizia: circa il 70% dei loro candidati prende meno di cinque voti di preferenza, molti altri non vota nemmeno per se stessi prendendo zero voti. Questo la dice lunga sulle liste civiche.
Perchè dice che volge al termine la consiliatura? Se riescono a tenere duro resteranno sino al 2027 essendo in carica dal 2022. Se poi si spera in un altro colpo di coda dei consiglieri comunali con una nuova raccolta di firme allora siamo in alto mare…
A Fra, potrebbe esprimersi in modo decente? Se non riesce a parlare meglio consulti google, come fa che certamente di solito, anche per scrivere. Su google lei potrebbe apprendere molto. Mi stupisco, poi, del fatto che la redazione consenta tale scurrile linguaggio.