Come anticipato nei giorni scorsi, il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha posticipato al prossimo 10 gennaio la chiusura dei termini per la presentazione delle offerte vincolanti relative all’acquisizione dell’ex Ilva, inizialmente prevista per il 30 novembre.
I motivi sarebbero legati alla complessità della formulazione dell’offerta e al poco tempo disponibile per esaminare l’intero dossier, quindi un’esplicita richiesta delle società interessate. Oltre al fatto che in questo mese in più, potrebbero essere presentate altre offerte.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/11/27/vendita-ex-ilva-offerte-slittano-a-gennaio/)
Nelle scorse settimane è tornata a visitare lo stabilimento una delegazione della società Baku Steel company, l’azienda siderurgica dell’Azerbaijian, interessata all’acquisizione di tutta l’azienda, che ha presentato una manifestazione di interesse a settembre (e che avrebbe chiesto anche la possibilità di insediare una nava rigassificatore nella rada di Mar Grande, dove far arrivare il gas azero per alimentare l’impianto di preridotto, materiale fondamentale per l’aattività produttiva basata sui forni elettrici). Nella delegazione, erano presenti emissari degli azeri ma anche consulenti italiani. È stata la seconda visita a Taranto dell’ultimo periodo dopo quella di Vulcan Steel che fa capo a Naaven Jindal i cui rappresentanti hanno svolto una visita durata alcuni giorni. E che il ministro Urso dovrebbe incontrare proprio in questi giorni, durante la sua visita in India.

Ricordiamo che nel bando redatto dai commissari straordinari di Acciaierie d’Italia in AS, vengono indicati cinque requisiti fondamentali che il nuovo proprietario deve garantire: lo sviluppo di una produzione siderurgica in Italia, l’attuazione della decarbonizzazione dei siti, la tutela dei livelli occupazionali, l’individuazione di attività e forme di compensazione in favore delle comunità locali e, infine, la continuità dei complessi aziendali con l’obiettivo di riportarli rapidamente ai massimi livelli di attività. Per la valutazione delle offerte vincolanti, poi, verrà tenuto conto di sette parametri e criteri tra cui l’affidabilità, la credibilità del piano industriale e il grado di certezza circa il perfezionamento dell’operazione. I tre commissari Giancarlo Quaranta, Giovanni Fiori e Davide Tabarelli, che hanno curato il bando di vendita del polo siderurgico più grande d’Europa, hanno inoltre indicato un valore preliminare della cessione dell’azienda, comprensivo della dismissione dei magazzini, pari a 1,8 miliardi di euro.
Dei quattordici player che hanno inviato le manifestazioni di interesse, sempre secondo indiscrezioni sarebbero in prima fila proprio Vulcan Green Steel (del gruppo indiano Jindal) e l’azienda siderurgica dell’Azerbaijan, Baku Steel Company. Nessuna movimento, invece, degli ucraini di Metinvest, dopo l’ingente investimento concordato per il rilancio di Piombino, e della canadese Stelco, appena passata nelle mani dell’americana Cleveland Cliff. Mentre resta sullo sfondo l’ipotesi dello spezzatino di Acciaierie d’Italia (profondamente temuta da sindacati e lavoratori) così come la sua cessione a una cordata di imprenditori italiani.
Secondo altre indiscrezioni invece, una cordata tutta italiana potrebbe avanzare un’offerta sugli asset extra Taranto. Marcegaglia, Sideralba, Eusider, Industrie metalli Cardinale (e altri piccoli player) hanno manifestato interesse lo scorso settembre per gli impianti di Novi Ligure, Racconigi, Salerno, una società in Francia e forse Genova. La stessa Emma Margegalia aveva peraltro già detto di essere interessata a solo una parte dell’ex Ilva. Mentre la cremonese Arvedi, finora ai margini della trattativa ed impegnata nel rilancio dello stabilimento di Terni oltre che in quello di Trieste, potrebbe scegliere uno dei due soci stranieri per entrare in campo all’ultimo.
Dopo la presentazione delle offerte vincolanti, partirà una fase ulteriore di negoziazione come ha detto il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, che nelle previsioni si sarebbe dovuta concludere a marzo prossimo, un anno dopo l’amministrazione straordinaria e il commissariamento pubblico. Ma dopo che la scadenza per la presenteazione delle offerte vincolanti è slittata a gennaio, la cessione degli asset aziendali dell’ex Ilva difficilmente avverrà prima della prossima estate.
(leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)
Buongiorno
a fine gennaio ci sarà sicuramente un altro slittamento in avanti.
Intanto è ricominciata l’odissea dei pagamenti per le aziende dell’indotto tarantino.
Infatti dai pattuiti 60 gg data fattura fine mese, si è passati a “quando ci sono i soldi”
e “se le forniture sono indispensabili”.
La coperta finanziaria è troppo corta ed è anche piena di buchi.
Inoltre è rientrato dalla finestra il bubbone giudiziario che sicuramente farà
allontanare eventuali altri soggetti interessati.
Forse sarebbe meglio provare con la vendita spezzatino e separare Taranto dagli
altri siti produttivi del gruppo, almeno questi ultimi potrebbero trovare una loro
dimensione economica e lavorativa.
Ci pensi Sig. Ministro e non si faccia tenere in ostaggio dai sindacati.
Saluti
Vecchione Giulio