Il Taranto versa in una crisi (sportiva e societaria) profonda, frutto evidente di scelte discutibili e di una gestione priva di visione strategica. Numeri e prestazioni sul campo testimoniano un tracollo iniziato già dalla scorsa estate: una squadra smarrita, priva di identità e con responsabilità ben definite.
Le lacune tecniche e tattiche. La rosa del Taranto appare mal assemblata, priva di un’identità tattica chiara e con carenze evidenti nei reparti chiave. La costruzione della squadra non ha seguito un criterio logico: ruoli scoperti o mal coperti, assenza di leadership e poca esperienza nei momenti decisivi. La difesa, che avrebbe dovuto essere una certezza, è in costante difficoltà, mentre l’attacco fatica a trovare il gol, anche a causa di un centrocampo incapace di creare gioco.
La squadra è stata costruita frettolosamente nelle ultime settimane di mercato dopo un esodo generale che ha coinvolto il tecnico Capuano e quasi tutti gli artefici della straordinaria cavalcata della scorsa stagione, culminata nel secondo posto alle spalle della promossa Juve Stabia.
Le responsabilità di Lucchesi e signor G. Fabrizio Lucchesi, direttore generale, e il presidente dimissionario signor G. avevano garantito che il Taranto sarebbe stato competitivo. L’obiettivo dichiarato era chiaro: raccogliere punti nella prima parte del campionato, rendere il club “appetibile” per agevolarne la vendita. Lucchesi ha assemblato una squadra che ha sollevato fin da subito numerosi dubbi. Le aspettative di competitività si sono rivelate un’illusione, con una rosa costruita senza un criterio preciso, pescando tra i pochi giocatori disponibili sul mercato per garantire semplicemente la possibilità di scendere in campo.
Il signor G. dal canto suo, non ha fornito alcun tipo di supporto adeguato, permettendo che il progetto cadesse in un’involuzione progressiva. Probabilmente, sarebbe stato opportuno un passo indietro subito dopo la partita contro il Vicenza nei playoff per la promozione in Serie B, quando il club godeva ancora di un certo appeal. Invece, le lunghe trattative con cordate (o presunte tali) e il conseguente abbandono gestionale (mancato pagamento di stipendi, Irpef e incentivi all’esodo) hanno portato a una penalizzazione di 10 punti, scontata nel campionato in corso. Con questi punti, il Taranto avrebbe raggiunto quota 13, trovandosi a -4 dalla salvezza. Invece, i rossoblù sono ultimi con soli 3 punti, intrappolati nelle sabbie mobili della retrocessione.
La gestione fallimentare. Le scelte societarie incoerenti, un mercato poco incisivo e una programmazione inadeguata hanno aggravato il quadro. Le decisioni di mercato, basate su giocatori di categoria, non hanno garantito l’equilibrio tra esperienza e freschezza, lasciando la squadra priva di carattere e qualità. Oggi il Taranto è “allo sbando”: le sconfitte si accumulano, il morale è ai minimi, e non sembra esserci una strategia per risalire la china. L’obiettivo minimo della salvezza appare sempre più lontano, e l’unica soluzione è una profonda riflessione sulle responsabilità di chi ha condotto il club a questa situazione drammatica.
Fiato sospeso. I prossimi giorni saranno decisivi per il futuro del club. Nelle prossime ore è atteso il cambio di fideiussione da parte di Apex Capital Global, rappresentata da Mark Campbell società che sta perfezionando l’acquisto del pacchetto di maggioranza. L’invio delle PEC ai soci di minoranza, che si tratti di un passaggio formale o di una strategia della precedente proprietà per sollecitare il fondo acquirente, è secondario rispetto all’urgenza di concludere il passaggio societario e affrontare i problemi tecnici e organizzativi. Intanto le operazioni di passaggio pare siano rallentate da inattese richieste di soddisfacimento del credito da parte di personaggi e consulenti che hanno collaborato con il signor G. in questi anni.
Mastromonaco e Cazzarò. Dopo la sconfitta contro la Juventus Next Gen, Gianluca Mastromonaco e Michele Cazzarò hanno parlato apertamente. Mastromonaco, uno dei pochi reduci della scorsa stagione, è stato netto: “Dobbiamo assumerci le nostre responsabilità e dare una svolta, senza cercare scuse. È fondamentale cambiare mentalità e dare il massimo per salvare la categoria. Il distacco si fa sentire, ma l’atteggiamento non deve mai mancare: queste gare sono finali”. Il tecnico Cazzarò, chiamato dopo le vicissitudini con Gautieri, ha sottolineato la sua disponibilità: “Anche se sono di passaggio, non credo di essere io il problema: se non fossi qui, probabilmente non ci sarebbe nessuno. Le vicissitudini societarie non devono riguardarci: dobbiamo concentrarci sul campo”.
La situazione, ormai al limite dell’autogestione, richiede interventi urgenti e decisi. Ora, per salvare il salvabile, serve una sterzata immediata. Ma il tempo stringe, e i tifosi meritano risposte concrete, non promesse.
*foto Paolo Occhinegro