I tarantini si rassegnino: anche per l’ormai imminente ricorrenza dell’Immacolata dalle nostre tavole sarà assente la cozza tarantina, specialità tipica della festa, assieme ad anguille, capitone e baccalà. La cospicua rimanenza della produzione estiva, assieme a quella denominata ‘settembrina’ (di dimensioni più ridotte ma altrettanto saporita), negli anni scorsi in questo periodo, campeggiava in bell’evidenza sulle bancarelle dei mercati cittadini, dove le massaie si appressavano già alle prime ore della vigilia della festa per non rimanere a mani vuote. Le cozze tarantine sono infatti rinomate, rispetto a quelle di altre provenienze, per essere particolarmente dolci e succose, grazie alla presenza dei citri, le sorgenti d’acqua dolce che sgorgano nei due seni di Mar Piccolo, dove ne avviene la coltivazione. Purtroppo l’intensa calura dei mesi estivi, alle cui temperature record purtroppo ci dovremo abituare, ha sterminato ingenti quantità del gustoso frutto dei nostri mari.
“Per la preparazione dei nostri piatti tipici dovremo accontentarci delle cozze provenienti dalla Spagna e dalla Grecia, di dimensioni maggiori e dal gusto ben differente rispetto alle nostre, importate dalle locali aziende mitilicole e reimmerse in Mar Grande per una loro migliore conservazione. In quantità più ridotte rispetto al solito sarà presente nei nostri mercati la produzione degli allevamenti di Chioggia e di Lesina, che loro colpiti, ma in misura minore, dalla morìa per il caldo” – dice sconfortato Vincenzo Guarino, segretario generale provinciale del sindacato Uila Pesca, che nei giorni scorsi ha guidato una delegazione di lavoratori del mare tarantini in udienza dal Santo Padre, chiedendo una benedizione per la particolare situazione della categoria.
“Purtroppo per l’anno prossimo ci aspettiamo una produzione particolarmente esigua, in quanto il caldo ha ucciso anche gran parte del seme e quello superstite non sappiamo in quale misura fruttificherà – aggiunge Guarino – Dobbiamo perciò pensare a come affrontare le annate successive, dove senz’altro si ripeteranno le emergenze climatiche, cercando di salvaguardare questa attività produttiva in cui centinaia di tarantini trovano occupazione e che rende rinomata la nostra città in tutt’Italia”.
Il rappresentante della Uila spiega che proprio in questi mesi sono in corso riunioni tra gli altri sindacati ed associazioni di categoria e il Comune per studiare opportuni provvedimenti. “Contiamo in una risoluzione a tempi brevi della problematica, che si trascina da anni con effetti disastrosi per i mitilicoltori. Quella più adeguata ed immediata – dice – riguarderebbe lo spostamento della produzione, nei mesi estivi, in zone di Mar Grande, che dovranno essere attrezzate per lo stoccaggio e gestite da un soggetto terzo, come potrebbe essere benissimo Kyma Servizi”.
“Per salvaguardare la produzione preservandola anche negli aspetti sanitari – dice Vincenzo Guarino – non possiamo più limitarci al trasferimento dei mitili dal primo al secondo seno di Mar Piccolo, ormai sovraffollato e dai bassi fondali, dove facilmente la temperatura dell’acqua supera il limite dei 26 gradi, con la conseguente chiusura delle valve e perciò la morte del prodotto. Se riusciremo a trovare un accordo, potremo salvare l’annata 2026 e quelle successive. Ma per il 2025 dovremo continuare ad accontentarci della poca produzione superstite e delle cozze d’importazione. Davvero un peccato!”.
