Un tavolo durato circa sei ore, all’interno del quale in più momenti i toni dei presenti si sono alzati di vari decibel, per affrontare la spinosa questione della modifica del “Tender Road” ossia le nuove regole per il trasporto stradale, per quanto riguarda le aziende dell’indotto del siderurgico ex Ilva. Alla presenza del prefetto Paola Dessì, erano presenti Maurizio Saitta Direttore Generale e Daniele Rossi Direttore Acquisti e Supply Chain di Acciaierie d’Italia, i commissari straordinaria di Acciaierie d’Italia in Amministrazione Straordinaria Giancarlo Quaranta e Davide Tabarelli, e le diverse sigle dell’indotto Aigi Taranto, Casartigiani Taranto, Confapi Taranto e Confindustria Taranto.

Nei giorni scorsi, presso la portineria C dell’ex Ilva, un gruppo di autotrasportatori aveva manifestato la loro contrarietà riguardo al nuovo tariffario per l’autotrasporto, introdotto nel Capitolato Tecnico, sull’approccio orientato al ribasso dei prezzi, bloccando l’ingresso e l’uscita delle merci. Nello specifico, la principale critica riguarda un problema del nuovo algoritmo di assegnazione dei trasporti che privilegia le offerte più basse, penalizzando le tariffe proposte dagli autotrasportatori locali, superiori del 30-40% rispetto a quelle accettate. Di conseguenza, molte aziende locali si trovano nell’impossibilità di ottenere incarichi. Le richieste degli autotrasportatori tarantini è che vengano rivisti il tariffario e il metodo per l’affidamento dei viaggi introducendo la formula dell’offerta economicamente vantaggiosa, oltre all’eventuale ’introduzione della clausola sociale (per garantire stabilità occupazionale, pari opportunità e l’applicazione di contratti collettivi, estendendo le stesse tutele anche ai lavoratori in subappalto) che però non spetterebbe all’azienda ma al governo.

A conclusione del lungo incontro, le parti hanno deciso di riunirsi quest’oggi venerdì 6 dicembre, in un tavolo tecnico, questa volta da tenersi nella sede della direzione generale di Acciaierie d’Italia, al quale parteciperanno i commissari straordinari e i rappresentanti delle associazioni degli autotrasportatori. In attesa di raggiungerei un accordo, gli autotrasportatori hanno deciso di rimuovere, almeno per il momento, i blocchi attuati da una decina di giorni davanti le portinerie dello stabilimento di Taranto. Che però potrebbero riprendere già lunedì mattina qualora la situazione non dovesse sbloccarsi.

“Dopo una lunga e dura discussione, a volte anche con toni fin troppo accesi, siamo arrivati ad ottenere quello che chiedevamo da tempo, ovvero un incontro, domani mattina, in Acciaierie con i commissari straordinari”, ha dichiarato Vladimiro Pulpo, responsabile Trasporto di Aigi Taranto. “Ai commissari – ha aggiunto Pulpo – ai quali stiamo dando un segnale di grande responsabilità dal momento che abbiamo deciso di rimuovere i presìdi davanti le portinerie. Noi – ha poi concluso – vogliamo far capire alla città che non siamo quelli che vogliono far chiudere l’ex Ilva. Se protestiamo è perché vogliamo difendere le nostre aziende, il nostro personale, le nostre famiglie. Speriamo di arrivare ad una conclusione positiva della vicenda”. Sulla stessa lunghezza d’onda si è sintonizzato Giacinto Fallone di Casartigiani Taranto. “Abbiamo raggiunto – ha subito detto Fallone – un accordo di massima sulla convocazione di un tavolo tecnico in modo da trovare la formula giusta per far tornare a lavoro le aziende tarantine, quelle storiche ed anche altre non tarantine, che sono state estromesse dal Tender road. Speriamo di raggiungere un accordo soddisfacente per entrambi le parti. In caso contrario siamo pronti a riprendere i blocchi”.

Positivo anche il commento di Fabio Greco, presidente di Confapi Taranto. La Confederazione delle piccole imprese, con la sezione Uniontrasporti (rappresentata da Alberto Rossi della Paratori spa) parteciperà al tavolo tecnico odierno. “Attestiamo il grande impegno messo già in campo dal Governo per salvare le aziende dell’indotto siderurgico di Taranto e confermiamo come con i commissari vi sia massima collaborazione. In merito alla questione odierna, la nostra proposta è di limitare l’utilizzo del metodo del massimo ribasso e optare per una soluzione economicamente più vantaggiosa senza andare ad inficiare il tender”. Per Confapi nel settore dei trasporti dovrebbe prevalere il principio del cosiddetto “giusto compenso” in linea con le disposizioni del “Codice Civile (Art. 36)” e con il “D. Lgs.81/2008”, che promuovono il rispetto degli standard minimi di sicurezza e qualità che sono valori imprescindibili in un contratto d’appalto. Che l’aggiudicazione con il metodo del massimo ribasso potrebbe però rischiare di compromettere l’osservanza di questi elementi fondamentali. Greco, durante l’incontro in Prefettura ha poi consegnato un documento ai commissari per quanto riguarda i pagamenti alle imprese dell’indotto visti i ritardi che si sono registrati in alcuni casi. “Confapi  reitera al Governo la richiesta di inserire nel cosiddetto decreto “salva indotto” l’articolo 6 della legge 23/2020 (decreto Covid) che consentirebbe di diluire in cinque anni le perdite in bilancio. Si garantirebbe in questa maniera la bancabilità e l’accesso al credito alla maggior parte delle aziende che alla fine dell’anno in corso dovranno registrare perdite in bilancio pari o superiori al 35% dei crediti vantati nei confronti di Acciaierie d’Italia”.

Più defilata, ma non per questo meno interessata, Confindustria Taranto perché non rappresenta aziende di trasporto. Il presidente Salvatore Toma al tavolo ha ribadito la speranza che non si ripetano gli errori del passato, sia nella gestione dello stabilimento siderurgico con l’arrivo dei nuovi proprietari (che ci si attende arrivino tra l’estate o al massimo la fine dell’anno) sia nel pagamento dei crediti dell’indotto visto che da diverse settimane si stanno registrando nuove difficoltà: “Per noi è importante che lo Stato metta a disposizione una linea garantita da Sace pro soluto in modo che tutte le aziende possano andare ad anticiparsi le fatture relative” ha dichiarato.

A dimostrazione di come tutto l’indotto che gravita attorno al siderurgico tarantino, come abbiamo scritto tantissime volte in questi anni, è una giungla dove troppo spesso in tanti hanno pensato ai loro interessi, finendo poi per scontrarsi con la dura realtà (vedi i due fallimenti e la complicata convivenza con l’ex ad Morselli), dove a pagare il prezzo più duro sono stati come sempre i lavoratori.

(leggi tutti gli accordi sull’indotto https://www.corriereditaranto.it/?s=indotto&submit=Go)

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