Al “Veneziani” si è consumata l’ennesima disfatta del Taranto, travolto da un Monopoli in grande spolvero. Un 4-0 che non lascia spazio ad attenuanti e che evidenzia il completo naufragio della squadra rossoblù, ormai in balia delle onde di una gestione societaria disastrosa. Il gabbiano vola alto, mentre gli ionici affondano inesorabilmente, trascinati sempre più verso l’abisso della Serie D.
La gara è stata un monologo biancoverde. Bastano 5 minuti al bomber Grandolfo per sbloccare il risultato, ma il calvario degli ospiti prosegue senza sosta: al 22’, un fallo ingenuo di Mastromonaco regala un rigore a Bruschi, che dal dischetto non sbaglia. La difesa ionica capitola ancora al 26’, quando lo stesso Bruschi sigla una splendida doppietta con una sforbiciata da applausi. Nel finale, Pace chiude i conti al 44’ della ripresa, realizzando il definitivo 4-0 su assist dello scatenato Bruschi.
Questa sconfitta è solo l’ennesima pagina nera di una stagione da dimenticare. L’instabilità economica, la crisi gestionale e un ambiente ormai logorato sono il risultato delle scelte discutibili di un’unica figura, il signor G., il principale artefice di questo scempio sportivo. A causa della sua gestione approssimativa e delle sue promesse disattese, il Taranto è passato dall’essere una realtà di Serie C solida a un club sull’orlo del baratro.
La retrocessione in Serie D appare ormai come un destino inevitabile. Il mancato closing, il continuo rimando nel pagamento degli stipendi e la penalizzazione che incombe come una spada di Damocle sono tutti segnali di una società abbandonata al proprio destino. È inaccettabile che una piazza gloriosa come quella tarantina venga umiliata in questo modo.
A questo punto, qualcuno dovrebbe farsi più di un esame di coscienza. La città invoca il passaggio di proprietà mentre il signor G. non è assolutamente intenzionato a fare passo indietro, assumendosi la responsabilità delle sue scelte. Taranto merita di più, i tifosi meritano di più. Finché non si assisterà a un netto cambio di rotta – sul campo e, soprattutto, fuori – il calcio in riva allo Ionio continuerà a vivere un’agonia senza fine.