Continua ad incontrare molte difficoltà la verifica della completezza documentale all’interno del PAUR (Provvedimento autorizzatorio unico regionale) per il progetto che prevede la “Realizzazione dell’impianto di dissalazione delle acque salmastre delle sorgenti del Tara”, procedimento estremamente ampio e complesso, che ha come presupposto la necessaria sottoposizione a Valutazione d’Impatto Ambientale da approvare e con essa il rilascio di tutte le autorizzazioni necessarie non solo alla realizzazione ed all’esercizio dello stesso.

L’ultima Conferenza dei Servizi del 19 dicembre, non ha infatti preso una decisione definitiva, riviando il tutto alla prossima riunione di gennaio. Ma da quel che è trapelato ad oggi la bilancia pende più per un esito sfavorevole dell’intero procedimento. Non solo per le tante criticità ambientali di cui abbiamo più volte scritto in questi anni e che ad oggi non supererebbero la Valutazione d’Impatto Ambientale, ma soprattutto per un’analisi costi-benefici che avrebbe creato negli ultimi tempi diversi dubbi anche in seno alla Regione stessa.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/09/28/il-dissalatore-del-tara-altera-lecosistema/)

Quella del dissalatore di Taranto, è infatti una delle opere finanziate grazie all’accordo tra Governo e Regione Puglia sul Fondo di sviluppo e coesione (dopo la sua esclusione dall’elenco dei progetti da finanziare con i fondi del Just Transition Fund). Con ben 70 milioni di euro per la provincia di Taranto l’Acquedotto Pugliese, destinatario del finanziamento, che può contare anche sui 26 milioni di euro di co-finanziamento derivante dai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), intende infatti realizzare un impianto di dissalazione delle acque salmastre delle sorgenti del Tara sito in agro di Taranto e Statte, e delle opere finalizzate al convogliamento delle acque filtrate al serbatoio di Taranto da 200.000 mc, e allo scarico della salamoia nell’area portuale.

Un progetto che è figlio del Piano d’Ambito 2020-2045 approvato nel 2022 dopo un lungo iter per la Valutazione Ambientale Strategica. Senza dimenticare che nel 2021 si terntò di inserirlo, seppur in forma diversa, anche all’interno dei progetti presenti nel CIS Taranto, in cui venne avanzata la possibilità di realizzare un dissalatore off shore, in contrapposizione al collegamento dei depuratori Gennarini-Bellavista col siderurgico (l’acqua dei depuratori sarebbe stata riusata per lo stabilimento una volta trattata), visto che sul Tara insisterebbero due “prese d’acqua”, quella già esistente di Acque del Sud per l’ex Ilva e l’irrigazione, e quella eventuale di Aqp per l’approvvigionamento idrico a usi civili attraverso il dissalatore. In tal caso si rischierebbe il “collasso” del corpo idrico. ARPA Puglia infatti, ha fissato in 1,3 metri cubi al secondo il cumulo di acqua sottratto da Acque del Sud e, eventualmente, da Aqp, ricordando che la commissione regionale per la Valutazione dell’impatto ambientale ha collocato l’asticella, per tutti gli usi, a 1.000 litri al secondo.

Nel dettaglio, l’opera sarà costituita da un impianto di sollevamento delle acque salmastre del fiume Tara, che verranno convogliate in un serbatoio pensile. Dette acque giungeranno successivamente per gravità nell’impianto di dissalazione ove, per principio di osmosi inversa, saranno sottoposte a ultrafiltrazione e indirizzate al serbatoio di Taranto da 200.000 mc mediante una condotta in pressione in acciaio DN 900 della lunghezza di 14,5 km. Diversamente, la salamoia prodotta dal processo di osmosi inversa verrà convogliata nell’area portuale del molo polisettoriale di Taranto mediante una condotta in pressione in PEAD DN 800 della lunghezza di 4,4 km.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/09/04/dissalatore-del-tara-iter-tortuoso-1/)

In riferimento alla procedura del PAUR quindi, con nota del 29/02/2024, la Sezione Autorizzazioni Ambientali della Regione Puglia ha chiesto la verifica della completezza della documentazione presentata dalla società Acquedotto Pugliese S.p.A. (società proponente). L’aspetto ambientale nella realizzazione di quest’opera resta, come ribadito in più circostanze, quello più importante. Anche per questo il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha infatti richiesto agli enti interessati di esprimere il parere istruttorio di competenza, in merito alla valutazione delle interferenze del progetto in esame con le matrici ambientali, sulla base della documentazione tecnica trasmessa dall’Acqudotto Pugliese.

Sin qui, sia il Dipartimento Ambiente, Paesaggio e Qualità Urbana – Sezione Tutela e Valorizzazione del Paesaggio della Regione Puglia, sia l’ARPA Puglia che l’ASL di Taranto e i Vigili del Fuoco, hanno posto una serie di paletti sulla strada del progetto del dissalatore non di poco conto.

Dunque su questo progetto, come abbiamo ampiamente riportato in questi anni, permangono ancora molti dubbi e ostacoli. Che dovrà passare attraverso l’assoggettabilità alla Valutazione di Impatto Ambientale, superando una serie di ostacoli ipotesi che ad oggi non sembra così scontata. Soprattutto poi se il progetto dovesse essere bocciato da un’analisi costi-benefici che ad oggi non parrebbe essere più così solida. Il responso finale è ancora tutto da decidere.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/04/12/dissalatore-del-tara-tante-le-interferenza/)

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