L’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (ARPA Puglia) rischia di perdere la sua indipendenza. Nella manovra finanziaria per il 2025 e per il 2026-2027 approvata in piena notte dalla Regione Puglia, è stato infatti inserito ed approvato un articolo che prevede l’insediamento di tre nuovi consigli di amministrazione, che andranno ad integrare i direttori generali di tre agenzie regionali: ARPA Puglia per l’appunto, l’Arif, l’agenzia regione che si occupa delle attività irrigue e forestali, e l’ex Aret ora Pugliapromozione, che si occupa del turismo regionale. Il problema però, anche e soprattutto per ARPA, è soprattutto di natura politica, visto che i presidenti del Cda sono nominati dalla giunta regionale, su proposta del presidente: il mandato dura tre anni, con facoltà di rinnovo ma allo scadere della legislatura decadono le cariche. Di fatto parliamo di nomine politiche, per un’agenzia che invece della sua terzietà e indipendenza ne ha fatto sempre un pilastro sostanziale oltre che un pregio riconosciuto a tutte le latitudini.
Proprio per indurre il governatore Michele Emiliano a ritornare su i suoi passi, diverse personalità del mondo scientifico, politico, sindacale, della società civile regionale e nazionale, hanno inviato al presidente uscente una lettera per esprimere tutto il loro disappunto nei confronti di una decisione che ha sconcertato i più. Tra questi il dott. Giorgio Assennato, storico ex direttore generale di ARPA Puglia negli anni più bui e duri del dibattito ambientale sull’ex Ilva di Taranto, il dott. Gianluigi De Gennaro professore associato del Dipartimento Di Bioscienze, Biotecnologie e Ambiente dell’Università degli Studi di Bari ed ex Dirigente Responsabile dell’Unità Operativa Semplice a Direzione Universitaria ‘Particolato atmosferico ed olfattometria’ di ARPA PUGLIA. (dal 2014 al 2016) e il dott. Francesco Forastiere autore dello Studio di coorte sugli effetti delle esposizioni ambientali ed occupazionali sulla morbosità e mortalità della popolazione residente a Taranto, nonché autore insieme alla professoressa Maria Triassi e al professor Annibale Biggeri della perizia epidemiologica sugli effetti sanitari dell’inquinamento provocato dallo stabilimento siderurgico nel territorio tarantino, commissionatagli dal gip di Taranto Patrizia Todisco all’interno dell’inchiesta ‘Ambiente Svenduto’ che portò al sequestro degli impianti dell’area a caldo nel luglio 2012.

“Per far fronte alle emergenze ambientali che coinvolgono il nostro territorio, Il Paese ha bisogno di poter contare su organizzazioni tecnico-scientifiche efficienti, autorevoli ed autonome. Proprio a questo fine, la legge 132/2016 istituì il Sistema Nazionale di Protezione Ambientale (SNPA) unendo in una unica rete funzionale le 21 Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente (ARPA) e l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – ricordano gli scriventi -. La terzietà del Sistema e delle singole ARPA rispetto ai portatori d’interesse è il prerequisito per poter fornire ai cittadini un adeguato servizio di protezione ambientale. In questi giorni è stato inserito nella legge di bilancio della regione Puglia un articolo che modifica la precedente legislazione su ARPA Puglia (legge 6/1999 e s.m.i.) istituendo un Consiglio di Amministrazione (cda) specifico, con tre componenti, di cui uno con funzione di Presidente. Le funzioni di rappresentanza legale dell’Agenzia, sinora svolte dal Direttore Generale, sarebbero assunte dal nuovo Presidente, il quale, tra le varie funzioni “coordina, pianifica e indirizza la politica e le attività scientifiche dell’Agenzia” e “garantisce la coerenza dell’azione dell’Agenzia con gli indirizzi strategici e gli atti di vigilanza -sic!- dettati dalla Giunta regionale”.
Un unicum in tutto il territorio nazionale, evidenziano gli scriventi, visto che “in Italia nelle 21 ARPA attualmente non è previsto un Consiglio di Amministrazione. Nella regione Lombardia sino al 2017 era stato attivo un cda, ma la Regione lo cancellò, sostituendolo con un Presidente, privo delle funzioni di rappresentanza legale, comunque sempre esercitate dal Direttore Generale. Esprimiamo sconcerto rispetto alla decisione della Regione Puglia, per motivi di metodo e di merito. E’ singolare che una modifica così significativa e così anomala rispetto alle altre 20 ARPA regionalI sia stata approvata senza una adeguata partecipazione e informazione dei portatori di interesse (sindacati, organizzazioni ambientaliste e imprenditoriali, istituzioni locali, magistratura etc.)”.
“Nel merito l’istituzione di un consiglio di amministrazione compromette irreversibilmente la terzietà non solo di ARPA Puglia, ma dell’intero Sistema Nazionale di Protezione Ambientale; i tre membri del cda potrebbero farsi portatori di interessi che nulla hanno a che fare con le finalità istituzionali dell’Agenzia – argomentano gli autori della lettera -. Nella legge istitutiva del SNPA è indicato che il Consiglio del SNPA (l’organo centrale del Sistema) è composto da ISPRA e da ciascuna ARPA, col proprio rappresentante legale; sino ad ora il Direttore Generale, ma domani sarà per la Puglia e solo per la Puglia il Presidente del Consiglio di Amministrazione. Siamo sicuri che i portatori d’interesse sopra citati apprezzeranno la revoca del provvedimento, una revoca che noi fortemente auspichiamo. A meno che non si voglia accettare che l’opinione pubblica pensi che l’ARPA sia lo strumento che suona la musica gradita ai politici della Regione e non l’organo tecnico-scientifico che deve – come sinora ha sempre fatto in modo eccellente – tutelare l’ambiente e la salute umana” concludono amaramente gli autori della missiva.
Che faranno adesso il governatore Emiliano, il Partito Democratico (e il Movimento 5 Stelle) che da anni si ‘pregiano’ di essere i difensori (spesso e volentieri soltanto a parole) dell’ambiente e della salute dei pugliesi e dei tarantini in particolare?
(leggi gli articoli sull’ARPA Puglia https://www.corriereditaranto.it/?s=arpa+puglia&submit=Go)