Gli emendamenti proposti alla legge di Bilancio per la proroga di 24 mesi di riconoscimento dell’IMA (Indennità Mancato Avviamento) per i 318 lavoratori ex TCT collocati all’interno dell’Agenzia del Lavoro e in bilico dal settembre 2017, non avrebbe ottenuto il parere positivo della VI Commissione Finanze, pare a causa di un problema tecnico. Allo stesso tempo l’aula della Camera dei Deputati ha approvato l’ordine del giorno promosso dal deputato Dario Iaia (FdI) e dai parlamentari Salvatore Deidda Sasso, Alfredo Antoniozzi, oltre altri deputati di Fratelli d’Italia, che impegna il Governo a rinnovare nei prossimi provvedimenti i contratti delle agenzie di somministrazione del lavoro portuale di Taranto, Cagliari e Gioia Tauro con la copertura economica garantita dal Ministro del Lavoro Marina Calderone.
“Stringere i tempi per ottenere la proroga dell’IMA (indennità di mancato avviamento), in scadenza il prossimo 31 dicembre e traghettare fino ai prossimi mesi l’impegno istituzionale verso i 318 lavoratori ex Taranto Container Terminal, in considerazione del fatto che la formazione che li riguarderà consentirà alle nuove attività imprenditoriali che si insedieranno nel Porto di Taranto di poter contare sulle loro nuove competenze”. Questa la sollecitazione con la quale la CGIL e la FILT CGIL di Taranto, con il segretario generale Giovanni D’Arcangelo e i segretari di categoria Francesco Zotti e il delegato alle vertenze del porto di Taranto, Michele De Ponzio, sintetizzano il cronoprogramma di impegni da assumere nei prossimi giorni in favore degli ex lavoratori TCT.
“I traguardi sembrano più vicini – commenta il segretario generale della CGIL di Taranto, Giovanni D’Arcangelo – perché grazie al lavoro di squadra e all’efficienza delle parti coinvolte a cominciare dall’Autorità Portuale, passando per la task force regionale per l’occupazione e il Dipartimento Lavoro e formazione della Regione Puglia, ci troviamo, finalmente di fronte ad un quadro formativo che consentirà azioni di orientamento e formazione corrispondenti alle esigenze dei nuovi operatori industriali che opereranno nel porto di Taranto”. E’ stato firmato, infatti, a Bari nella sede del Dipartimento per lo Sviluppo Economico, il nuovo catalogo formativo per questi lavoratori e già nelle prime settimane del 2025 il tutto si trasformerà in un Accordo Quadro che garantirà la messa a terra di tutte le linee programmatiche.
“L’Accordo Quadro è la concretizzazione di un percorso che come CGIL avevamo già indicato nel corso dell’iniziativa pubblica sul Porto dello scorso 26 febbraio” sottolinea il segretario generale della FILT CGIL Taranto, Francesco Zotti. Di fronte al successo di questo percorso incombe però il rischio dell’inerzia. “Esistono progetti di sviluppo legati al Porto di Taranto, come ad esempio quelli legati alla candidatura dello stesso al pari di quello di Brindisi, per la nascita di un vero e proprio hub di energia sostenibile con la creazione di un parco eoloco offshore – sottolinea ancora D’Arcangelo – ma quella concreta proposta industriale è ancora in attesa del vaglio del Governo dallo scorso settembre”.

Sul fronte locale e regionale tutto, quindi, sembra muoversi verso la giusta direzione, ma a mancare ora sarebbe proprio il Governo nazionale con l’intervento che possa dare continuità alle speranze di 318 lavoratori in bilico dal settembre 2017, data di istituzione della Taranto Port Workers Agency srl. “La proroga dell’IMA è un atto fondamentale – replica Michele De Ponzio – così come l’avvio dei nuovi progetti industriali. Ci sono 318 lavoratori con le loro relative famiglie che hanno resistito e ora si avviano verso un nuovo percorso formativo. Loro ci credono. Ci creda anche lo Stato”.
Anche i segretari territoriali Gianfranco Solazzo della Cisl e Gianluca Semitaio della Fit (Federazione Italiana Trasporti) Cisl, si dicono fortemente preoccupati per quanto parrebbe prefigurarsi in ordine all’annosa vertenza dei lavoratori ex TCT di Taranto. “I parlamentari territoriali hanno dato immediate rassicurazioni circa il loro impegno diretto e quello del Ministro Calderone, per l’inserimento dell’impianto normativo contenuto nel citato emendamento, oltre alla copertura economica, già nel primo provvedimento legislativo utile del dicembre 2024” affermano Solazzo e Semitaio.
Tale provvedimento, peraltro, assumerà valenza particolare proprio in relazione alla firma dell’Accordo-quadro, nel corso del Comitato di Pilotaggio, dal Dipartimento Sviluppo Economico della Regione Puglia con le organizzazioni sindacali, Taranto Port Workers Agency, AdSP MI, Arpal Puglia, Ufficio Scolastico Regionale. “Atteso che per i 318 ex portuali TCT di Taranto l’ultima proroga scadrà alla fine del corrente mese, detto Accordo-quadro mira chiaramente a fornire nuove opportunità di riqualificazione professionale, essendo ormai da anni alle prese con incertezze lavorative e personali – proseguono i segretari Cisl – ed il piano di formazione e inserimento lavorativo rappresentano una risposta concreta alle sfide della loro reintegrazione nel mercato del lavoro, anche il relazione ai nuovi investitori interessati al Porto che si stanno affacciando”.
Per la Cisl e la Fit Cisl “la proroga di ulteriori 24 mesi darebbe, pertanto, ai lavoratori un margine di respiro utile sino all’avvio della formazione regolamentata dal suddetto Accordo e successivamente permetterebbe l’inserimento in servizio presso i nuovi progetti di riqualificazione statali di Taranto”. Come si ricorderà, prima di altri e poi in più circostanze la Cisl Taranto Brindisi ha sostenuto pubblicamente la necessità, con riferimento al DL Energia n. 81/2023, convertito con L. n. 11/2024, che fosse individuata un’area demaniale marittima del Mezzogiorno; e fu proprio grazie ad uno specifico emendamento, in sede parlamentare, che venne individuato il Porto di Taranto oltre a quello di Brindisi, da destinare alla realizzazione di infrastrutture, funzionali allo sviluppo della cantieristica navale, per le filiere dell’eolico offshore.
“Tale percorso pare sia nella fase decisiva e potrebbe – almeno nell’auspicio dei due segretari – beneficiare proprio il porto ionico, il cui rilancio non potrà che passare dalla collaborazione tra pubbliche amministrazioni, Stato e parti sociali”. Concludono Solazzo e Semitaio: “Il confronto e la corresponsabilità sociale che coinvolga le rispettive istituzioni locali, l’Autorità Portuale ed i sindacati è sempre più essenziale per affrontare una crisi che coinvolge non solo i lavoratori e le rispettive famiglie ma l’intero tessuto economico del territorio ionico”.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/12/15/il-porto-di-taranto-prova-a-reagire/)