“Sappiamo bene che davanti ad una persona cara che soffre chiunque rischia di perdere il freno inibitorio, per quanto ciò non sia giustificabile: per questo dobbiamo essere preparati ad affrontare le emergenze in maniera corretta, con il sorriso sulle labbra, con una carezza che tranquillizza, guardando gli occhi di ciascuno”.
Queste le parole del dottor Giuseppe Turco, direttore del MeCAU (Medicina e Chirurgia d’Accettazione d’Urgenza) dell’ospedale SS. Annunziata di Taranto, durante la conferenza stampa sulla prevenzione delle aggressioni ai danni del personale sanitario, avvenuta lo scorso ottobre.
L’idea di un ospedale “umanizzato”, più sensibile allo stato d’animo dei parenti di chi viene ricoverato, ha effettivamente attecchito nel nostro nosocomio, nonostante qualche “eccezione” che rischia di costituire una nota stonata in un posto in cui si compie ogni giorno un grande lavoro professionale ed umano.
A raccontarci la sua esperienza è M.C., padre di uno dei due uomini coinvolti nell’incidente avvenuto due giorni fa sulla strada di Massafra.
Nel tardo pomeriggio del 19 dicembre, infatti, sulla SS7 Massafra-Taranto, all’altezza di Castiglia, un furgone e un’auto di grossa cilindrata si sono scontrati violentemente, per cause ancora da definire. I due uomini alla guida dei mezzi hanno riportato ferite e sono stati soccorsi dai mezzi del 118, prontamente intervenuti.
Visibilmente provato ed emozionato, il padre del trentenne che guidava il furgone vuole esternare quanto vissuto in quella nottata.
Partiamo dalla dinamica dell’incidente, perché quello che ci ha raccontato non corrisponde alle notizie che circolano in rete
“Esattamente. Mio figlio, che consegna pacchi per Amazon, stava rientrando al magazzino e aveva correttamente fermato la macchina e messo la freccia per svoltare, dietro di lui c’erano altre macchine ferme, in attesa che completasse la manovra di svolta.
All’improvviso, una BMW, che forse sopraggiungeva ad alta velocità, sorpassa la colonna di auto e centra in pieno il furgone guidato da mio figlio, per fortuna solo nella parte centrale del mezzo.
Preciso che non ero presente al momento dell’incidente, ma successivamente ho potuto parlare con la Polizia municipale di Massafra intervenuta sul posto.
In ogni caso, presto il verbale sarà reso noto”.
Come sta suo figlio?
“È attualmente ricoverato al SS. Annunziata con lesione al fegato e prognosi riservata, in attesa di eseguire ulteriori accertamenti”.
Se la sente di raccontare cosa è successo quella notte?
“Certamente. Io ho saputo in serata dell’incidente, le cui foto avevo peraltro già visto sui social senza sapere che mio figlio fosse coinvolto.
Sono arrivato alle 22 circa all’ospedale di Taranto, dove il ragazzo era stato portato in ambulanza: voglio rimarcare a grandi lettere che il clima che ho trovato al Pronto Soccorso è stato semplicemente fantastico.
Grande umanità, disponibilità, collaborazione: il personale è stato gentilissimo, siamo stati fino alle 4 di notte a tranquillizzare mio figlio che doveva eseguire raggi, TAC e suture, restando immobile il più possibile sulla barella.
Emotivamente ero a pezzi, l’adrenalina mi impediva di avvertire la stanchezza, ma l’umanità e il calore che ho trovato tra medici e infermieri mi ha aiutato tantissimo a mantenere il sangue freddo, nonostante le condizioni critiche di mio figlio”.
Poi cosa è successo?
“Intorno alle quattro il barelliere mi ha chiesto di salire con lui al reparto di competenza, perché mio figlio doveva essere sottoposto al consulto da parte del medico di turno.
Il ragazzo entra in barella nella stanza, io mi siedo e aspetto pazientemente.
Dopo una lunga attesa, e potete solo immaginare qual era il mio stato d’animo in quel momento, vedo uscire dalla stanza solo la barella vuota.
A quel punto un’infermiera mi suggerisce di parlare col medico di turno, che esce malvolentieri nel corridoio e mi annuncia semplicemente che mio figlio è stato ricoverato, senza aggiungere altro.
Insisto per sapere le motivazioni del ricovero e mi viene risposto che lui non è tenuto a dirmi alcunché, dal momento che mio figlio è maggiorenne.
Lì ho perso la pazienza, ero davvero preoccupato, ma mi sono trovato di fronte ad un muro di freddezza e indifferenza”.
Cosa è accaduto di preciso?
“C’è stato un alterco puramente verbale (lo specifico a scanso di equivoci) tra me e questo dottore, che ad un certo punto ha minacciato di chiamare i Carabinieri perché gli avevo chiesto di farmi parlare con mio figlio.
Sono tornato in Pronto Soccorso e ho spiegato la situazione al personale, che è stato nuovamente disponibile e gentilissimo nei confronti di una persona visibilmente provata e stanca, per di più a quell’ora di notte.
Un’infermiera ha anche cercato di mediare, telefonando in reparto e chiedendo al medico di farmi parlare col ragazzo, di cui avevo anche gli effetti personali, ma anche lei si è dovuta arrendere di fronte all’irremovibilità del dottore.
Ora, io capisco perfettamente che esiste un regolamento interno da rispettare, che non potevo accedere al reparto in orario extra visite ecc. ma io ho solo chiesto di conoscere le motivazioni del ricovero di mio figlio, che mi sono poi state spiegate sempre dall’encomiabile personale del Pronto Soccorso.
Inutile dire che da quella notte sono uscito fisicamente ed emotivamente distrutto, ci ho messo un po’ a riprendermi e alla mia età non è facile.
Ecco, dalla mia esperienza voglio che passi questo messaggio: sono d’accordo col direttore generale dell’ASL di Taranto, Vito Gregorio Colacicco, quando parla dell’importanza di unire all’aspetto professionale del medico anche quello umano e posso solo testimoniare che a Taranto siamo già su un’ottima strada, stando a quello che ho vissuto con il personale del Pronto Soccorso.
È necessario, però, che questa “umanità” caratterizzi anche i medici di turno nei reparti, perché ad un padre che alle 4 di notte chiede notizie del figlio appena ricoverato dopo un brutto incidente non si può rispondere: “Non sono tenuto a dirglielo”.
Dobbiamo continuare a collaborare e percorrere insieme, cittadini e personale sanitario, la strada verso una sanità sempre migliore”.