Arrivando nelle sale XXIV e XXV del percorso espositivo del Museo archeologico di Taranto, quindi nella sezione tardo antica e medievale, notiamo alcuni simboli impressi su diversi manufatti.
Fa al nostro caso oggi, una scodella in ceramica sigillata africana, cioè una ceramica fine da mensa prodotta nel nord Africa già nella tarda età imperiale. Databile tra la fine del V e gli inizi del VI sec. d.C., questa fu rinvenuta in un ambiente ipogeo a destinazione funeraria di Palazzo Delli Ponti, in città vecchia.
Notiamo subito inciso su questo piatto uno staurogramma, ovvero un segno cristiano di grande diffusione già nel IV secolo, che è una delle prime manifestazioni visive della croce. Dai bracci di questa croce pendono due lettere, α (Alfa) e ω (Omega), poste a inizio e a fine dell’alfabeto greco, nell’Apocalisse di Giovanni sono allusive all’eternità di Dio: «Io sono l’Alpha e l’Omega, dice il Signore Dio, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente».
Solitamente infatti, ricorrendo all’uso di lettere greche si ottenevano simboli dalla forte valenza cristiana, uno fra tutti appunto l’intreccio tra X (chi) e P (ro), che formava il monogramma di Cristo.
L’imperatore Costantino aveva fatto apporre il monogramma Chi-Rho, cioè le iniziali del nome del Dio cristiano (Christós) sugli scudi dei suoi soldati impegnati nella battaglia contro il generale Massenzio.
È l’autore Lattanzio, che ci parla di questa particolare vicenda. La decisiva battaglia di Ponte Milvio in un primo momento pareva persino volgere a favore di Massenzio, ma Costantino venne guidato alla vittoria da una visione divina. Inoltre, Eusebio di Cesarea, ci fornisce più dettagli sul celebre sogno di Costantino, descrivendo una croce luminosa nel cielo apparsa all’imperatore, accanto alla scritta «Vinci con questo segno!»; un simbolo rappresentato come «una lunga asta con un braccio trasversale sul quale era appeso un drappo di porpora riccamente intessuto d’oro».
Proprio quel «segno celeste di Dio» sarebbe diventato uno dei simboli più diffusi e conosciuti dell’età cristiana, impresso dopo l’editto di Milano del 313 d.C. anche su oggetti e monili personali, come sul piatto tarantino, a testimonianza di una libera adesione al nuovo credo.