Il 2024 per il Taranto è un anno da montagne russe, che inizia con un sogno e si trasforma in un incubo. Dalla possibilità concreta di lottare, tramite i playoff, per la promozione in Serie B, a una retrocessione in Serie D che sembra ormai inevitabile: il destino del club rossoblù è segnato da difficoltà societarie, penalizzazioni e una rottura insanabile tra tifosi e dirigenza.

IL SOGNO PLAYOFF. All’inizio del 2024, il Taranto fa sognare i suoi tifosi. La squadra, composta da un gruppo di calciatori di spessore e disciplinati dal lavoro di Ezio Capuano, chiude la stagione regolare al secondo posto in classifica, soltanto un gradino sotto la Juve Stabia. Una penalizzazione, però, costringe gli ionici a scivolare al quinto posto. Nonostante ciò, i rossoblù arrivano sino alla sfida di Vicenza, valida per i quarti di finale dei playoff, prima di essere eliminati. Peccato perché capitan Vannucchi e compagni riescono a risvegliare, a suon di risultati, l’entusiasmo del pubblico tarantino, portando anche oltre 12.000 spettatori allo Iacovone. Un cammino importante, che inconsciamente alimenta speranze di una storica promozione in Serie B. Il gioco espresso sul campo, l’unità di intenti e il supporto incondizionato dei supporters sembrano indicare un futuro roseo.

LA CRISI SOCIETARIA. Dietro le quinte, però, la situazione è ben diversa. Il club è già alle prese con problemi finanziari che emergono in modo preoccupante. Probabilmente, anche il tetto ingaggi sforato nella passata stagione incide sullo stato attuale del club. Il rapporto tra Giove e Capuano si incrina notevolmente, la squadra termina anticipatamente il ritiro e viene, giorno dopo giorno, smantellata.

Di quella formazione che, soltanto tre mesi prima, alimentava i sogni di una città che vive di pane e calcio, rimangono pochi giocatori: Mastromonaco, Matera, Fiorani e Fabbro sono gli unici superstiti, più un aggregato De Santis, fino a qualche giorno prima fuori dal progetto. Giove si dimette, e viene chiamato Lucchesi come direttore generale e traghettatore, con il compito di rendere la società “appetibile” per eventuali acquirenti.

L’operazione si conclude solo in parte, con Lucchesi che lascia la città dei due mari prima della potenziale cessione del club. Intanto, viene presentata in pompa magna l’Apex Capital Global LLC, una società americana che dovrebbe garantire stabilità economica e nuovi investimenti. Dopo una conferenza e il presunto passaggio della gestione societaria, la trattativa rallenta significativamente, a causa del cambio della fideiussione in Lega Pro e, soprattutto, dei numerosi debiti e delle ingiunzioni di pagamento che gravano sul Taranto FC 1927.

Queste complicazioni incidono anche sui risultati della squadra, con il Taranto che continua a mostrare segni di cedimento. Gli stipendi arretrati, le difficoltà nel mantenere gli impegni economici e la conseguente insoddisfazione dei giocatori minano la serenità dello spogliatoio.

CLASSIFICA COMPROMESSA. A peggiorare ulteriormente la situazione sono le penalizzazioni inflitte dalla FIGC per irregolarità amministrative. Punti preziosi vengono sottratti alla squadra, che scivola inesorabilmente in classifica. Dall’euforia del secondo posto della passata stagione, si passa alla disperazione dell’ultima posizione, un tracollo che lascia tifosi e addetti ai lavori increduli.

E pensare che, senza gli attuali 10 punti di penalizzazione (che dovrebbero diventare almeno 16 nei prossimi giorni), Mastromonaco e compagni sarebbero in piena lotta salvezza.

ROTTURA TOTALE CON I TIFOSI. La crisi societaria incrina inevitabilmente il rapporto tra la tifoseria e la dirigenza. Gli ultras, cuore pulsante del supporto rossoblù, manifestano apertamente il loro dissenso, organizzando proteste e disertando alcune partite. Gli spalti dello stadio Erasmo Iacovone, che nell’annata sportiva 2023/24 era quasi un fortino inespugnabile, si svuotano. Il silenzio dei tifosi diventa il simbolo di una frattura profonda.

FUTURO? QUALE FUTURO? Con la retrocessione in Serie D ormai alle porte, il futuro del Taranto è avvolto nell’incertezza. Le difficoltà economiche rischiano di mettere a repentaglio la stessa esistenza del club. I tifosi, nonostante tutto, sperano in un cambiamento radicale che possa riportare il Taranto ai fasti di un tempo. I vari avvicendamenti sulla panchina rossoblù non lasciano trasparire nulla di buono. Si passa da Capuano a Gautieri, per poi affidare le redini a un tarantino doc come Michele Cazzarò che, dopo aver fatto da traghettatore per il bene dei colori rossoblù, rassegna le dimissioni. Una società assente, un passaggio di proprietà sempre più difficile e complicato, nonostante le rassicurazioni giunte dall’APEX negli ultimi giorni.

Tra meno di cinque giorni, la squadra deve tornare in campo nella trasferta di Latina, ma al momento non vi è una nuova guida tecnica. Per questo motivo, in panchina dovrebbe esserci ancora Bisignano, allenatore dell’Under 15. Tanti profili vengono sondati, tanti rifiuti arrivano: da Passiatore a Panarelli, sino ad arrivare ad Asta e Zichella (attualmente sotto contratto con il Torino). Gli ultimi indizi portano a Pasquale Luiso, ex Sampdoria e Salernitana, anche se proseguono i contatti con Alessandro Oliva (ex Verbania), che fornisce una disponibilità di base ad accettare l’incarico. I giocatori, inoltre, mettono in mora la società per i mancati pagamenti delle ultime due mensilità: un atto dovuto e prevedibile per dei professionisti che, in un modo o nell’altro, stanno svolgendo il proprio mestiere. Una confusione che continua a regnare sovrana, nell’attesa che qualcuno possa fare un passo definitivo (Giove da parte e Campbell all-in) per provare a salvare il salvabile, qualora ci sia ancora qualcosa.

Intanto, il 2024 si ricorda come l’anno in cui il Taranto passa dal sogno alla disperazione, un monito per il calcio italiano sull’importanza di una gestione societaria solida e trasparente.

* a cura di Cataldo Conte (credit foto Paolo Occhinegro)

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