È una vera e propria cura del ferro quella di cui avrebbe bisogno la Puglia (e il Sud Italia in generale) secondo Pendolaria 2025, il rapporto redatto da Legambiente sulla situazione del trasporto pubblico in Italia.
Se nel Paese, infatti, il numero di viaggiatori che utilizzano treni regionali per i propri spostamenti è tornato gradualmente a crescere rispetto ai livelli prepandemici, la Puglia ha subito un brusco calo, perdendo il 45% dei viaggiatori tra 2019 e 2023.
Dal report emerge, ancora una volta, l’immagine di una nazione spaccata in due: da un lato un Nord che può contare su 2.220 corse giornaliere di treni regionali (Lombardia), dall’altro un Sud che ne annovera appena 469 (come la Sicilia).
La Puglia ne conta, invece, 871: è chiaro che la scarsità di collegamenti disponibili costituisce, assieme alla qualità del servizio offerto, un disincentivo piuttosto potente all’utilizzo dei mezzi pubblici.
Insomma, per gli spostamenti sul territorio regionale, molti pugliesi privilegiano il mezzo privato, con ovvie ripercussioni sulla qualità dell’aria e l’inquinamento ambientale.
Passando ad analizzare la quantità e anzianità della flotta regionale, si constata che la Puglia non presenta mezzi eccessivamente vecchi: solo il 27% dei treni più di 16 anni, su una media nazionale del 44%, mentre l’età media dei nostri regionali è di 13,7 anni (14,8 quella italiana).
Anche il parametro quantitativo non è del tutto negativo: la nostra regione può contare su 168 treni, un numero di molto inferiore rispetto alla Lombardia (458) ma piuttosto elevato in confronto ad altre regioni meridionali.
Tuttavia le Ferrovie Sud-Est vengono annoverate tra le peggiori d’Italia a causa della soppressione, dal 2019, della tratta Bari-Martina Franca (via Conversano) a causa lavori di elettrificazione e velocizzazione della linea, in particolare per la rimozione di molti passaggi a livello. I ritardi nei lavori continuano a causare innumerevoli disagi ad un’utenza che conta circa 120mila abitanti e le alternative offerte (autobus a lunga percorrenza e datati) stanno contribuendo significativamente a disaffezionare la clientela, incentivando l’uso del mezzo proprio per gli spostamenti.
Ma la rete ferroviaria pugliese e, più in generale, italiana deve iniziare a fare i conti anche con il cambiamento climatico; le temperature record e gli eventi estremi, diventati ormai sempre più frequenti anche alle nostre latitudini, sono spesso responsabili di interruzioni sulla linea e danni alla flotta regionale disponibile: in particolare, a Bari, nel 2023 ne sono stati registrati 5.
A fronte di quanto detto, però, non sembra esserci un’attenzione particolare da parte di alcune regioni, in primis la Puglia: “La regionalizzazione dei trasporti (riforma Bassanini del 1999) avrebbe dovuto responsabilizzare le Regioni – si legge nel report di Legambiente – ma ha invece portato a enormi differenze, in termini di quantità e qualità del servizio di trasporto pubblico”.
La responsabilità di definire il Contratto di Servizio con i gestori, in primis Trenitalia, avrebbe dovuto infatti portare a individuare risorse nel bilancio regionale da aggiungere a quelle statali per potenziare il servizio (ossia più corse) e per il materiale rotabile (dunque treni nuovi e/o riqualificati), ma così non è avvenuto: nella nostra regione, ad esempio, lo stanziamento sul bilancio regionale si aggira sullo 0,01%.
Nel rapporto 2025, tuttavia, Taranto è presente tra le città con infrastrutture finanziate attraverso fondi PNRR grazie al progetto delle BRT – linee rossa (Paolo VI-Cimino) e blu.
Degno di menzione, poi, almeno per il numero di opzioni a disposizione, è il miglioramento tra Taranto e Lecce dove viaggia ora una coppia di Intercity Notte diretti, mentre sono tra gli 8 e i 12 i collegamenti tra regionali al giorno, a cui però serve sempre un cambio.
Trenitalia ha, infine, completato la consegna dei sette treni ibridi Intercity che collegano Calabria, Basilicata e Puglia, acquistati con fondi PNRR, e in circolazione dallo scorso marzo, con un aumento dei passeggeri del 15% nel periodo estivo.
Tra le relazioni interregionali e regionali da riattivare o potenziare, invece, si segnalano la Matera-Ferrandina(-Taranto/-Potenza) e la Napoli-Salerno-Potenza-Taranto, in cui non risulta attualmente nessun treno regionale diretto, ma anche la Reggio Calabria-Catanzaro Lido-Cosenza-Sibari-Taranto, su cui è presente una sola coppia di Intercity al giorno.
“L’aspetto drammatico – scrive Legambiente – è che oltre l’87% degli stanziamenti infrastrutturali fino al 2038 riguarderanno il Ponte sullo Stretto di Messina, che toglierà quindi fondi e attenzioni alle vere opere fondamentali per il Paese, a partire da quelle in ambito urbano, impedendo in molti casi di essere realizzate”.
In definitiva, tra le proposte concrete per migliorare un quadro piuttosto desolante e antiquato, ci sono quelle di rifinanziare il servizio di trasporto pubblico italiano (200 milioni l’anno per migliorare ilservizio Intercity e aumento di almeno 3 miliardi del Fondo Nazionale Trasporti) e il trasporto rapido di massa.
Interessante anche l’idea di incentivare gli utenti del TPL e dei treni con soluzioni ad hoc, come quella introdotta in Germania nel 2022, che prevede l’istituzione di un abbonamento unico, valido illimitatamente sui mezzi pubblici delle città e sui trasporti regionali, dal costo fisso di 49 euro al mese.
Lo scopo, chiaramente, è quello di introdurre un cambiamento culturale nel modo di concepire e vivere gli spostamenti tra città, a tutto beneficio dell’ambiente in cui viviamo e della qualità dell’aria che respiriamo.