Il settimo ko consecutivo per il Taranto attesta, ulteriormente, le difficoltà di una squadra nel baratro più totale: al Francioni di Latina finisce 3-1 per i laziali che dominano, in lungo e in largo, ciò che rimane della compagine ionica guidata da mister Bisignano. L’allenatore, in deroga fino al prossimo 20 gennaio, effettua diversi cambi: non c’è nemmeno Meli tra i pali al posto di Del Favero ma il baby Caputo. In difesa, si rivedono Papazov e Marong al fianco di Shiba mentre, in attacco, Guarracino agisce a supporto di Zigoni e Battimelli. Primo tempo a tinte nerazzurre: ci prova prima Mastroianni, che calcia sul fondo. Poi l’ex Crecco conclude dalla sinistra: una deviazione di Contessa rischia di provocare un’autorete. Mastroianni colpisce il palo su cross dalla destra al 20’, poi Caputo para in maniera provvidenziale su Improta. Il monologo dei pontini porta i frutti al 42’ perché il Latina trova il vantaggio con Petermann e raddoppia al 45’ con una tiro da fuori area di Crecco, che si insacca alle spalle di Caputo. Il Taranto non è in campo: la reazione degli ionici è racchiusa in una traversa di Speranza al 12’. Il tris del Latina giunge con un colpo di testa dell’ex Vona pochi istanti dopo. Quando ormai la partita è definitivamente chiusa, gli ionici hanno un piccolo scatto d’orgoglio: Papazov, sugli sviluppi di un corner, svetta più alto di tutti e trova l’inutile rete del 3-1.

A fine partita, l’intera squadra è stata chiamata sotto la curva, in cui erano posizionati i tifosi ionici, che hanno contestato (anche durante la gara) la società e il presidente dimissionario. I rossoblú rimangono nel baratro dell’ultimo posto in classifica, con soli 3 punti in classifica e a -9 dalla Turris, penultima. La situazione del Taranto è un disastro annunciato, frutto dell’incompetenza gestionale di una società che opera come se fosse una banda di dilettanti allo sbaraglio. L’ennesima sconfitta non è solo un dato statistico, ma la prova di una squadra allo sbando totale, priva di identità, di organizzazione e, soprattutto, di un progetto credibile. Giocatori che mettono in mora la società, stipendi arretrati, un allenatore in deroga e una rosa costretta a subire continue umiliazioni: tutto questo non è degno di una piazza come Taranto, che meriterebbe ben altro rispetto.

La dirigenza, incapace di garantire una gestione professionale, è il vero problema. Non basta parlare di errori tecnici o di limiti della squadra: qui si tratta di un fallimento strutturale. Il caos societario si riflette inevitabilmente sul campo, dove gli stessi giocatori – visibilmente privi di motivazione e vogliosi di abbandonare la barca che affonda – dimostrano che la retrocessione in Serie D non è più una possibilità, ma una triste certezza.

A questo punto, la domanda è una sola: dove vuole arrivare questa società? Se l’unica risposta è l’inevitabile fallimento, allora sarebbe più dignitoso fare un passo indietro e lasciare spazio a chi ha davvero a cuore i colori rossoblù. Continuare in questo modo significa tradire una città, una tifoseria e una storia che non meritano questo scempio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *