La situazione sportiva del Taranto si fa sempre più drammatica. La squadra rossoblù è relegata all’ultimo posto in classifica e ha sempre meno chance per poter salvare il calcio professionistico: gli ionici sono il fanalino di coda del girone C, con soli 3 punti all’attivo. Punti che sarebbero stati 13 qualora l’attuale società avesse corrisposto, sin dall’inizio della stagione, gli emolumenti ai propri tesserati.

Quel -10 penalizza, oltremodo, Mastromonaco e compagni, che hanno messo in mora la società nei giorni scorsi (domani scadrà il termine ultimo per il pagamento degli arretrati, ndr) e che, senza tale sanzione, sarebbero in piena bagarre salvezza. I numeri certificano sempre più una crisi assoluta per gli ionici, giunti al settimo ko consecutivo in Serie C: un altro record fatto segnare dal Taranto sotto la gestione del signor G, un risultato negativo che attesta la scellerata conduzione di un presidente dimissionario che mantiene in ostaggio il proprio giocattolo, sino a farlo definitivamente morire.

I numeri. Quanto (non) ottenuto sul campo è il frutto della settimana e di mesi di confusione totale: vedere una partita dei rossoblù è diventato logorante. La truppa ionica ha il secondo peggior attacco del campionato (soltanto 12 reti, peggio ha fatto solo la Turris con 11 gol) ma vanta la peggior difesa dell’intero torneo (42 marcature subite, poi Messina a 36 e Crotone a 33): in termini di classifica, ciò si traduce in un ultimo piazzamento con sole 3 vittorie, 4 pareggi e ben 14 sconfitte.

Proprio nei ko la squadra, attualmente allenata da Bisignano (usufruirà di una deroga fino al 20 gennaio, poi dovrà essere obbligatoriamente tesserato), emergono tutte le difficoltà di una rosa costruita male, in fretta e furia, con gli scarti del mercato. Una rosa senza orgoglio, senza motivazioni, incapace di reagire alle difficoltà che si presentano anche durante le partite: il ravvicinato numero di reti incassate, in pochi minuti di gioco, attesta anche un problema mentale di una compagine destinata a retrocedere.

Seppur la squadra provi ad approcciare nella miglior maniera possibile, tutte le certezze e gli sforzi si disperdono nel secondo tempo: se sono “soltanto” 16 le marcature subite nei primi 45’ di gioco, risultano essere ben 26 i gol incassati nella seconda parte del match. Già dalla 3^ giornata, col Messina, il Taranto subì due reti (2-1 e 3-1) nel giro di 4’ (46’ e 50’); reti ravvicinate che vanno dai 60 secondi di distanza ai sette minuti che si ripetono anche contro Foggia (7′ e 13′), Potenza (39′ e 43′), Benevento (21′ e 30′), Catania (23′ e 23′, 34′ e 41′), Monopoli (24′ e 26′), Giugliano (33′ e 35′) e Latina (42′ e 45′).

Futuro roseo? macchè… Con un allenatore come Bisignano che opera in deroga e una rosa senza motivazioni, il futuro del Taranto appare segnato. La retrocessione è ormai uno scenario altamente probabile, ma ciò che inquieta di più è la sensazione che il progetto sportivo sia destinato a implodere. Serve una svolta drastica: un cambio al vertice societario, un piano di rilancio credibile e un intervento tecnico immediato. In più, la Covisoc ha bloccato – in virtù delle difficoltà economiche in cui versa il club – eventuali operazioni di mercato in entrata.

Tuttavia, la realtà attuale non offre segnali di speranza. Taranto rischia di perdere il calcio professionistico e con esso l’entusiasmo di una tifoseria storica, stanca di promesse disattese e gestioni dilettantesche. La storia rossoblù merita di più. Ma, per risalire, servono fatti concreti e una leadership forte. Altrimenti, la parabola discendente del Taranto non conoscerà fine.

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