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Seimila in tutta Italia, di cui la stragrande maggioranza in Puglia, 5mila circa, e 600 solo a Taranto: questi i numeri dei lavoratori che rischiano di perdere le già risicate tutele nel mondo dei call center.

Alla base dello sciopero di oggi, la decisione di Assocontact, associazione di rappresentanza di una parte minoritaria dei call center, di smettere di adottare il contratto collettivo nazionale delle Telecomunicazioni e applicare un nuovo contratto  di lavoro che per i sindacati di categoria “è stato scritto esclusivamente su misura dei propri interessi, e controfirmato da un’organizzazione sindacale priva di qualunque rappresentatività tra i lavoratori del settore che, con grande evidenza, dà alle aziende più ampi margini di profitto. Ovviamente ciò determina condizioni decisamente peggiorative per i dipendenti. Una simile scelta porterà inevitabilmente ad irrobustire le sacche di precariato, laddove già i lavoratori sono alle prese con part-time involontari e bassi salari”.

Le aziende così scelgono di accelerare sulla competitività sfrenata, fondata sulle gare al massimo ribasso e sul dumping contrattuale, mettendo irrimediabilmente a repentaglio diritti, tutele e salario. Torneremo ancora una volta a sollecitare, come abbiamo fatto già diverse volte in passato, sia il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che quello delle Imprese e del Made in Italy, affinché convochino finalmente un tavolo di crisi dei call center con il quale mettere in campo i necessari interventi legislativi di riforma. La ventennale crisi dei call center dipende dal sistema degli appalti, dalle gare al massimo ribasso e dalla competizione sul costo del lavoro che da esse deriva: la soluzione non è il dumping contrattuale che Assocontact vuole mettere in pratica, ma lo smantellamento di quel sistema e l’adozione di una nuova legislazione sul lavoro e sugli appalti” afferma Francesco Marchese dell’Esecutivo Usb Lavoro Privato.

“Sull’argomento, abbiamo avuto modo nei giorni scorsi di incontrare il senatore Mario Turco, vice presidente del Movimento 5 stelle, con il quale abbiamo condiviso non solo le ragioni della contrarietà al progetto di Assocontact ma anche la necessità di urgenti misure di riforma e correzione dell’ordinamento per affrontare la crisi in atto.  Il Senatore Turco ha annunciato un’interrogazione parlamentare da presentare nelle Commissioni competenti, alla ripresa dei lavori, ed una richiesta di audizione delle organizzazione sindacali” dichiara Marchese. “Come Usb, abbiamo inoltre ritenuto necessario informare la Regione Puglia, in particolare il presidente Emiliano, l’assessore Leo ed il presidente della task force per l’occupazione, Caroli, sulle ricadute che questa scelta determinerebbe sulle condizioni di lavoro e di vita di migliaia di lavoratori e lavoratrici pugliesi. Da loro ci aspettiamo la convocazione tempestiva di un incontro focalizzato sul tema con tutte le organizzazioni sindacali” conclude il rappresentante del sindacato USB.

 

“Fistel Cisl Puglia dice no al nuovo Ccnl siglato da Assocontact e Cisal che prevede per le lavoratrici e lavoratori dei Contact center un aumento triennale di soli 7 euro e 74 centesimi, azzeramento indennità malattia, dimezzamento ore di permesso, sdoganamento senza limiti del controllo individuale della prestazione, utilizzo poco chiaro dei dati prestazionali dei lavoratori e lo svuotamento della clausola sociale per la garanzia occupazionale nei cambi di appalto”. Così il Segretario generale della Fistel Cisl Puglia, Oronzo Moraglia, nel ricordare l’iniziativa prevista a Bari, alla quale sono stati invitati a partecipare i Senatori e i Deputati della Repubblica Italiana eletti in Puglia, i Consiglieri regionali pugliesi ed il Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.

“Non accettabile l’applicazione di un contratto che con le sue inique condizioni economiche e normative, totalmente al ribasso, rispetto invece a quanto richiesto nella piattaforma di rinnovo del CCNL TLC, creerebbe un forte danno all’intero settore delle Telecomunicazioni – aggiunge Moraglia – in quanto in un meccanismo fortemente competitivo come quello dei Contact Center, l’applicazione del citato CCNL sottoscritto lo scorso 4 dicembre 2024, tra Assocontact e Cisal, trascinerebbe inevitabilmente tutte le altre aziende che attualmente intendono applicare quello delle Telecomunicazioni, maggiormente rappresentativo del settore, gradualmente verso l’applicazione del nuovo contratto ‘ribassista’. Si rischia quindi un effetto domino tra le aziende dei contact center, con evidente arretramento della parte normativa e soprattutto della parte economica. Restituire pochi euro di aumento dopo il triennio di inflazione dilagante che ci lasciamo alle spalle è un ‘peccato mortale – secondo Moraglia – che ribadisce la necessità di solidarietà da parte dei principali committenti, in questa complicata vertenza. Societá come Enel, Enel Enel Energia, Wind3, Poste Italiane, Sorgenia, Engie, Hera, Acea, BNL, Intesa San Paolo, Mediolanum, Agos, Compas, ASL Bari, Comune di Lecce, Cariparma, Aruba, Crif, Credem, Infocert, devono far sentire il sostegno a migliaia di lavoratori che sono la loro voce. È necessario porre dei correttivi in fase di gara/assegnazione evitando di far competere società con un differente costo del lavoro in un settore labour intensive, dove la eventuale scelta verso un CCNL meno costoso, fa la differenza – sottolinea Moraglia.

Moraglia conclude così: “L’eventuale applicazione di questo CCNL dumping, in ambienti lavorativi dove già prevalgono profili orari part time, significherebbe indurre indirettamente tantissimi lavoratori a dover cambiare lavoro e non riuscire a sostenere le proprie famiglie”. Giunge notizia che a livello nazionale, è stato richiesto ed ottenuto l’8 gennaio un tavolo Interministeriale, che i Ministri Urso e Calderone convocheranno entro il mese di febbraio per il settore mentre parallelamente proseguiranno le iniziative di mobilitazione.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2025/01/02/call-center-no-al-contratto-pirata/)

*foto Paolo Occhinegro

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